Covid, l’Istituto Superiore di Sanità: “a dicembre il 77% dei contagi e il 58% dei morti è stato tra i vaccinati, beneficio vaccini non calcolabile per gli under-40”

Covid, l'Istituto Superiore di Sanità evidenzia come "gli under 40 non muoiono e non vanno in terapia intensiva anche se non sono vaccinati"

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L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato stamani il consueto bollettino del monitoraggio settimanale sull’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia, l’unico che fornisce le indicazioni di contagi, ricoveri e decessi in base allo stato vaccinale. Nel bollettino emerge come nel mese di dicembre il 77% dei contagi, il 58% dei morti e il 50% dei ricoverati si sia verificato tra i vaccinati, mentre tra i non vaccinati abbiamo avuto il 23% dei contagi, il 42% dei morti e il 50% dei ricoverati. Questo dato deve essere considerato in funzione del campione di riferimento che, come indica l’ISS, a dicembre era appunto del 12,3% di popolazione non vaccinata a fronte dell’87,7% di vaccinati. E’ evidente, quindi, la diminuzione del rischio di ricovero, morte e – seppur in modo molto più basso – di contagio nei vaccinati rispetto ai non vaccinati, ma è altrettanto evidente come il vaccino non dia alcuna garanzia assoluta di non contagiarsi, non ammalarsi, non finire ricoverati e non morire, e di come non ci sia in atto alcuna “epidemia dei non vaccinati“, come farneticato da molti nei mesi scorsi. Vediamo i dati in termini assoluti:

Contagiati: 1.108.370

Non vaccinati: 251.412 (22,6%)
Vaccinati: 856.955 (77,4%)

Ricoverati: 16.481

Non vaccinati: 8.278 (50,2%)
Vaccinati: 8.203 (49,8%)

Morti: 2.748

Non vaccinati: 1.170 (42,5%)
Vaccinati: 1.578 (57,8%)

Nella tabella che fornisce le informazioni su contagi, ricoveri e decessi in base alle fasce d’età, possiamo osservare i dettagli sulla distribuzione dei casi :

covid tabella

Appare subito molto evidente come anche con la terza dose ci si possa contagiare (79.260 casi accertati), ma si possa anche finire in ospedale (546 ricoverati) e persino morire (84 morti), ma dai dati emerge in modo lapalissiano come la vera “discriminante” del virus non sia il vaccino, ma l’età. Pur contagiandosi come tutti gli altri, infatti, gli under-40 non muoiono, non finiscono in terapia intensiva e molto molto raramente finiscono persino nei reparti ordinari. Su 2.748 vittime Covid, infatti, soltanto 10 avevano meno di 40 anni, e su 1.847 ricoveri in terapia intensiva, soltanto 61 avevano meno di 40 anni. Nel caso di morti e ricoveri in terapia intensiva under-40, nella totalità dei casi si è trattato di giovani che avevano gravissime patologie pregresse al contagio. Per fare un confronto, gli over 60 morti dopo aver ricevuto la terza dose di vaccino sono stati 81, dieci volte in più rispetto agli under 40 non vaccinati deceduti (appena 8). Se poi consideriamo i ricoveri in terapia intensiva, abbiamo avuto 553 ricoverati over 60 vaccinati a fronte di 48 ricoverati under 48 non vaccinati. Gli ospedali, quindi, sono intasati undici volte di più dagli anziani vaccinati rispetto ai giovani non vaccinati.

Questo dato è molto chiaro agli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, che indicano come per gli under-40 non si può calcolare la stima dell’efficacia del vaccino per “la bassa frequenza di eventi“. I giovani non muoiono e non finiscono in terapia intensiva anche se non sono vaccinati, quindi non si può calcolare quale sia il beneficio delle vaccinazioni in questa fascia d’età, mentre è evidente che il vaccino dia un importante beneficio nel ridurre i rischi di ricovero e morte nelle fasce d’età più avanzate (la terza dose riduce addirittura il rischio di morte di 74 volte negli over 80). I benefici del vaccino sono tanto più grandi quanto è più alto il rischio di Covid, che crea complicazioni serie soltanto nelle persone più anziane.

La stessa tabella evidenzia come il rischio di contagio non venga in alcun modo abbattuto dalla vaccinazione se non in modo molto marginale: i non vaccinati hanno un rischio di contagiarsi appena 1,6 volte superiore rispetto a quello dei vaccinati con due dosi da più di quattro mesi, appena 2,7 volte superiore rispetto ai vaccinati con due dosi da meno di quattro mesi, e appena 2,1 volte superiore rispetto ai vaccinati con tre dosi. Da questo dato emerge che il vaccino limita pochissimo la diffusione del contagio, che i vaccinati sono contagiosi tanto quanto i non vaccinati e che la protezione data dalla terza dose è addirittura inferiore rispetto a quella della seconda dose.

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Infine possiamo osservare come l’efficacia del vaccino nel prevenire la diagnosi negli ultimi due mesi sia abbondantemente inferiore all’80%, crollando al 41,6% nei vaccinati da più di due mesi (addirittura al 32% per gli under 40).

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In soldoni, si evince la totale inutilità delle vaccinazioni delle fasce più giovani della popolazione, come indirettamente indicato nei giorni scorsi persino dal governo che imponendo l’obbligo per gli over-50 – per proprietà transitiva – ha stabilito che lo stesso vaccino non è necessario per gli under-50.

Fonte: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_5-gennaio-2022.pdf