Guido Caroselli: “Il clima come la pandemia, ci insegna che dobbiamo rispettare la natura. E basta considerare il meteo come l’oroscopo”

Guido Caroselli ai microfoni di MeteoWeb dopo l'uscita del suo ultimo libro, "Fiumi": un'intervista a 360° su cambiamenti climatici, informazione meteorologica e pandemia di Covid-19

MeteoWeb

Guido Caroselli è uno dei meteorologi più noti d’Italia grazie alla brillante conduzione ultratrentennale di “Che tempo fa“, la più seguita rubrica meteorologica televisiva della storia d’Italia, in onda su Rai 1 dal 1980 al 2011 (celebre il suo commiato con il grande pubblico nell’ultima puntata).

Caroselli, che compirà 75 anni la prossima settimana e precisamente il 28 Luglio, è anche giornalista e scrittore: ha collaborato con molte autorevoli testate giornalistiche nazionali e locali e ha scritto 4 libri: “Il tempo per tutti. Meteorologia pratica per la terra e l’uomo” (1995), “Tempo, vita e salute” (2002), “Climatologia e ambiente” 2016 e l’ultimo, “Fiumi“, uscito pochi mesi fa. E’ il più particolare, perchè spazia su temi extra-meteorologici, pur andando ad esplorare un ambiente naturale. Proprio dalla sua ultima fatica letterale abbiamo iniziato la nostra chiacchierata con Guido Caroselli, che ai microfoni di MeteoWeb ha confidato di aver “Spiazzato quelli che mi seguivano, perchè da me ci si aspetta sempre la meteorologia, le previsioni del tempo, al massimo qualcosa sul clima e sul cambiamento climatico, ma io pur senza abbandonare i miei argomenti preferiti e la mia preparazione professionale, sono uscito da questi confini perchè sento la necessità di esplorare, ce l’ho innata nel mio spirito, però senza andare troppo lontano, in luoghi che sono vicini al clima. In questo caso sono andato alla scoperta dell’ambiente fluviale, un’idea che inizialmente ha meravigliato un po’ ma poi è piaciuta. Il libro è uscito da pochi mesi, ho avuto attestazioni positive, quindi sono soddisfatto e spero che continui ad essere apprezzato“.

Nel libro sui Fiumi c’è ampio spazio non solo per le scienze naturali, ma anche per le opere ingegneristiche, la musica, la pittura, la letteratura, la poesia, la storia. La cultura in generale, a testimonianza di un autore dagli interessi poliedrici.

Sinceramente, mi andava di esplorare questo ambiente sotto tutti i punti di vista, per non annoiare e per non annoiarmi”.

Ha qualche progetto per nuove pubblicazioni?

Ho sempre dei progetti nel cassetto, negli anni ho aperto questi cassetti uno per uno e ho avuto l’ispirazione, la tentazione, di cominciare un libro su vari argomenti diversi. Ogni tanto torna il tormentone del libro di meteorologia, io ho scritto il primo libro solo di meteorologia che è “Il Tempo per Tutti” più di 25 anni fa, poi ho iniziato ad esplorare sul campo della salute e oggi un libro solo di previsioni del tempo mi annoia, un po’ perchè ho trattato quest’argomento in TV per oltre 30 anni, un po’ perchè ne sono usciti tanti di libri, libretti e manuali di meteorologia, quindi non saprei proprio a cosa potrebbe servirne un altro. Avrei avuto la tentazione di farne uno molto pratico per indirizzare i lettori verso quello che serve, non un libro di cultura meteorologica didattica perchè sarebbe risultato noioso, ma proprio gli aspetti più pragmatici, aiutare i lettori nell’esplorazione col telefonino, dare dei consigli sulla lettura del meteo. Questo progetto per ora l’ho rimesso dentro il cassetto perchè non mi entusiasmava molto. Ho una nuova idea ma per adesso sto raccogliendo materiale, perchè io prima metto il fieno in cascina raccogliendo documenti da fonti che mi danno fiducia, e quando ho la cascina piena incomincio a lavorare per mettere insieme tutto. La cosa più importante nello scrivere un libro è impostarne l’ossatura, cioè l’indice, che viene prima di tutto. Poi ci sono i paragrafi, e poi il testo: è come lo scheletro di un organismo. Prima la spina dorsale, poi le ossa, infine i muscoli. Ecco, adesso ho questa mezza idea, ma mi devo dare tempo e non voglio svelare di che si tratta perchè non è detto che vada in porto“.

