La Calabria in rivolta, “Sanità, lavoro, libertà”: l’assordante grido di un popolo che non si arrende al clientelismo della politica [FOTO e VIDEO]

Migliaia di Calabresi stasera sono scesi in piazza: "Salute, lavoro, libertà". L'urlo disperato della gente che è stanca di subire scelte altrui e di non avere speranza per il futuro

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I Calabresi non ci stanno. Non più. Non è bastata un’attenta gestione dell’emergenza coronavirus al fine di colmare le lacune presenti in un territorio la cui sanità è commissariata da 10 anni, non è bastato l’adeguamento in toto in primavera alle misure restrittive nonostante l’emergenza fosse altrove, non è bastata l’applicazione delle 3T con l’attuazione di piccole zone rosse localizzate che avevano permesso un reale e controllato contenimento dell’epidemia.

No.

La Calabria è stata decretata zona rossa. Nonostante fosse la Regione con il minor numero di contagi, nonostante fosse la Regione con il miglior rapporto n. tamponi/ n. positivi, nonostante fosse occupato solo il 6% dei posti in terapia intensiva, nonostante fosse la Regione d’Italia ad aver la minor percentuale di nuovi casi su 100.000 abitanti.

Zona rossa.

E appena hanno provato a ribellarsi, subito il giudizio di chi non conosce ma pretende di insegnare: “Siete in zona rossa per la sanità carente” –  “Perché voi calabresi avete votato la ‘ndrangheta” – “Ipocriti, la vera rivoluzione parte dalla cabina elettorale” – “Siete in zona rossa perché anziché sfruttare i fondi Covid li avete rubati”.

Tante belle parole, tanta demagogia. E poi?

Il triste epilogo di un teatrino che andava in scena da due anni. Cotticelli, il Commissario per la Sanità in Calabria (nominato dal Governo, ndr) era stato incaricato di preparare e attuare il piano anti-Covid in questa sventurata Regione. Ma lui non lo sapeva, lo ha scoperto durante un’intervista a “Titolo V”, su Rai3.

Bufera. Immediata la condanna del Governo (lo stesso Governo che gli aveva assegnato l’incarico e che, evidentemente, non aveva vigilato in alcun modo sull’evoluzione del Commisariamento): “Serve un altro Commissario!”. Non sia mai che i Calabresi possano auto-gestire il proprio diritto alla salute. Nello stesso giorno viene nominato Zuccatelli che solo 4 mesi fa evidenziava la sua teoria in merito all’inutilità della mascherina. Di bene in meglio, insomma.

Dulcis in fundo: Cotticelli vuole difendersi e lo fa all'”Arena” di Massimo Giletti. Dirà di essere stato drogato, di essere stato silurato in quanto personaggio scomodo. Di essere stato obiettivo di ‘ndrangheta e massoneria. E poi chiarirà: Non sono mai andato neanche in pizzeria, non ho mai avuto a che fare con questa gente”.

Bum.

In migliaia sono scesi in piazza per manifestare il proprio disappunto.

I calabresi adesso sono stanchi. Sono disperati, come chiunque deve combattere per poter lavorare e deve sperare per potersi curare. Esausti nel vedere partire i propri figli, perché dopo aver studiato per avere un lavoro all’altezza della loro cultura devono emigrare lontano dalla patria. Stanchi di dover sempre oltrepassare un preconcetto per dimostrare di essere un popolo di brava gente.

Stasera a Catanzaro in piazza c’era tanta gente, una comunità fatta di agricoltori, ristoratori, commercianti, artigiani. Avvocati, commercialisti, medici, ingegneri. Insegnanti. Professionisti. Studenti. Quella stessa gente che è stata privata di tutto e che sta lottando per dei diritti primari: lavoro, sanità, futuro.

Da Piazza Prefettura fino alla Camera di commercio, un minuto di silenzio, poi un urlo. Stasera un urlo assordante si alza dalla piazza di Catanzaro e investe l’Italia intera. Un urlo che non ha colori politici né bandiera. Nessuno può far finta di non sentire: è un urlo che invoca disperatamente “sanità, lavoro, libertà”.

In Calabria sta partendo la rivoluzione. 

La Calabria in rivolta, “Sanità, lavoro, libertà”: in migliaia sono scesi in piazza a Catanzaro [VIDEO]