Caffè, olio d’oliva e di cocco: la nutrizionista spiega come prevenire le malattie neurodegenerative con l’alimentazione

Qual è il legame tra malattie neurodegenerative e alimentazione? Intervista alla dott.ssa Romina Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus

MeteoWeb

Qual è il segreto per vivere sani a lungo? Studi su genetica, alimentazione e longevità hanno dimostrato che è insita in noi, nel nostro corpo, la capacità di mantenerci giovani e rigenerarci, aprendo prospettive che vanno oltre la prevenzione, assumendo la forma di strumento di cura.
Il dott. Valter Longo, scienziato tra i massimi esperti sugli studi sull’invecchiamento e le malattie ad esso collegate, ha dimostrato, per mezzo della Dieta della Longevità e della Dieta Mima Digiuno, che curarsi con il cibo e prevenire le malattie legate all’invecchiamento è possibile, ed è la strada giusta per ridurre il grasso addominale, rigenerare e ringiovanire il nostro corpo abbassando in modo significativo il rischio di cancro, patologie cardiovascolari e autoimmuni, diabete e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

La Dieta della Longevità è semplice da adottare ogni giorno per chi già apprezza la tradizione mediterranea, mentre la Dieta Mima-Digiuno, ispirata ad una pratica antica e comune in tutte le culture, ma dimenticata dalla nostra società dell’abbondanza, permette di evitare i rischi e le difficoltà di un digiuno vero e proprio, rendendolo compatibile con le esigenze di una vita attiva.
La Dieta Della Longevità è costituita da un’alimentazione di “tradizione contadina” orientata al consumo di cibi prevalentemente vegetali povera di proteine animali e ricca di antiossidanti; la Dieta Mima Digiuno è un protocollo alimentare che mediante una restrizione calorica (che induce il corpo a pensare di digiunare) innesca un meccanismo di rigenerazione cellulare di cui l’organismo beneficia in termini di energia e prestazioni cognitive.

Alimentazione e malattie neurodegenerative

alzheimerCome detto, seguire un’alimentazione corretta può abbattere in modo significativo il rischio di molte malattie, tra cui quelle neurodegenerative come l’Alzheimer.

Più in dettaglio, qual è il nesso tra malattie neurodegenerative e alimentazione?Esiste un legame, sia nella prevenzione che nel trattamento, ma si tratta di una questione complessa,” spiega a MeteoWeb la dott.ssa Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus. “Non ci sono terapie farmacologiche dirette, ma è possibile concentrarsi sulla prevenzione e rallentare il più possibile l’evoluzione della malattia“.
Sia la Dieta della Longevità che la Dieta Mima Digiuno hanno mostrato benefici nel contesto delle malattie neurodegenerative? Per quanto riguarda la Dieta Mima Digiuno, prosegue l’esperta, “studi preclinici hanno dimostrato che un ciclo di 4 giorni di una dieta basata sulla restrizione calorica e che mima il digiuno ha aumentato il numero di cellule progenitrici e staminali in alcuni organi di topi anziani, e nel cervello ha incentivato la rigenerazione neurale, determinando un miglioramento dell’apprendimento e della memoria. Per quanto riguarda ricerche condotte su umani, è in corso uno studio clinico presso l’Ospedale San Martino di Genova“. Più in generale poi, la Dieta della Longevità “è un regime più applicabile alla vita di tutti i giorni, che migliora in generale la vita quotidiana“.

E’ quindi possibile prevenire le malattie neurodegenerative con un particolare regime alimentare, privilegiando alcuni cibi? “Esistono alimenti neuroprotettivi dei neuroni – sottolinea la dott.ssa Cervigni – per esempio, gli Omega-3, ma sono importanti anche le Vitamine C, D, E e del gruppo B. Inoltre anche bassi livelli di Vitamina A sono stati correlati a queste malattie. Si tratta di nutrienti molto importanti per la neuroprotezione, per tutti ma soprattutto per coloro che hanno familiarità a livello genetico con queste patologie“. In particolare, “diversi studi hanno evidenziato l’importanza dell’assunzione di caffè, di olio di cocco e di olio extravergine d’oliva“.
In questo contesto, la Dieta della Longevità si inserisce efficacemente: la nutrizionista consiglia, oltre a questo regime vegano che prevede anche il consumo di pesce, “di assumere caffè, l’olio di cocco tutti i giorni e poi molti grassi buoni di cui sono ricchi alimenti come olio d’oliva e noci. In caso di pazienti sovrappeso o obesi, è necessario prestare particolare attenzione alle quantità, anche se in ogni caso per ciascuna persona va elaborato un piano personalizzato“.