Da studioso delle scienze, negli anni Caroselli ha sviluppato una particolare sensibilità per salute e medicina. Il suo punto di vista sulla pandemia provocata dal nuovo Coronavirus stimola la riflessione.

Sulla pandemia mi sono fatto l’idea che è stato un periodo molto difficile e ci siamo ancora in mezzo. Io cerco sempre una luce e un lato della medaglia positivo, e quello che voglio trovare di positivo nel Covid è che questa vicenda ci ha dato un insegnamento, così come ce lo stanno dando i cambiamenti climatici. La conclusione è che non siamo i padroni del mondo, e adesso ne siamo consapevoli. Sappiamo che la natura potrebbe fare benissimo a meno di noi, perchè ci sono già in passato estinzioni di massa, e la natura ha continuato nella sua strada che è molto semplice, favorire chi applica la minima spesa di energia. Credo che finalmente abbiamo capito che non siamo più i padroni della natura, e al contrario che ne facciamo parte e quindi – pur continuando a cercare quello che ci è più utile – non possiamo violentare la natura, gli altri esseri viventi animali e vegetali, o anche il suolo, l’aria, l’acqua. Adesso sappiamo che dobbiamo tenerne conto e rispettare il mondo che ci circonda. Ma non è una parola tanto per dire: rispettare significa temere e calcolare le conseguenze che ci possono essere dal mancato rispetto della natura, e quindi agire di conseguenza, in economia, senza forzare e violentare il mondo pensando che poi tanto troviamo ciò che ci serve all’infinito, perchè così non è, come vediamo per le risorse energetiche, e in ogni caso prima o poi saremo chiamati a subirne le controindicazioni“.

Proprio le drammatiche alluvioni che la scorsa settimana hanno colpito l’Europa Centrale, e in modo particolare Germania e Belgio, hanno nuovamente acceso i riflettori sui cambiamenti climatici, anche se alcuni esperti hanno subito voluto precisare che fenomeni così violenti in natura ci sono sempre stati.

E’ vero in effetti che fenomeni meteorologici violenti sono accaduti anche nei secoli passati, ma è anche vero che per trovare un disastro della stessa portata in quello che ha colpito Germania, Belgio e Olanda la scorsa settimana, bisogna andare molto indietro nei secoli, così come è accaduto per tanti eventi estremi che hanno interessato la nostra Italia negli ultimi anni. Gli intervalli tra i fenomeni meteo estremi sono sempre più corti: adesso gli stessi eventi devastanti che prima erano secolari, sono diventati meno che decennali. I tempi di ritorno si stanno sempre più accorciando, e questo ci deve senz’altro far riflettere sensibilizzandoci di più sul tema dei cambiamenti climatici. La velocità con cui il clima sta cambiando è del tutto nuova per la storia dell’uomo, non si era mai verificata prima“.

guido caroselli foto

Guido Caroselli ha fatto la storia con il suo stile di meteorologo in TV, attento a spiegare come si verificassero i fenomeni e cosa c’era dietro a quelle semplici icone di sole o pioggia: cosa pensa dell’evoluzione della comunicazione meteorologica nell’ultimo decennio?

