La gaffe di Mentana e la disinformazione scientifica: quando saperne di più sui terremoti potrebbe fare la differenza

Se prevenire un terremoto non è possibile, prevenire i danni si può: basta essere informati, a partire dalla misurazione della magnitudo

MeteoWeb

Dopo il terremoto che si è verificato a Milano e la gaffe di Enrico Mentana che ha parlato di una scossa del “3,8 per cento” di magnitudo, il mondo scientifico ha puntato il dito contro un certo giornalismo italiano e contro la disinformazione scientifica, sempre più evidente. Quel che è certo è che sui terremoti più sappiamo, più possiamo prevenire. Non prevenire la scossa, ovviamente, ma i danni sicuramente sì. Il fulcro della questione sta nell’informazione, o meglio, nel passaggio di informazioni dalla scienza all’opinione pubblica, che in Italia al giorno d’oggi scade troppo spesso nella disinformazione.

giuliano panzaSul tema si è espresso più volte anche il Professor Giuliano Panza, uno dei più grandi luminari del settore al mondo, del quale riportiamo il testo di un intervento alla Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL del 14 Ottobre u.s., utile, come spiega lo stesso Panza, a “contribuire a diffondere una informazione corretta sul problema della quantificazione dei terremoti, informazione spesso trattata in modo molto approssimativo, modo che ha raggiunto un record con la recente misura in termini percentuali!”, facendo chiaro riferimento al Tg di La7.

Ecco cosa scrive Panza:

Per misurare l’entità dei terremoti sono utilizzate sia scale discrete sia scale continue legate all’ampiezza e durata del treno d’onde. Le scale continue sono quelle delle varie Magnitudo (M). La Magnitudo fu introdotta da Richter nel 1935, col semplice scopo di fornire rapidamente alla stampa informazioni sull’entità dei terremoti avvertiti dalla popolazione della California meridionale. La magnitudo è generalmente basata sulla registrazione strumentale del terremoto. Le scale discrete sono quelle dell’Intensità macrosismica (I): esse si basano sulla valutazione dell’entità degli effetti (danni) causati dal terremoto sia sul costruito che sul paesaggio. Le intensità massime misurate in prossimità dell’epicentro si dicono intensità epicentrali.

Giuseppe Mercalli

Le scale d’Intensità macrosismica, quali la scala Mercalli, pubblicata nel 1902, e le sue successive varianti – quella solitamente usata in Italia è la variante dovuta a Mercalli, Cancani e Sieberg (IMCS) – sono definite da valori interi e, quindi, sono scale discrete. In altre parole, in tutte le varianti della scala Mercalli, suddivisa in dodici gradi discreti, due terremoti sono di entità diversa se differiscono almeno per un’unità di Io. Per porre l’accento sulla proprietà discreta della scala sono utilizzati i numeri ordinali, con numeri romani, appropriati per definire l’ordine di gravità degli effetti. Anche se popolari, valori intermedi d’intensità sono puri artefatti che sono stati introdotti per suggerire una risoluzione in realtà non raggiungibile. Tale molto discutibile pratica, che non rispetta la definizione di scala macrosismica e che quindi non ha alcun valore scientifico, è iniziata dopo alla pubblicazione della definizione delle scale macrosismiche, ed è diventata endemica alla fine degli anni 70. Karnik & Algermissen (1978) del tutto arbitrariamente hanno suggerito che l’errore minimo che può essere assegnato ad una misura di Intensità macrosismica è pari a mezzo grado. Tale quantità non è definita in nessuna scala macrosismica; tutte le scale partono dal valore “I – impercettibile”. Se si usa una rappresentazione in scala logaritmica i minimi sono meno evidenti ma persistono.

Il problema dell’uso non opportuno dei valori intermedi di Intensità macrosismica è ribadito anche nella scala macrosismica europea EMS98 (Accord Partiel Ouvert en matière de prévention, de protection et d’organisation des secours contre les risques naturels et technologiques majeurs du CONSEIL DE L’EUROPE – Cahiers du Centre Européen de Géodynamique et de Séismologie Volume 15 – EMS98_Original_english.pdf).
Della versione Italiana (Ministère de la Culture de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche CONSEIL DE L’EUROPE – Cahiers du Centre Européen de Géodynamique et de Séismologie Volume 32 – ECGS_CB_Vol 32.pdf) sono riportati i seguenti tre stralci:

Le intensità venivano convenzionalmente annotate in numeri Romani, sia per distinguerle più chiaramente dalle magnitudo sia per sottolineare la natura intera della scala. Poiché è scomodo trattare i numeri Romani con il computer, questa convenzione è in un certo senso decaduta. L’uso di numeri Romani o Arabi può essere ora considerato una questione di preferenza.
[…]
Accadrà spesso che un grado di intensità non possa essere determinato con sicurezza. In questi casi è necessario decidere se si può fare una valutazione approssimativa dell’intensità, o se i dati sono talmente contraddittori che forse è meglio lasciare la questione irrisolta. [ndr optando per l’uso di numeri Arabi]

Nei casi dove i dati soddisfino ed eccedano le descrizioni dell’intensità 6, ma non siano chiaramente compatibili con
quelli dell’intensità 7, il miglior modo sarà quello di considerare il valore più basso dell’intensità [ndr per debita prudenza
può ovviamente essere preferibile considerare il valore più alto, Figura 3]. Si raccomanda che l’utilizzatore conservi il carattere intero della scala, e non usi forme come “6.5” o “6 ½” o “6+” [ndr VI-VII in numeri Romani]. Non sembra peraltro sicuro che una maggiore risoluzione dell’intensità sia davvero necessaria o realizzabile in pratica. […] Esprimere l’intensità come un intervallo di valori è ora pratica abbastanza comune, specialmente per dati storici che sono frequentemente insufficienti per consentire una maggiore risoluzione. Intervalli più ampi, che abbracciano più di due gradi
della scala, sono possibili; si potrebbe scrivere 6-8 [ndr VIVIII] e ciò non significherebbe 7 [ndr VII]”.

Quindi la ricerca di una risoluzione non compatibile con dati macrosismici ha storicamente portato all’uso distorto e opinabile di uno strumento di misura molto robusto nella sua formulazione iniziale. Le varie scale di Intensità macrosismica forniscono, quando usate rispettando la loro definizione, informazioni confrontabili, per qualità e utilità, con quelle fornite dalle varie scale di Magnitudo (Panza & Peresan 2016).
(Fonte: Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL – Memorie e rendiconti di Chimica, Fisica, Matematica e Scienza Naturali – A proposito di intensità macrosismica e magnitudo – Giuliano F. Panza)

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