Francia, timore di radioattività nella sabbia proveniente dal Sahara ma l’esperto chiarisce: “non proviene da una zona pericolosa”

In queste ore, in Francia si diffonde il timore che la sabbia proveniente dal Sahara possa risultare radioattiva ma secondo Renaud Toussaint, direttore dell'Istituto per la Terra e l'Ambiente di Strasburgo, "non c'è stock di particelle inquinanti nella sabbia" della parte del Sahara colpita da forti venti

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Da lunedì 14 marzo, una lingua di sabbia e polvere dal Sahara ha raggiunto l’Europa, portando cieli arancio dalla Spagna fino all’Italia e al Centro Europa. I due Paesi con le concentrazioni maggiori sono stati Spagna e Francia, dove balconi, tetti di auto e case si sono ricoperti di un colore ocra e la neve sui Pirenei e sulle Alpi ha assunto una tonalità “caffelatte”.

Si tratta di un fenomeno naturale che avviene quando forti venti sollevano la sabbia e la polvere del deserto del Sahara e forti venti in quota trasportano masse d’aria cariche di queste particelle verso nord, fino in Europa.

In queste ore, in Francia si diffonde il timore che la sabbia possa risultare radioattiva. Le Parisien, noto giornale francese, per esempio, ha scritto in un articolo che “la sabbia, trasportata nei giorni scorsi dai venti in Francia, contiene cesio 137, un elemento radioattivo”.Il deserto del Sahara è segnato in modo permanente dalle ricadute dei test nucleari effettuati negli anni ’60”, riporta Le Parisien, parlando di una pioggia di sabbia sulla Francia che è “leggermente radioattiva”.

Il fatto che la polvere sahariana possa contenere questo elemento radioattivo è dovuto ai test nucleari che la Francia ha effettuato nel Sahara a partire dagli anni ‘60. All’epoca, il territorio del Maghreb faceva parte del protettorato francese, che si dedicò alla sperimentazione in quella regione di possibili armi nucleari. La Francia ha effettuato il primo test nucleare il 13 febbraio 1960 in Algeria e l’ultimo ha avuto luogo il 29 gennaio 1996. Allo stesso modo, la contaminazione della polvere con altre sostanze come il nichel è attribuita allo sviluppo industriale che hanno vissuto negli ultimi decenni i Paesi nordafricani, come il Marocco o la Tunisia.

Nel febbraio 2021, si è verificato un fenomeno simile di trasporto di sabbia e polvere dal Sahara in Europa e un’analisi dei campioni effettuata dall’ACRO (Association pour le Contrôle de la Radioactivité dans l’Ouest) aveva dimostrato la presenza di residui di inquinamento radioattivo risalenti a i test della bomba atomica effettuati in Algeria negli anni ‘60. Tuttavia, questi erano presenti in basse concentrazioni e non hanno rappresentano un rischio per la salute.

E nemmeno oggi sembrano esserci grandi motivi di preoccupazione. Renaud Toussaint, direttore dell’Istituto per la Terra e l’Ambiente di Strasburgo, afferma che questa nube di sabbia e polvere questa volta non proviene da un’area dove le sabbie sono cariche di sostanze inquinanti: “a priori, dove il vento ha soffiato abbastanza forte nel Sahara, non c’è stock di particelle inquinanti nella sabbia. Quella che è arrivato da noi ha una composizione minerale naturale e normale per la sabbia, quindi non c’è nessun pericolo particolare per l’aria e il suolo”.