E’ vero, mi interessava spiegare come avvenivano i fenomeni meteorologici ed era una strada nuova, perchè l’informazione meteorologica prima era molto tecnica, diffusa da persone che adottavano un linguaggio molto ristretto ad ambiti non sempre comprensibili dall’opinione pubblica, e a mio modo di vedere anche inutili. Tuttora quando sento dire in uno spazio dell’informazione meteorologica in tv, purtroppo sempre troppo ristretto, ‘venti deboli di direzione variabile’, penso a quanto sia uno spreco di tempo e di informazione perchè alla gente non gliene frega niente… Quando io ho iniziato si veniva da un’informazione fatta dall’estremo utilizzo di termini eccessivamente scientifici e meteorologici, e questo non andava bene. Dire catabatico, stratwarming, a mio avviso era uno spreco di tempo e di energia, una dimostrazione di una cultura che non serviva a niente, sì e no a chi ne dava sfoggio. Da quando sono andato in TV ho cercato di dare una svolta, e credo che nel tempo ci sono riuscito. Consisteva nell’adottare un linguaggio di tipo giornalistico, senza nascondere nulla di ciò che sapevo e avevo individuato, ma lo facevo con un tipo di linguaggio che poteva essere immediatamente compreso dalla gente, ed ero sempre focalizzato a dare delle informazioni utili, spiegando che quando una cosa non era dato modo di saperla, non la si sapeva e bisognava aspettare. Adesso tutto lo scenario della meteorologia, intesa come diffusione di messaggi al grande pubblico, è cambiato. Un po’ perchè è cambiata la scienza dell’atmosfera e la tecnica dell’indagine meteorologica, perchè molte cose sono andate avanti e sono migliorate, abbiamo sistemi di indagine del tempo che quando io andavo in TV non c’erano, a quei tempi si lavorava ancora con le statistiche, e le statistiche non servono quasi a nulla perchè sono uno studio del passato che spesso non si ripete. Andava bene quando il clima stava quasi fermo, e allora sapevamo che dopo Ferragosto arrivavano i temporali, che Gennaio era il mese più freddo e così via. Adesso è tutto molto più mobile, e la statistica serve a ben poco. La meteorologia è andata avanti moltissimo non solo con i satelliti ma anche con i radar e le reti di radar, e quindi possiamo vedere come si muovono piogge, temporali e perturbazioni in tempi strettissimi, da qualche ora fa alle prossime 2-3-4 ore, però anche in questi casi l’errore è sempre dietro l’angolo, c’è sempre la possibilità di errore, perchè tutto finchè viene osservato ha una certa attendibilità (e ci sono possibilità di errore anche nell’osservazione, perchè non abbiamo strumenti in ogni metro cubo dell’atmosfera), e poi c’è il momento del calcolo che fa affidamento sui sistemi matematici legati alla trasformazione delle equazioni dell’atmosfera e della termodinamica in passi fatti dai computer. Quindi non può esistere la perfezione. Anche qui ci sono stati progressi sensibili ma ci sono dei limiti oltre i quali il calcolo non basta e può sbagliare“.

Quali sono, a suo avviso, i punti deboli del meteo?

