Prima è stata la volta dell’indice Rt, poi quella dei bambini nelle bare. Ora è arrivato il momento del diluvio universale e dell’estinzione dei dinosauri. La prossima saranno le cavallette nel deserto? O le piaghe d’Egitto? Nino Spirlì, il presidente facente funzioni della regione Calabria che ha sostituito la compianta Iole Santelli, non perde occasione per dimostrare la sua inadeguatezza al ruolo che ha dovuto assumere. E ad onor del vero era stato lui stesso, a poche ore dalla straziante notizia della morte di Iole avvenuta il 15 ottobre scorso, a dirlo pubblicamente. Spirlì non è un politico. E si vede, purtroppo. A fronte, bisogna sottolinearlo, di una gestione dell’emergenza da parte di Jole Santelli davvero egregia, grazie alla quale la Calabria era diventata un modello internazionale, essendo una delle regioni a più basso indice di contagio.

Indiscutibile. Peccato che fosse falso. Già, perché l’indice Rt in Calabria non era di 1,9 ma di 1,09, quindi molto lontano da quel quasi 2 che sarebbe davvero allarmante. Ma non solo: non è vero nemmeno che i contagiati era raddoppiati negli ultimi due giorni prima che Spirlì tenesse il suo discorso: era soltanto triplicato il numero di tamponi, quindi si era passati dai 200 positivi giornalieri su meno di 1.000 persone sottoposte a tampone, ai 400 nuovi casi positivi di quegli ultimi due giorni su oltre 3.000 persone sottoposte a tampone. Il tasso di positività era quindi decisamente diminuito.
Oggi, per non farci mancare nulla, è arrivata un’altra diretta Facebook del presidente f.f. e con essa un’altra perla, anzi due! Per giustificare la propria scelta di tenere chiuse le scuole, Nino Spirlì ha detto che l’attuale pandemia è paragonabile, storicamente, “solo al Diluvio Universale raccontato nella Bibbia, o all’estinzione dei dinosauri“. Lasciando così a bocca aperta chi è dotato di un minimo di intelletto e raccogliendo gli applausi di chi, vuoi per ignoranza scientifica vuoi per panico, non è in grado di discernere una situazione emergenziale a cui far fronte da una catastrofe. Sempre nella medesima diretta Spirlì ha anche annunciato la zona arancione per la regione Calabria e nel farlo ha detto: “Saranno chiusi tutti i negozi, tutti i bar, tutti le pasticcerie”. Peccato che, anche stavolta, non sia vero, visto che in zona arancione i negozi sono quasi tutti aperti, fatta eccezione per i centri commerciali, come da Dpcm del 3 novembre 2020, ovvero il primo a dividere l’Italia in fasce di rischio.
Alla Didattica a distanza si deve ricorrere solo laddove i numeri siano preoccupanti e comunque sempre considerando il fatto che i bambini, come ormai ampiamente appurato dalla scienza, non sono tra i soggetti più forti di fronte al Covid, e soprattutto non sono super diffusori, come si era detto la scorsa primavera: contagiano meno degli adulti. Oggi l’indice Rt in Calabria aggiornato è indicato in 1,14, e inoltre è stata ufficializzata anche la zona arancione. Si tratta dunque di un indice stabile rispetto all’1,09 di una settimana fa (+0,05 in una settimana). Considerando che con la zona arancione le misure restrittive permetteranno pochi contatti all’esterno della scuola, appare logico e opportuno che le scuole riaprano: il rischio zero non esiste e attendere quello sarebbe come aspettare un Godot che non arriverà mai. E intanto i mesi passano e scuola ed economia restano indietro.