Coronavirus, Fontana contro il Governo sulla Lombardia “zona rossa” ma rianimatori preoccupati: “Con allentamento delle misure, ricoveri aumentano”

"Nel dpcm sono presenti automatismi secondo i quali la Lombardia è da due settimane pienamente nei parametri previsti per il passaggio in zona arancione"

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Se Fontana preme affinché la Lombardia abbandoni la zona rossa, i rianimatori mettono un freno all’entusiasmo e invitano alla cautela prima di procedere ad un allentamento delle misure. “Nonostante la mia opposizione, il Governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa”, ha dichiarato il presidente della Lombardia Attilio Fontana. “Nel dpcm – ha aggiunto Fontana – sono presenti automatismi secondo i quali la Lombardia e’ da due settimane pienamente nei parametri previsti per il passaggio in zona arancione. Ho fatto presente al Governo che, cosi’ come si applicano automatismi in senso negativo, gli stessi devono essere attuati quando la situazione migliora. Continuero’ a farmi portavoce verso l’Esecutivo, anche a nome dei sindaci che hanno espresso il medesimo parere, affinche’ la Lombardia, come previsto dagli indicatori, entri in zona arancione prima possibile. Restare in zona rossa – ha concluso – significa non fotografare la realta’ dei fatti e non considerare i grandi sacrifici dei lombardi“.

Siamo preoccupati” dalla prospettiva del passaggio della Lombardia da zona rossa ad arancione. “L’allentamento delle restrizioni sicuro porterà a un aumento dei ricoveri, è matematico. Difficile dire se il sistema regge. Adesso vediamo una foto di quel che succedeva 15 giorni fa, se da lunedì si allenta noi vedremo comunque che i numeri continuano a scendere e potrebbe darci una falsa sicurezza. In questa pandemia bisogna prendersi del tempo fra le azioni intraprese e la risposta”, afferma, invece, Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di Uoc Anestesia-Rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle terapie intensive nell’Unità di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza coronavirus.

Oggi, spiega all’Adnkronos Salute, la situazione sul fronte delle terapie intensive lombarde è “in modestissimo miglioramento. Il numero totale di ricoverati è sceso di qualche unità, possiamo affermare che è stabile e mostra un’iniziale tendenza a scendere, ma dove andiamo non lo sappiamo“. Il numero di morti, per esempio, resta alto “ma è anche in questo caso una foto non in tempo reale della situazione. La mortalità è l’ultima cosa che cambia. Succederà quindi che, se dovessero togliere ora tutte le misure, vedremmo comunque a un certo punto un numero di decessi in discesa che è l’effetto delle restrizioni che adesso stiamo vivendo. E’ tutto sfasato, va tenuto conto di questo“.

In molti si chiedono se va bene allentare adesso o serviva più tempo. “Io questo non lo so – osserva Pesenti – Non è il mio mestiere. Io devo comportarmi secondo quel che succede. Non sono un politico e non faccio neanche l’economista. Penso che il problema è che bisogna mettersi in condizioni almeno di poter isolare veramente i positivi e vuol dire quindi mettere in campo azioni di ampio respiro, di tipo socio-economico”. “I Covid hotel sono già pieni? Basta pensare al numero di positivi che ci sono in Italia – ragiona ancora l’esperto – Se viaggiano intorno a 20mila per almeno metà, sui 10mila, si porrà il problema che non hanno le condizioni per poter fare un isolamento, perché magari sono 8 in famiglia e vivono in una casa di 50 metri quadrati. Va trovata una collocazione per almeno dieci giorni per quei positivi che non sanno dove isolarsi. Quindi bisognerebbe disporre di 100mila posti. Si può fare? Non è impossibile ma questi sono i numeri e le necessità. Servono o tantissimi tamponi o un tracciamento efficace, ma la gente bisogna poter isolarla. E’ tutta una catena“.