I punti deboli della previsione meteo dipendono, sembrerà strano, da noi. L’atmosfera, nel suo comportamento, oltre che da tanti parametri, dipende anche dall’uso che se ne fa. Ognuno ha esigenze diverse: sia nel nowcasting che nelle previsioni a medio e lungo termine ci sono le maggiori probabilità di errore, perchè ci sono aspettative che vengono deluse. Se io vado col telefonino a cercare col radar come si muovono le nubi, è perchè mi aspetto che l’informazione mi dica se io fra un’ora e mezza posso uscire senza bagnarmi o posso evitare un temporale. Poi quel temporale sfiora la mia città e non si verifica. Io avevo una forte aspettativa su quella previsione, perchè è a brevissimo termine, ma la previsione può fallire. Discorso diverso per la previsione a medio-lungo termine: io vorrei fare dei programmi, vorrei investire anche dei soldi per prenotare una vacanza, e allora decido di andare in montagna o al mare il mese prossimo, e chiedo al web che tempo farà, e nonostante le mie aspettative saranno certamente diverse da quelle del nowcasting, saranno comunque superiori rispetto alle possibilità delle previsioni che divergono a ventaglio con il passare del tempo. Aldilà dei 5-7 giorni il determinismo fallisce. Le previsioni a lungo termine sono rappresentate proprio da un ventaglio di segmenti che si apre… Questo ventaglio prima è stretto stretto e poi si apre, perchè basta una variabile, basta poco, a far cambiare una previsione. Le previsioni probabilistiche sono nate con questo principio, gli strumenti non sono così precisi per infilare nella macchina del calcolo dati che poi possono essere affidabili per portare a risultati previsti altrettanto affidabili, in quanto ogni previsione richiede interpolazioni. Tutto questo ha portato a ragionare in modo intelligente, simulando finte osservazioni per far lavorare il nostro computer e vedere dove ci porta. Ebbene, ci porterà in punti diversi: a breve scadenza è una nuvola di punti che stanno abbastanza vicini, poi stanno sempre più lontani, diventando dispersi sul lungo termine. Allora noi scarteremo i punti più lontani, che rappresentano le soluzioni meno probabili, e ci concentriamo sulla nuvoletta annidata nel piccolo gomitolo e individuiamo lì la probabilità maggiore su cui fidarsi. Sono le previsioni probabilistiche, su cui siamo concentrati da oltre 10 anni. Si tratta delle “ensemble forecast”, previsioni di insieme. Su questo ha puntato il centro europeo di Reading (ECMWF) ed è una strada che ci porta ai maggiori risultati, e in futuro il progresso ci consentirà di migliorarci ancora“.

Infine, un monito sulle previsioni generiche delle varie applicazioni su smartphone o quelle automatiche dei cellulari.

Attenzione, non danno risultati affidabili. E’ molto poco probabile riuscire a prevedere il tempo ora per ora comune per comune. Dobbiamo essere bravi noi a saper leggere le previsioni meteo“.

Qual è, quindi, il modo migliore per farlo?

Se sappiamo che c’è un 30% di probabilità che tra 3 giorni si verificherà un’alluvione, dovremo tenerne conto con buon senso e praticità. Bisogna far capire alla gente l’importanza economica delle previsioni del tempo. Il messaggio meteorologico non è uno spot, non è un oroscopo. I media fanno ancora quest’errore di considerare il meteo come un oroscopo, e non come un’utility molto importante per la salute, per prevedere le allergie, o l’inquinamento. Il meteo non è una rubrica così tanto per riempire 30 secondi in fondo ai TG, ma è un servizio utile e il messaggio ce lo sta dando il clima. Con i cambiamenti climatici siamo passati dalla totale indifferenza a un’attenzione crescente, quasi di paura con i film catastrofici e rappresentazioni terroristiche che non servono. Quando i danni e i morti provocati dai fenomeni meteo estremi saranno troppi, allora sarà come il Vajont: diventeremo attenti a cosa facciamo e a fare prevenzione. E’ come la pandemia: inizialmente si pensava di poterla dominare, poi è subentrata la paura quando all’improvviso ci siamo resi conto quanto ci costava tutto questo. Bisognerebbe fare una riflessione d’insieme sulla prevenzione meteo-climatica, così come per i terremoti e per le pandemie. Se preveniamo, spenderemo molto meno per metterci in sicurezza anzichè poi dare i soldi alle vittime. Pensarci prima conviene, ne vale assolutamente la pena. I disastri costano molto più della prevenzione. Ma non deve essere uno spot: penso alle auto elettriche. Ben vengano, ma finchè l’elettricità si produce con centrali che funzionano a carbone, anche se tutte le auto diventeranno elettriche, a livello mondiale non avremo risolto nulla finchè la produzione di energia non sarà davvero sostenibile“.