Coronavirus, Luca Zaia: “Abbiamo chiesto modifiche, ma non siamo stati ascoltati. In Veneto molto malcontento”

Per Zaia il dpcm "è frutto del lavoro del Governo con nessuna negoziazione con le Regioni"

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“Come Regione abbiamo chiesto di modificare il Dpcm e di ascolto non ce n’è stato“. Lo dice il Presidente del Veneto Luca Zaia in una intervista ad Antenna Tre. “E lo dice uno che è sempre stato solidale, che non ha mai fatto polemiche e non le voglio fare – aggiunge – ma di fatto il Governo ha scelto di fare questa strada da solo, approvando il Dpcm senza accogliere la minima modifica richiesta dalla Regione, dalle Regioni”. Per Zaia “questo è emblematico, non è mai accaduta una cosa del genere”.

“Che il Presidente Conte dica che c’è la collaborazione delle Regioni è vero – ripete – ma è altrettanto vero che il Governo non ha ascoltato le Regioni“. Per Zaia il dpcm “è frutto del lavoro del Governo con nessuna negoziazione con le Regioni, visto e considerato che c’è un documento agli atti in cui chiedevamo di far chiudere i ristoranti alle 23, di prevedere alcune misure rispetto ad altre attività in una visione costruttiva”. Invece, per il governatore “si è scaricato il problema su poche attività e su poche persone”.

“Noi non abbiamo contezza di infezioni o focolai nei ristoranti, i ristoratori si sono mossi con prudenza, hanno rispettato le linee guida. Chiuderli vuol dire che si vuole confermare – aggiunge – che tutto quello che si è fatto fino ad adesso non serviva”.

“Sono convinto, con una punta di scetticismo, che la curva di contagi con le misure che si sono prese non avrà tutte queste modificazioni. Staremo a vedere, il tempo sarà galantuomo”: lo sostiene ad Antenna Tre il Presidente del Veneto Luca Zaia. “Abbiamo oggi una pressione negli ospedali che è di 77 persone in terapia intensiva – ricorda -. Il 13 di marzo dopo appena 20 giorni dal primo caso ne avevamo 111 e il 29 marzo avevamo gia’ raggiunto la punta con 356″. Attualmente, sottolinea, vi sono “poco più di 600 persone ricoverate nei diversi reparti degli ospedali”. “Pressione ce n’è, è inevitabile – conclude – però è  pur vero che siamo pronti con l’artiglieria pesante in caso di difficolta'”.

“Resto convinto che se fossi stato li’ a redigere questo dpcm avrei puntato tanto sugli assembramenti, perché sono i momenti di aggregazione senza distanziamento sociale che rischiano di diffondere il virus. Leggendo con attenzione il decreto, magari mi sbaglio, vedo ancora che c’è la norma che dice che qualcuno potrà provvedere, immagino il sindaco, a chiudere le piazze in caso di assembramento dopo le 21 – aggiunge -. Non so se è un refuso ma si crea un varco pericoloso a favore degli assembramenti”.

“Adesso valuteremo fino in fondo gli aggiustamenti da fare“: lo dice il Presidente del Veneto Luca Zaia ad Antenna Tre sull’ipotesi di una nuova ordinanza regionale dopo il dpcm del Governo. “Questo decreto – sottolinea – ci dà degli oneri, ad esempio quello della scuola, rispetto al fatto di valutare se è il caso di provvedere alla didattica distanza oppure no”. Zaia annuncia che domani sarà alle 7.30 nella sede della Protezione Civile di Marghera per “leggere bene il dpcm con l’Avvocatura e l’ufficio legale, per capire quali sono le nostre competenze e cosa potremo fare”.

“Non sono preoccupato, la protesta nel rispetto delle regole e della civiltà è il sale della democrazia. Penso anche che non vedremo immagini come quelle che abbiamo visto in televisione in questi giorni. Non posso sapere – aggiunge – quale sarà l’evoluzione di queste proteste nei giorni e nelle settimane successive, certamente c’è molto malcontento e preoccupazione. I nostri operatori a me hanno detto non vogliamo i soldi ma vogliamo lavorare”.