“La responsabilità del riscaldamento globale è del sole, non della CO₂”: lo studio che mette in dubbio il rapporto IPCC, “utilizza dati limitati e incompleti”

I risultati di uno studio condotto da 23 scienziati internazionali contraddicono nettamente le conclusioni dell’IPCC: "nella loro insistenza nel forzare un cosiddetto consenso scientifico, l’IPCC sembra aver deciso di considerare solo quei set di dati e quegli studi che sostengono la narrativa scelta”
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I climatologi Ronan Connolly e Nicola Scafetta, insieme ad altri 21 scienziati internazionali, sostengono che le conclusioni dell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che ha parlato di “codice rosso” per il clima della Terra, e la certezza con cui queste conclusioni sono espresse, dipendono dalla ristretta scelta di dataset da parte degli autori. Nel loro studio, dal titolo “How much has the Sun influenced Northern Hemisphere temperature trends? An ongoing debate”, gli scienziati affermano che l’inclusione di ulteriori dataset credibili avrebbe portato a conclusioni molto diverse sulla presunta minaccia del riscaldamento globale antropogenico.

Secondo lo studio, il sole e non le emissioni umane di anidride carbonica (CO₂) potrebbero essere la causa principale delle temperature più alte negli ultimi decenni. I risultati dello studio, rilasciato quando l’IPCC ha pubblicato il suo 6° rapporto, noto come AR6, contraddicono nettamente le conclusioni dell’IPCC, che, sulla scia degli ultimi rapporti, ha ancora una volta sostenuto argomenti a favore dell’idea secondo cui le emissioni di CO₂ di origine antropica siano le responsabili del riscaldamento globale. Il rapporto dice che la responsabilità umana è “inequivocabile” ma il nuovo studio mette seriamente in dubbio l’ipotesi.

Secondo gli scienziati autori dello studio, le precedenti ricerche non hanno considerato in maniera adeguata il ruolo dell’energia solare per spiegare l’aumento delle temperature. Definendo “prematura” la responsabilità attribuita alla CO₂ da parte dell’IPCC, i climatologi e i fisici solari hanno affermato che le conclusioni dell’IPCC sono basate su “dati limitati e incompleti sull’irraggiamento totale del sole”. L’IPCC, infatti, sembra mostrare bias deliberati e sistemici in quali visioni, studi e dati vengono inclusi nei suoi influenti rapporti.

A seconda di quali dati e studi si utilizzano, si può dimostrare che tutto il riscaldamento è causato dal sole, ma l’IPCC utilizza un diverso set di dati per giungere alla conclusione opposta. Nella loro insistenza nel forzare un cosiddetto consenso scientifico, l’IPCC sembra aver deciso di considerare solo quei set di dati e quegli studi che sostengono la narrativa scelta, ha dichiarato a The Epoch Times il Dott. Connolly.

Le implicazioni, da un punto di vista politico, sono enormi, considerando che sono in ballo trilioni di dollari e che è stata proposta una radicale riorganizzazione dell’economia globale. Il nuovo studio richiede ulteriori ricerche per risolvere le differenze tra i set di dati e gli studi contrastanti. Un portavoce dell’IPCC ha negato irregolarità da parte dell’organismo dell’ONU, aggiungendo che il nuovo studio è stato accettato per la pubblicazione dopo la scadenza per poter essere preso in considerazione, riporta The Epoch Times.

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