Infine, e riassumendo, la nutrizionista ricorda le linee-guida indirizzate a persone ad alto rischio di sviluppare demenze (per familiarità e/o deterioramento cognitivo precoce):

  • Adottare la Dieta della Longevità.
  • Adottare una dieta ricca di olio d’oliva (50-100 ml al giorno) e di frutta a guscio (30 grammi al giorno).
  • Bere caffè (per individui a rischio relativamente basso, 1-2 tazze al giorno; per individui ad alto rischio, fino a 3-4 tazze al giorno, ma previa consultazione del medico).
  • Assumere 40 ml al giorno di olio di cocco.
  • Evitare i grassi saturi (oltre a quelli contenuti nell’olio extra-vergine di cocco) e i grassi trans.
  • Evitare tutti i cibi di origine animale, a eccezione del pesce a basso contenuto di mercurio e latte/formaggi di pecora e capra.
  • Adottare un’alimentazione ricca di nutrienti: omega 3, vitamine del gruppo B, vitamina E, C e D.
  • Assumere quotidianamente un integratore di vitamine.

Passando dalla prevenzione alla terapia, va precisato che questa deve essere approvata dal neurologo specialista, consultando il medico sulle strategie illustrate sopra, che comprendono:

Chi è Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista

Romina Inès Cervigni
Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus

Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus, ha al suo attivo un dottorato di ricerca alla Open University nel Regno Unito conseguito focalizzando i suoi studi in ambito oncologico, con un particolare focus nelle ricerche di biologia cellulare. Ha collaborato, inoltre, come ricercatrice post-dottorato con il Comitato Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli e con l’Università VitaSalute San Raffaele di Milano, occupandosi di malattie neurodegenerative.
I suoi studi in Nutrizione e Dietetica, con un Master di secondo livello all’Università Politecnica delle Marche, le permettono di completare il suo percorso formativo integrando fra le sue competenze le terapie farmacologiche per diverse patologie attraverso una terapia alimentare. Collabora con la Fondazione Valter Longo Onlus fin dalla sua creazione e assiste quotidianamente pazienti con diverse patologie provenienti da tutto il mondo.

Cos’è la Fondazione Valter Longo Onlus, la prima in Italia dedicata a ottimizzare la longevità

Fondazione Valter Longo OnlusOffrire a tutti l’opportunità di una vita più lunga e sana. È questo il mantra che ha ispirato Valter Longo, scienziato e biogerontologo di fama internazionale, nella creazione della Fondazione Valter Longo Onlus, che opera per prevenire e curare gravi malattie e permettere a tutti, bambini e adulti, anche in povertà, di vivere sani e a lungo. La prima in Italia dedicata a favorire la longevità sana attraverso l’educazione alimentare nelle scuole ed il sostegno alle persone fragili e in difficoltà nella prevenzione e cura di gravi malattie.

Una Fondazione concentrata sulla creatività, ma anche sull’approccio multidisciplinare tipico dell’ambito universitario. Un approccio unico, che combina la biologia molecolare, la dietologia e la medicina per informare, assistere e curare sempre più persone, dall’infanzia agli anni d’argento, per accompagnarle verso una longevità sana – intendendo per longevità una vita di durata superiore alla media. In particolare, il lavoro della Fondazione si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo e dar vita a quella che può essere definita una “longevità programmata”.

La missione della Fondazione è rallentare e combattere l’insorgenza di importanti patologie correlate all’avanzare dell’età o non trasmissibili – quali tumori, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, autoimmuni, come il Morbo di Crohn e la sclerosi multipla, e patologie neurodegenerative come l’Alzheimer – promuovendo l’educazione alimentare e la crescente diffusione di uno stile di vita bilanciato e di abitudini alimentari salutari.

Non tutti sono consapevoli che la nutrizione è uno dei più potenti farmaci naturali a nostra disposizione, sia in un’ottica preventiva che in un percorso di cura”, tiene a precisare Valter Longo. Ecco perché il lavoro della Fondazione Valter Longo Onlus si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo. Una vera e propria strategia biologica evoluta per poter influire sulla longevità e sulla salute attraverso strategie di protezione e rigenerazione come la dieta e il digiuno.

Fondazione Valter Longo Onlus intende educare, formare e collaborare con un esercito di 10mila nutrizionisti per trasformarli in veri e propri ambasciatori della sana longevità e dare un contributo concreto alla salute di adulti e bambini.


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