Come combattere infiammazione e glicemia alta con l’alimentazione: la nutrizionista consiglia gli alimenti antinfiammatori e una ricetta sfiziosa

Come prevenire e combattere l'infiammazione con l'alimentazione: quali cibi sono infiammatori o antinfiammatori naturali? Qual è il legame con la glicemia alta? Intervista alla dott.ssa Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista

MeteoWeb

L’infiammazione è un processo fondamentale del nostro organismo: è determinante nel normale processo di guarigione, in quanto rappresenta la risposta del nostro corpo alle malattie, comprese infezioni o lesioni. Il problema sorge quando l’infiammazione tende a diventare cronica: in questo caso può infatti risultare molto dannosa. Esistono infatti diverse malattie infiammatorie croniche alla cui base vi è un sovraccarico del sistema immunitario che, anziché favorire la remissione della malattia, ne determina un peggioramento.
Oltre che attraverso le opportune terapie, è possibile contrastare i processi infiammatori con un’alimentazione appropriata, ricca di alimenti antinfiammatori e povera di quelli pro-infiammatori, come la Dieta della Longevità (il regime alimentare sperimentato da Valter Longo), che può rivelarsi utile nel trattamento di molte malattie croniche tra cui il diabete.

L’infiammazione è una reazione fisiologica del sistema immunitario che l’organismo mette in campo quanto viene attaccato da agenti esterni, come virus e batteri, è una forma di difesa, giusta,” ha spiegato a MeteoWeb la dott.ssa Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus. “Il problema si ha quando la risposta è cronica, anche se lieve“. In sostanza “si attiva un meccanismo intracellulare che poi può portare a malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, al diabete tipo 1, a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer“. “Ogni cibo può avere un impatto infiammatorio, contrassegnato da un indice che dipende da un marcatore, la proteina C-reattiva (PCR), facilmente misurabile: la sua immissione nel circolo sanguigno avviene in risposta a processi infiammatori,” cioè i suoi livelli nel sangue aumentano in maniera significativa se è in corso un’infiammazione.
In particolare, in riferimento al legame tra glicemia alta e infiammazione, il Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus ha ricordato che l’iperglicemia è “un aumento dei livelli di glucosio nel sangue, che provoca una reazione delle citochine, che determinano l’infiammazione, un incremento dei radicali liberi, accelerando l’invecchiamento cellulare“. Le citochine “sono prodotte dal nostro organismo, sono importanti per la nostra salute, ma se i livelli sono eccessivi possono anche dare vita, ad esempio, a malattie autoimmuni“.
In condizioni di elevate concentrazioni di zuccheri, come il glucosio nel sangue (iperglicemia) nel diabete, le reazioni di glicazione diventano incontrollabili: il glucosio reagisce con le proteine presenti nel sangue e nei tessuti generando molecole biologicamente inattive, gli AGE (dall’inglese “Advanced Glycation End-products”) che in quantità elevate in circolo sono dannose perché possono provocare infiammazioni e ossidazioni nocive per la nostra salute.

Tornando alla relazione dieta-infiammazione, quali sono dunque i cibi che possono favorire questa risposta dell’organismo? Secondo la dott.ssa Cervigni, sono “gli alimenti industriali, processati, le farine raffinate e i prodotti derivati, anche le carni rosse lavorate, ciò perché determinano un aumento di prostaglandine, precursore dell’acido arachidonico, ad azione infiammatoria“.
Fermo restando l’azione infiammatoria dei suddetti alimenti, va però chiarito che, per il resto, “la sensibilità individuale dipende da tanti fattori: i sintomi dell’infiammazione, ad esempio, a volte possono scomparire seguendo alcune accortezze alimentari, a volte un cibo infiammatorio può esserlo in un determinato momento della nostra vita e poi non lo è più“.
Quindi, come combattere l’infiammazione con alimentazione? Secondo l’esperta, “scegliendo prodotti che hanno un basso indice infiammatorio, riduciamo le citochine pro-infiammatorie, molecole prodotte dall’organismo che sono importanti per il sistema immunitario, ma che se in eccesso possono determinare problematiche“.

cibi omega 3 cancro al senoQuali sono gli alimenti antinfiammatori per eccellenza? Seguire un regime alimentare antinfiammatorio significa innanzitutto “evitare i cibi pro-infiammatori e preferire alimenti come quelli ricchi di Omega-3, acidi grassi essenziali per il nostro organismo, antinfiammatori per loro natura, contenuti nel pesce grasso, come il salmone, lo sgombro, le alici,” ha ricordato la nutrizionista, che poi ha citato anche “i semi oleosi, la frutta a guscio come noci e mandorle, e poi, in minor misura, legumi e verdure.”
Tra gli cibi antinfiammatori, uno in particolare può essere messo in risalto, i semi di lino, “ricchi di Omega-3, tanto che i vegani, che non mangiano pesce, assumono questi acidi grassi essenziali dall’olio di lino. Importante, per l’assunzione, macinarli al momento o altrimenti masticarli molto bene, in quanto, altrimenti, passano non digeriti attraverso l’intestino“.
Come assumere i semi di lino? Sono ideali per condire pasta, riso, insalate, zuppe e minestroni, si conservano in un luogo fresco, asciutto, lontano da fonti di calore per diversi mesi, in barattoli con chiusura ermetica. Una volta macinati, vanno consumati entro breve tempo.

