Errori, segreti, verità nascoste e pipistrelli: il giornalista Fabrizio Gatti svela i retroscena di una pandemia nata in laboratorio

La chiamano Batwoman ed è la virologa cinese che per mesi è andata in giro per la Cina, insieme alla sua equipe, a cercare pipistrelli da analizzare. Poi, è scoppiata la pandemia

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Che il virus Sars-Cov2 sia nato in laboratorio è una di quelle teorie che, fin dall’inizio del 2020, aleggia come uno spettro su una pandemia già di per sé difficile da gestire. Sulle origini del Covid in laboratorio e le bugie della Cina, il giornalista Fabrizio Gatti ha costruito un libro dal titolo “L’infinito errore. La storia segreta di una pandemia che si doveva evitare“.

Ci si potrebbe chiedere: a cosa serve ormai sapere se è stato creato in laboratorio? Il virus c’è, esiste e serve solo combatterlo. In verità, non è propriamente così, perché il fatto che una tale pandemia sia nata per un ‘errore’ umano è un fatto rilevante di cui tenere conto. L’errore, inizialmente fatto dagli scienziati, arriva ora anche dai mass media, con qualche eccezione. Tra queste, il programma di Retequattro, Quarta Repubblica, condotto da Nicola Porro, il quale nel corso della trasmissione del 5 luglio, intervistando proprio Gatti, ha affermato che “si sta mentendo sull’origine naturale del virus“.

Foto Ansa

Ma andiamo con ordine. Da sedici anni Shi Zhengli, virologa di Wuhan nota a tutti come Batwoman, preleva campioni di tessuto e sangue dai pipistrelli che vivono nelle grotte della Cina, ma non solo. Perché nel laboratorio di Wuhan che lei stessa gestiva, è stata rivelata la presenza di pipistrelli vivi. E se fossero stati loro i vettori del virus? Gli esperimenti, affiancati a quelli militari, prevedevano anche di mettere insieme pipistrelli provenienti da diverse zone della Cina e osservare cosa succedeva quando i loro virus si ‘univano’, mutavano, si mischiavano. E se fossero stati propri alcuni di quei volatili a fuggire, o ad infettare gli scienziati che li esaminavano? Di virologi cinesi ammalatisi già nel 2019 con sindrome simile Covid se ne parla da tempo, ma la presenza dei pipistrelli vivi nel laboratorio di Wuhan è stata sempre negata, nonostante le numerose prove a favore.

Altro elemento ‘ambiguo’ in questa ricerca della verità è il fatto che l’Oms, nel suo rapporto sulle origini del virus, dedichi solo quattro pagine al laboratorio di Wuhan. Perché? Eppure, a prescindere dall’origine o meno del virus, quel centro di ricerca è cruciale per questa pandemia. Ma il problema è più generico, è ‘cinese’. Per Gatti la Cina ha assunto atteggiamento opposto rispetto a quello che aveva promesso in caso di epidemia: “ha taciuto per settimane e il laboratorio, inoltre, è stato chiuso“. E poi, quella collaborazione con l’esercito cinese ormai provata, ma ancora negata, che avalla molte teorie ‘complottiste’.

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Da un database sono state eliminate le sequenze del virus dei primi contagiati a Wuhan, e le sequenze rimaste sembrano confermare che sia nato in laboratorio. Il 14 e il 21 novembre 2019 ci sarebbero stati già due casi di persone ammalatisi nel laboratorio stesso.

Fabrizio Gatti ha fatto luce su tutto questo, ma la politica, anche quella italiana, sembra non voglia ascoltarlo, tanto che è stato invitato alla Camera, ma non gli è stato permesso di illustrare le sue teorie. Anzi, Fassino lo avrebbe addirittura censurato e lui ha diffuso i messaggi privati: “Non hai capito, qui la parte sanitaria la gestiscono Speranza e i suoi. Non sono un commissario pieno, detto tra me e te“. “Se mi sostituisco al governo questi mi ammazzano”. “Non è una gestione mia. Ci sono Conte e Speranza, spero che tu lo capisca, ciao”. I messaggi vanno dal 29 febbraio al 3 marzo 2020 e li ha inviati Angelo Borrelli a Piero Moscardini. “Quando ho cominciato a mostrare le chat di WhatsApp tra Borrelli e Moscardini – dice a Libero lo stesso Gatti – il presidente Fassino mi ha tolto la parola“. Piero Fassino è il presidente della Commissione Affari Esteri alla Camera dove Gatti era sta convocato “nell’ambito dell’esame della proposta di inchiesta parlamentare per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sullo scoppio della pandemia di Sars-CoV-2 e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Oms per evitarne la propagazione”.

“Ho portato la documentazione su tutto ciò che conosco, documenti pubblicati nel libro che partono dal 2003, inizio della Sars, e arrivano fino a questo disastro, 4 milioni di morti ed economie distrutte. Non mi hanno fatto parlare“, dice il giornalista.

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Di seguite riportiamo un abstract tratto proprio dal testo di Gatti:

L’infinito errore rivela la storia segreta della pandemia,
una versione che le fonti ufficiali non ci hanno mai, ancora,
raccontato. Grazie a testimonianze e informazioni inedite
– tra cui l’analisi di oltre diecimila documenti e l’accesso
alle banche dati che registrano l’identità genetica dei virus –
questa inchiesta ripercorre l’intero viaggio compiuto dal
coronavirus: dalle grotte infestate di pipistrelli ai laboratori
cinesi dove i nuovi agenti patogeni sono stati studiati in
collaborazione con i centri di ricerca americani, australiani
e francesi, fino alle nostre città, ai nostri ospedali, alle
nostre vite e alle nostre vittime.
Un libro che evidenzia in modo inconfutabile gli errori
e le responsabilità che hanno portato alla nuova Chernobyl
mondiale: con una ricostruzione minuziosa, Gatti svela
esperimenti militari segreti, gli insufficienti standard di
sicurezza di molti laboratori di regime, le bugie dell’Oms
sui legami di questo virus con le precedenti epidemie di
Sars. Fino a rivelare gli scandali di casa nostra che hanno
contribuito a fare dell’Italia il trampolino dell’infezione
in Europa, tra ritardi e cancellazioni di forniture di
mascherine e ventilatori polmonari, errori nei lockdown e
le troppe scelte sciagurate che hanno disarmato l’impegno
coraggioso dei tanti operatori sanitari al fronte.
Fabrizio Gatti, in un’indagine durata più di un anno sulla
pandemia che ha sconvolto il mondo, dimostra come
la debolezza della politica, gli interessi dell’economia e la
forza strategica della Cina abbiano aperto la strada alla
diffusione del virus. Per la prima volta, un libro descrive
nei minimi dettagli la catena di errori commessa dagli
scienziati e dai governi che avevano il dovere di prevenire
e fermare la trasmissione del contagio.

Fabrizio Gatti è l’autore di Bilal (2007), diario di
quattro anni da infiltrato lungo le rotte del Sahara
tra i trafficanti e i migranti in viaggio dall’Africa
verso l’Europa, e Gli anni della peste (2013), la storia
del primo collaboratore di giustizia tradito dallo
Stato. Ha inoltre pubblicato i libri per ragazzi Viki
che voleva andare a scuola (2003) e L’Eco della
frottola (2010). Dal 2004, lavora come inviato per
il settimanale “L’Espresso”. Ha scritto anche per
“il Giornale” diretto da Indro Montanelli e per il
“Corriere della Sera”. Le sue inchieste sono state
tradotte in tutto il mondo e hanno vinto numerosi
premi internazionali. Presso La nave di Teseo ha
pubblicato Educazione americana (2019)”.

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