Coronavirus, si rischia un nuovo lockdown o una chiusura tra regioni? Cosa dicono gli esperti

Cosa ci aspetta, nel prossimo futuro, qualora i casi di coronavirus dovessero continuare a aumentare? Lockdown o chiusura tra regioni? Cosa dicono gli esperti

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Negli ultimi giorni la pandemia di coronavirus, che durante l’estate sembrava scemata, sembra ritornare con forte irruenza: di giorno in giorno si registra un notevole incremento dei nuovi positivi, anche se, a differenza della prima ondata verificatasi da fine febbraio, stavolta la maggior parte sono asintomatici. Non si registra dunque un altrettanto notevole incremento dei ricoveri e degli accessi in terapia intensiva.

Tuttavia, l’attenzione rimane alta. Due giorni fa il Premier Conte ha rinnovato l’appello all’utilizzo della mascherina in qualsiasi situazione di contatto con persone diverse da quelle con cui si convive, mentre oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito che la libertà è una responsabilità comune, invitando ogni cittadino a fare la propria parte. 

E, oltre la paura, torna lo spettro di nuove chiusure. Lockdown, chiusure tra regioni: tutte norme di emergenze attuate nel corso della scorsa primavera che, sono sì servite a bloccare il contagio, ma hanno avuto una serie di pesanti ripercussioni sul piano economico e psicologico degli italiani.

Cosa ci aspetta dunque, nel prossimo futuro, qualora i casi dovessero continuare a aumentare? Gli esperti sembrano concordi nel sostenere che, per il momento, il rischio di un lockdown nazionale non sembra esserci. La strategia è invece quella di agire con mini-lockdown localizzati nelle zone nei quali vi è un focolaio, al fine di tracciare i contatti facendo i tamponi, isolare e curare i positivi e infine riaprire in sicurezza. E’ quanto sta accadendo in provincia di Latina, ma anche in provincia di Reggio Calabria. Una strategia adottata dallo scorso 03 Giugno (data ufficiale di fine lockdown, ndr) e che per il momento sembra funzionare.

“Il dibattito in queste ore sembra concentrato sulle mascherine. Ma non è questo il punto. E’ necessario limitare i contatti al minimo indispensabile: lavoro e famiglia. Tutto ciò che possiamo rimandare a tempi migliori rimandiamolo”, spiega all’Adnkronos Salute Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e assessore alla Sanità della Regione Puglia che invita tutti, in questa delicata fase di risalita dei contagi, a ridurre le occasioni di contatto con gli altri. Secondo l’esperto, i numeri sono ancora controllabili ma ciò che accadrà nelle prossime settimane “è nelle nostre mani, perché è legato, esclusivamente ai comportamenti personali. Dobbiamo capire che in questo momento, se vogliamo evitare un lockdown imposto per legge – afferma l’epidemiologo – il cittadino deve iniziare subito a limitare i propri contatti sociali”. 

Ranieri GuerraUn nuovo lockdown? Mi auguro francamente di no. Potrebbero essercene di temporanei, molto settoriali e limitati in zone precise dove il focolaio esce dal controllo che abbiamo in questo momento. Ma se continua così, ribadisco, no, mi auguro che non ci sia”. Spiega, concorde, Ranieri Guerra, vice direttore generale delle iniziative strategiche dell’Oms.

Matteo Bassetti
L’infettivologo Matteo Bassetti

Anche l’infettivologo Matteo Bassetti è dello stesso parere. “Se ci sono contagi che crescono, tanti tamponi positivi e focolai fuori controllo può avere un senso fare mini lockdown”, chiarisce all’Adnkronos Salute l’esperto, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Genova e direttore della Clinica malattie infettive all’ospedale Policlinico San Martino di Genova. “Chiusure su larga scala oggi non hanno senso – prosegue Bassetti – la situazione epidemiologica è diversa rispetto al passato ed è molto meglio agire su situazioni più piccole, dove si possano mettere meglio in atto le misure di prevenzione”. 

Il virologo Andrea Cristanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova e del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’azienda ospedale-università di Padova.che in primavera riuscì insieme a una strategia della regione Veneto a contenere l’andamento della pandemia nella regione che annoverava il primo morto in Italia per Covid, afferma tuttavia di essere molto preoccupato. “E’ una dinamica preoccupante quella che si è innescata” e che sta portando balzi sempre più ravvicinati nel numero dei contagi da coronavirus Sars-CoV-2 rilevati quotidianamente in Italia.I mini lockdown possono servire tantissimo. Possono essere decisivi per estinguere focolai locali ed evitare che la diffusione del virus si allarghi. Ci dovremo abituare“, spiega all’Adnkronos Salute. I mini lockdown, chiarisce, “per definizione sono restrizioni del movimento applicate in determinate aree geografiche circoscritte, che possono essere un paese o un quartiere. E sono efficaci. Certo in una metropoli è più difficile isolare un quartiere, ci sono aspetti logistici più complessi di quelli che si devono affrontare per chiudere una cittadina. Ma possono funzionare”.

