Coronavirus, chi prende le decisioni? “A volte il Cts, a volte il Governo. Tutta la gestione emergenziale è fondata sul segreto”

"Talvolta le parole del Cts sono pietre, talvolta evaporano. I Dpcm si scrivono sempre a Palazzo Chigi, sotto dettatura di Conte"

Mentre la seconda ondata di contagi da Covid-19 galoppa in Italia, il Governo impone nuove restrizioni, dividendo il Paese in diverse aree di criticità. Ma divampano le polemiche sulla gestione di questa nuova fase di emergenza sanitaria, soprattutto per le classificazioni delle regioni come “zone rosse”, che al momento sono Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria. Ma chi prende davvero le decisioni? Il Governo o il Comitato Tecnico Scientifico (Cts)?

Dipende dai momenti. La realtà è in chiaroscuro. Talvolta il governo si appoggia al Cts, talvolta lo fa un ministro a spese di un altro. Talvolta le parole del Cts sono pietre, talvolta evaporano nel tragitto verso Palazzo Chigi. Il Cts, peraltro, non è un monolite. È un consesso di accademici e primedonne della sanità romana, con un certo numero di grand commis ministeriali. Certi giorni potrebbe essere una serie tv di Netflix, certi altri un remake di Brancaleone alle Crociate”, dice un anonimo capo di gabinetto, da decenni attivo nelle stanze del potere italiano e ben informato sulle intenzioni di chi decide le sorti del Paese, intervistato dal quotidiano Libero.

Sull’ultimo Dpcm, la fonte svela: I Dpcm si scrivono sempre a Palazzo Chigi, sotto dettatura di Conte. Questo spiega come mai, tra l’ultima bozza e quella definitiva, sia scomparsa la chiusura dei parrucchieri. Cosa che a noi non è sfuggita, al pari del nuovo colore dei capelli del presidente del Consiglio. Una distrazione intollerabile, in un momento di crisi, e mi scuso per la malizia”.

Sul fatto che non vengano desecretati i documenti del Cts, aggiunge: “Tutta la gestione emergenziale è fondata sul segreto. Segreti i piani del Next Generation Ue. Segreti i nomi delle aziende che vincono la gara sui banchi scolastici. Segreti i report con i dati sanitari. Segrete le riunioni delle task force. Segreti i protocolli dei fondi Sure”.

La pandemia viene gestita con i soliti schemi della lotta politica. Governatori contro governo. Sindaci contro governatori. Pezzi di maggioranza contro la maggioranza. Pezzi di opposizione contro l’opposizione. E naturalmente, ma più per obbligo di copione che per convinzione, opposizione contro maggioranza. Ognuno fa la sua partita per la sopravvivenza. Per molti il virus è un elisir di lunga vita politica. Speriamo che per gli altri non sia una disfatta”. Da un punto di vista strettamente politico, Conte è consapevole di essere debole in questa fase e quindi “cerca sponde“, sia istituzionali che politiche. Proprio da qui deriverebbe la guerra con le Regioni e l’apertura “necessaria e obbligata, su sollecitazione ormai quotidiana del capo dello Stato” all’opposizione. Una mossa, quest’ultima, “tardiva e destinata al fallimento“.

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