Coronavirus, la svolta di Draghi: mai più Dpcm, nuove misure saranno normali dl che passeranno dal parlamento

Molto probabilmente, dopo la riunione a Palazzo Chigi di questa sera, diremo addio ai Dpcm che con il Governo Conte ci hanno accompagnato per un anno.

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Si è chiusa in serata la riunione di Governo a Palazzo Chigi, durante la quale si è parlato poco di eventuali future misure anti Covid, per le quali si attendono i dati di venerdì. Ma la vera novità è che si è deciso di coinvolgere il Parlamento nell’adozione dei futuri provvedimenti volti a frenare i contagi. Si tratta di un’intenzione manifestata da diverse componenti di Governo, che starebbero pensando quindi a un superamento dei Dpcm, modalità adottata fino a questo per l’introduzione delle misure restrittive. L’ipotesi per il futuro potrebbe quindi essere l’approvazione di decreti legge, che vanno poi convertiti in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Molto probabilmente, dunque, diremo addio ai Dpcm che con il Governo Conte ci hanno accompagnato per un anno.

Nel merito delle misure l’obiettivo del Governo è quello di trovare una sintesi tra le due linee, quella rigorista e quella più morbida, per firmare il nuovo provvedimento con un anticipo di 4-5 giorni rispetto al termine del 5 marzo perchè Draghi non vuole ripetere il pasticcio dello stop alla riapertura degli impianti sciistici, giunto a poche ore dal via.

In vista di inizio marzo, quindi, Mario Draghi –  dopo il decreto varato ieri – è chiamato a compiere il secondo atto da premier per contrastare la pandemia. Per questo stasera il presidente del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi una riunione con i ministri interessati (presenti Daniele Franco, Maria Stella Gelmini, Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini ed Elena Bonetti) e i tecnici Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, e Agostino Miozzo, coordinatore del Cts. Proprio Miozzo, uscendo da Palazzo Chigi, ha spiegato di aver “rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri dal punto di vista scientifico. Noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente“. Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico ha assicurato: “Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo“.

La linea del rigore estremo, però, non vede tutti d’accordo. Matteo Salvini e la Lega chiedono un allentamento. Stamani il leader del Carroccio è stato a colloquio con Draghi, affrontando proprio questo tema. Salvini vuole “interventi mirati ma senza lockdown” con aperture “dove possibile“. “Non parlo a nome di Draghi, non mi permetto, ma sul ritorno alla vita, dove la situazione lo permetta, siamo sulla stessa linea“, ha assicurato alla fine. Questa posizione, comunque, non è solo della Lega. Anche Stefano Patuanelli, ministro dell’Agricoltura M5s, lavora a un “protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza” e Stefano Bonaccini, governatore Dem dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni chiede “dove ce lo si può permettere, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, con capienze ridotte, via via riaprire cinema e teatri“.

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