Così Omicron ha trasformato il SARS-CoV-2 in una banale influenza: 2 milioni di positivi, ma solo lo 0,88% è in ospedale e la letalità è sotto lo 0,2%

Covidu, così la variante Omicron ha trasformato il SARS-CoV-2 in una banale influenza: il tasso di letalità è crollato allo 0,2%, quello delle ospedalizzazioni allo 0,88%. Si muore e si finisce in ospedale meno rispetto alla tradizionale influenza stagionale

Ormai è ufficiale: il SARS-CoV-2, grazie alla variante Omicron, è diventato una banale influenza. A confermarlo sono i dati del bollettino odierno appena fornito dalla protezione civile, dove si evince che le persone attualmente positive al Covid-19 in Italia sono 1.943.979 così suddivisi:

  • 15.647 ricoverati in ospedale (0,8%)
  • 1.595 ricoverati in terapia intensiva (0,08%)
  • 1.926.737 in isolamento domiciliare (99,11%)

In Italia, quindi, abbiamo oggi 2 milioni di positivi accertati (nel Paese ce ne sono certamente di più, non rilevati per lentezze, ritardi e problematiche del tracciamento sotto gli occhi di tutti in ogni città), ma il numero dei ricoveri è minuscolo rispetto alla totale platea dei contagiati. Oggi va in ospedale soltanto lo 0,88% dei positivi, e la percentuale della terapia intensiva è ancor più piccola (0,08%). Più del 99,1% dei positivi è quindi asintomatico o paucisintomatico, si trova a domicilio e non ha complicazioni serie: sta affrontando quella che è una banale influenza. Questa percentuale è cresciuta gradualmente dall’inizio della pandemia ad oggi: durante la prima ondata (febbraio-maggio 2020), mentre il Paese era in lockdown, appena l’80% dei positivi si trovava in isolamento domiciliare a fronte di un 20% di contagiati che aveva bisogno del ricovero in ospedale. Durante la seconda ondata (ottobre-novembre 2020) avevamo raggiunto il 93-94% di positivi in isolamento domiciliare, a fronte di un 6-7% di ricoverati sul totale dei contagiati. Una percentuale rimasta invariata anche per la terza ondata (marzo-aprile 2021). Con l’arrivo della variante Delta, lo scenario non è cambiato in modo significativo: a settembre 2021 la percentuale dei ricoverati sui positivi era sceso al 4%, mentre il 96% dei contagiati si curava tranquillamente a casa. Una percentuale rimasta invariata fino a inizio dicembre. Con Omicron, le cose sono cambiate ulteriormente.

Certamente questa costante diminuzione della percentuale di ricoveri sui contagiati, e quindi apparente processo di “normalizzazione” del virus, è dovuta a numerosi fattori. In primis, il tracciamento: è certo che il reale tasso di ospedalizzazioni e di letalità di questo virus non è mai stato quello rilevato nella prima ondata, quando in Italia avevamo più del 20% di ospedalizzazioni sui positivi e più del 10% di letalità. Il problema era che si facevano pochissimi tamponi, e milioni di contagiati rimanevano “fantasma”, cioè non noti. Così la gravità del virus è stata enormemente ingigantita, nella prima fase, da dati falsati per un tracciamento completamente inefficiente. Più tamponi si fanno, più positivi si trovano e più è realistica la stima di ospedalizzazioni e letalità del virus: oggi riusciamo ad avere un tasso di ospedalizzazioni inferiore allo 0,9% e un tasso di letalità inferiore allo 0,2% anche perché facciamo oltre un milione di tamponi al giorno e quindi rintracciamo tanti contagiati che c’erano anche nelle precedenti ondate ma non erano rilevati. Inoltre ci sono i vaccini, che certamente hanno contribuito sensibilmente a ridurre le morti e le ospedalizzazioni in quelle fasce d’età (over 40-50) che rischiano il ricovero e il decesso da Covid. Ma di certo c’è anche il naturale processo di omoplasia che con Omicron ha trasformato il virus in una banale influenza. Lo 0,2% di morti sui positivi e lo 0,9% di ricoverati sui positivi, infatti, sono numeri addirittura inferiori a quelli della tradizionale influenza stagionale, su cui però nessuno ha mai fatto bollettini giornalieri fornendo l’atroce conteggio di morti e ricoveri alimentando panico e fobie sociali. Purtroppo negli ospedali c’è sempre stata gente malata e purtroppo ogni giorno in Italia muoiono in media duemila persone. A prescindere dalla pandemia.