Infine, un consiglio della nutrizionista per consumare questo prezioso alimento antinfiammatorio: una gustosa e semplicissima “Ricetta della Longevità“, i cracker ai semi (tantissimi altri esempi si possono trovare sul sito della Fondazione Valter Longo Onlus).
Per prepararli servono:

  • 150g di semi misti
  • 50 g di farina integrale
  • 50 g di farina di grano saraceno
  • 100 ml d’acqua
  • 40 ml olio
  • Sale

Mescolate 150 g di semi (di girasole, sesamo, lino, papavero) a 50 g di farina integrale e 50 g di farina di grano saraceno o altro cereale. In un bicchiere mescolate 100 ml d’acqua a 40 ml d’olio extra vergine di oliva e un pizzico di sale. Unite i due composti mescolate e formate una palla. Disponetela tra due fogli di carta forno e stendetela con un mattarello. Posizionate l’impasto così disteso su di una teglia e infornate a 180 gradi per circa 10 minuti. Una volta finita la cottura, fate raffreddare leggermente e tagliate l’impasto nella classica forma dei cracker.

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Chi è Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista

Romina Inès Cervigni
Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus

Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus, ha al suo attivo un dottorato di ricerca alla Open University nel Regno Unito conseguito focalizzando i suoi studi in ambito oncologico, con un particolare focus nelle ricerche di biologia cellulare. Ha collaborato, inoltre, come ricercatrice post-dottorato con il Comitato Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli e con l’Università VitaSalute San Raffaele di Milano, occupandosi di malattie neurodegenerative.
I suoi studi in Nutrizione e Dietetica, con un Master di secondo livello all’Università Politecnica delle Marche, le permettono di completare il suo percorso formativo integrando fra le sue competenze le terapie farmacologiche per diverse patologie attraverso una terapia alimentare. Collabora con la Fondazione Valter Longo Onlus fin dalla sua creazione e assiste quotidianamente pazienti con diverse patologie provenienti da tutto il mondo.

Cos’è la Fondazione Valter Longo Onlus, la prima in Italia dedicata a ottimizzare la longevità

Fondazione Valter Longo OnlusOffrire a tutti l’opportunità di una vita più lunga e sana. È questo il mantra che ha ispirato Valter Longo, scienziato e biogerontologo di fama internazionale, nella creazione della Fondazione Valter Longo Onlus, che opera per prevenire e curare gravi malattie e permettere a tutti, bambini e adulti, anche in povertà, di vivere sani e a lungo. La prima in Italia dedicata a favorire la longevità sana attraverso l’educazione alimentare nelle scuole ed il sostegno alle persone fragili e in difficoltà nella prevenzione e cura di gravi malattie.

Una Fondazione concentrata sulla creatività, ma anche sull’approccio multidisciplinare tipico dell’ambito universitario. Un approccio unico, che combina la biologia molecolare, la dietologia e la medicina per informare, assistere e curare sempre più persone, dall’infanzia agli anni d’argento, per accompagnarle verso una longevità sana – intendendo per longevità una vita di durata superiore alla media. In particolare, il lavoro della Fondazione si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo e dar vita a quella che può essere definita una “longevità programmata”.

La missione della Fondazione è rallentare e combattere l’insorgenza di importanti patologie correlate all’avanzare dell’età o non trasmissibili – quali tumori, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, autoimmuni, come il Morbo di Crohn e la sclerosi multipla, e patologie neurodegenerative come l’Alzheimer – promuovendo l’educazione alimentare e la crescente diffusione di uno stile di vita bilanciato e di abitudini alimentari salutari.

Non tutti sono consapevoli che la nutrizione è uno dei più potenti farmaci naturali a nostra disposizione, sia in un’ottica preventiva che in un percorso di cura”, tiene a precisare Valter Longo. Ecco perché il lavoro della Fondazione Valter Longo Onlus si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo. Una vera e propria strategia biologica evoluta per poter influire sulla longevità e sulla salute attraverso strategie di protezione e rigenerazione come la dieta e il digiuno.

Fondazione Valter Longo Onlus intende educare, formare e collaborare con un esercito di 10mila nutrizionisti per trasformarli in veri e propri ambasciatori della sana longevità e dare un contributo concreto alla salute di adulti e bambini.