Francesco BocciaLa politica si mantiene sulla stessa linea di pensiero. “Non escludere interventi in caso di aumenti dei contagi non significa chiudere, ma essere pronti a ogni intervento. Evitiamo di generare preoccupazioni. La priorità assoluta per il Governo e per le Regioni è difendere lavoro e scuola. Oggi le reti sanitarie regionali funzionano bene per il lavoro congiunto di rafforzamento quotidiano fatto tra Stato e Regioni. In questi giorni convocheremo con il presidente Bonaccini la cabina di regia per fare il punto sulle proposte delle Regioni così come stabilito ieri in conferenza Stato-Regioni”,  evidenzia il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia. 

Quanto al contagio in Italia, ormai non c’è più distinzione fra Nord e Sud, osserva Andrea Crisanti. “Siamo in una situazione diffusa. Il Sud è stato protetto dal lockdown. Semplicemente questo”, per Crisanti, “lo ha preservato” nei mesi in cui l’emergenza Covid-19 si abbatteva come uno tsunami soprattutto su alcune regioni del Nord, come ad esempio la Lombardia. “Cosa possiamo fare per arginare il contagio da coronavirus Sars-CoV-2? Penso che a questo punto dire che bisogna aumentare i tamponi sia una cosa astratta. Non c’è la logistica per farlo ora e non ci si è preparati”. Troppo tardi. Per il virologo Andrea Crisanti, “la domanda giusta da porsi ormai è un’altra: cosa si può fare con le forze a nostra disposizione – dice all’Adnkronos Salute – E ritengo che, a parte quello che predichiamo fin dall’inizio, cioè stare attenti al comportamento individuale e rispettare le misure”, i capisaldi anti contagio, “bisognerebbe forse cambiare e unificare la strategia di sorveglianza. Prevenzione e screening devono essere uguali su tutto il territorio nazionale, identificando anche gli strumenti più adatti”. Oggi, conclude il direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova e del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’azienda ospedale-università di Padova, “ci ritroviamo in una situazione in cui non abbiamo preparato al massimo la risorsa più efficace per contrastarlo, quella che servirebbe per fare una sorveglianza attiva, aggressiva ed estesa. Non ce l’abbiamo”.

E per quanto riguarda il blocco della libera circolazione tra regioni? Anche in questo caso, gli esperti si dicono contrari. Anche perché, in effetti, stavolta a differenza della prima ondata non esiste un’unica zona che rappresenta il principale focolaio: vi sono diverse regioni colpite, da Sud a Nord, che contano svariati casi. In Campania solo oggi sono stati registrati 700 nuovi positivi, ma anche il Veneto non è da meno con i 590 della giornata odierna.

“Il blocco della circolazione tra regione e regione è un mezzo lockdown. Arrivare a questo mi sembra un po’ pesante“, ha detto a LaPresse il professor Massimo Galli, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Prima di prendere una decisione, però, “bisognerà vedere che cosa succederà nei prossimi giorni”. Per Galli, in ogni caso, “questo approccio è piuttosto drastico. Le Regioni – precisa – non sono repubbliche indipendenti con delle frontiere e ci sono moltissime persone che varcano il confine formale di una regione per andare a lavorare in un’altra. Anche dal punto vista della sanità pubblica, la chiusura delle comunicazioni interregionali – conclude Galli – è un provvedimento che prelude un vero e proprio lockdown”.

Tuttavia il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia non si sbilancia: “Le limitazioni di spostamento tra le regioni non possono essere escluse, non si può escludere nulla in questo momento. Dobbiamo difendere il lavoro e la salute a tutti i costi. La mobilità tra le regioni deve essere salvaguardata, ma la situazione dovrà essere monitorata giorno per giorno. Appena c’è una spia che si accende bisogna intervenire”.

E tra gli “avanguardisti” in tal senso vi è il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca il quale, durante una diretta Facebook ha dichiarato: Obiettivo è avere equilibrio tra nuovi positivi e guariti. Ma se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown. Se abbiamo – ha detto – un incremento ogni giorno di 800 nuovi positivi chiudiamo tutto. Non drammatizzo, faccio un calcolo numerico“.