Covid, studio dello Sheba Medical Center dimostra i limiti dei vaccini e i rischi del Green Pass: “è confermato, i vaccinati si contagiano e sono contagiosi”

Coronavirus, essere vaccinati non vuol dire azzerare tutti i rischi legati al contagio: i dati dello studio israeliano dimostrano che basare il green pass sullo stato vaccinale non ha fondamento scientifico

Il green pass sanitario sta scatenando molte proteste e polemiche. Intesa come una misura per consentire l’operatività di attività come ristoranti al chiuso, cinema, musei o palestre (che nei mesi scorsi sono stati chiusi a causa della pandemia), può essere ottenuto dopo la vaccinazione, dopo essere guariti dal Covid o dopo aver fatto un tampone/test rapido negativo. L’idea di utilizzare il green pass sulla base dello stato vaccinale, però, è priva di fondamento scientifico, in quanto è noto che anche se si è vaccinati, è ancora possibile trasmettere o contrarre il virus anche in forma grave. A maggior ragione se si ha a che fare con varianti in grado di resistere ai vaccini, come la variante Delta ormai dominante.

I vaccini fin qui hanno ridotto i ricoveri e i decessi soprattutto negli anziani e nelle persone fragili, con malattie pregresse. Ma essere vaccinati non vuol dire azzerare tutti i rischi legati al contagio. Lo dimostra anche uno studio condotto allo Sheba Medical Center, in Israele, su oltre 9.000 operatori sanitari (alcuni vaccinati e altri no) dello stesso centro medico. Il vaccino utilizzato è quello realizzato da Pfizer/BioNTech. Lo studio ha permesso di valutare la capacità del vaccino di interrompere la catena di trasmissione del virus SARS-CoV-2.

Come mostra la tabella seguente, i numeri di casi asintomatici tra i non vaccinati sono stati 75 (5,2%), mentre tra le persone completamente vaccinate sono stati 23 (1,8%), per un’efficacia del vaccino del 65%. Per quanto riguarda, i contagi probabilmente infettivi sono stati 44 tra i non vaccinati (3,1%) e 12 tra i completamente vaccinati (0,9%), per un’efficacia del vaccino del 70%.

La seguente tabella, invece, mostra l’efficacia del vaccino sulla riduzione del tasso di incidenza. Tra le persone non vaccinate, ci sono stati 115 casi sintomatici; 19 tra le persone completamente vaccinate, per un’efficacia del vaccino del 90%.

Inoltre, secondo i dati dello studio, viene dimostrata una riduzione di almeno il 70% nella probabile trasmissione, a riprova del fatto che il rischio che una persona vaccinata possa contagiarne altre non viene azzerato.

Questi dati, dunque, dimostrano che i rischi da Covid-19 non si azzerano neanche con il vaccino. Non vi è dubbio che i vaccini siano di grande aiuto per ridurre i ricoveri e i decessi nella fascia più vulnerabile della popolazione, ma fondare misure come il green pass sui vaccini per eventi o luoghi in cui sono possibili assembramenti non ha base scientifica. Anzi, rischia di essere addirittura controproducente, favorendo il contagio proprio a causa di una persona vaccinata che però è ancora a rischio di contagiare ed essere contagiata. Quella del green pass, dunque, è solo una scelta politica senza il supporto delle evidenze scientifiche. Anzi. Se i vaccinati sono liberi ad accedere a determinati eventi considerati “a rischio” di contagi come stadi, luoghi chiusi, concerti etc., è enorme il rischio di nuovi focolai proprio tra vaccinati come già accaduto in numerose occasioni.

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