“Non serve il lockdown per liberarsi dal Covid-19”: discoteche piene a Wuhan, qual è il segreto della Cina?

Roberta Rei ha realizzato un servizio per Le Iene che ha come obiettivo quello di mostrare la vita a Wuhan al giorno d'oggi, al fine di capire in che modo la Cina è riuscita a debellare questo pericoloso virus

Qual è il segreto per sconfiggere il nuovo coronavirus? Un’interrogativo che interessa il mondo intero e oggi, come a gennaio, gli occhi sono nuovamente puntati verso la Cina, precisamente a Wuhan. Sì, perché è proprio dall’epicentro della pandemia, lì dove tutto è nato, che adesso arrivano immagini surreali: persone in strada, nei bar, nelle discoteche. Tutte rigorosamente senza mascherina mentre semplicemente vivono, quasi come se il Covid-19 non fosse mai esistito. Niente distanza, niente igienizzante, niente strumenti di protezione.

E allora la domanda sorge spontanea: qual è il segreto della Cina?

Roberta Rei ha realizzato un servizio per Le Iene che ha come obiettivo quello di mostrare la vita a Wuhan al giorno d’oggi, al fine di capire in che modo la Cina è riuscita a debellare questo pericoloso virus. Ne emerge un quadro nettamente differente da quello italiano e europeo, che non vede il lockdown come unica via d’uscita, ma che rivela al contempo le enormi differenze politico/sociali che differenziano la realtà orientale da quella occidentale.

A Wuhan di fatto ormai il Covid-19 non esiste più. Lo affermano, con serenità, tutti i cittadini che hanno ripreso a vivere senza alcuna restrizione e che hanno ormai rilegato ai ricordi tutte le norme di sicurezza anti-contagio. Come è stato possibile giungere a questo risultato?

Un testimone racconta a Roberta Rei che il lockdown è stata solo una prima parte della strategia, ma che non è più servito in quanto dopo la prima apertura il governo cinese ha concentrato le proprie forze per seguire la strategia delle 3T, quella che il virologo Andrea Crisanti ha attuato in Veneto e che, durante la prima ondata, ha permesso una netta riduzione dei contagi.

3T: testare, tracciare, trattare.

Testare. Sì perché la prima parte di questa strategia si basa sulla capacità di effettuare un enorme numero di tamponi. E la Cina non si è tirata indietro. Quando a Wuhan si rischiava un nuovo focolaio sono stati effettuati 11 milioni di tamponi, pari all’intero numero degli abitanti della città. Insomma, questa prima parte si focalizza sull’incessante ricerca dei positivi.

Tracciare. In questo la Cina non ha eguali anche, bisogna specificare, in conseguenza alla propria politica proibizionista e della ridotta libertà e democrazia. Tracciare i cittadini è un gioco da ragazzi: ci si serve dell’ausilio di applicazioni come WeChat (il corrispondente cinese di WhatssApp e Facebook) o di App di pagamento, le quali forniscono a chi di dovere le indicazioni sugli spostamenti dei cittadini senza il bisogno di alcuna autorizzazione. Non solo: il Governo è in grado di sapere precisamente ovunque si trovi qualsiasi cittadino e, qualora ci sia il contatto con un positivo, i cittadini vengono isolati anche con la forza (basti pensare che alcuni cittadini che avevano violato la quarantena erano stati incatenati a casa propria).

Trattare. Anche quest’ultima parte prevede l’ausilio della medicina con l’integrazione dei poteri forti. Tutti i cittadini sono stati incitati con forza ad assumere un farmaco che sembra agire preventivamente contro il Covid-19, mentre la quarantena obbligatoria veniva fatta rispettare anche con metodi pesanti.

Bisogna inoltre ricordare che la Cina ha attuato una politica molto severa anche con i Paesi stranieri: chiunque entrasse in Cina doveva infatti fare una quarantena preventiva di 14 giorni prima di poter girare liberamente per il paese. Questo al fine di scongiurare un’ulteriore importazione del Covid-19.

Di seguito il VIDEO con il servizio de Le Iene: