Il 13 agosto, i promotori della petizione “Non c’è emergenza climatica” hanno proposto un “pubblico confronto scientifico“ in “una sede istituzionale o politica” tra scienziati ‘catastrofisti’ e ‘anti-catastrofisti’. In particolare, l’invito era stato rivolto ai promotori dell’Appello per il Clima. Purtroppo, però, non è arrivata alcuna risposta. Nell’invito, si indicava come termine temporale per “accettare la sfida” la fine di agosto.
“Con molto rammarico gli scriventi professori promotori della petizione prendono atto che il confronto scientifico non è stato accettato come, del resto, avviene da sempre“, si legge in un comunicato del gruppo, formato da otto docenti: Uberto Crescenti, Professore emerito di Geologia Applicata, già Magnifico Rettore; Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica; Mario Giaccio, Professore di Economia delle Fonti d’Energia; Enrico Miccadei, Professore di Geologia; Giuliano Panza, Professore di Geofisica, Accademico dei Lincei; Alberto Prestininzi, Professore di Rischi geologici; Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera; Nicola Scafetta, Professore di Fisica dell’Atmosfera e Climatologia.
“Oggetto del dibattito proposto era, da un lato, il contenuto della nostra Petizione, inviata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel 2019 e, poi, condivisa da oltre 1.200 scienziati di tutto il mondo e, dall’altro, il contenuto della loro lettera-appello”, ricordano. “La grave crisi economica che stiamo vivendo, con particolare riferimento al costo dell’energia, probabilmente solo accentuata dalla pandemia e dalla sciagurata guerra tra la Russia e l’Ucraina, rappresenta il benchmark dei primi gravi effetti delle decisioni assunte con il Green Deal dall’Ue, accettate senza un razionale confronto scientifico dal nostro Paese. È nostro dovere di docenti universitari segnalare queste gravi anomalie. E questo faremo in futuro senza soluzione di continuità. La grave assenza di un dibattito, plurimo, libero e senza tesi precostituite è incredibilmente trascurata dal sistema di informazione. Questo – concludono i docenti – è motivo di forte preoccupazione per le sorti della democrazia”.
Ora gli scienziati ‘anti-catastrofisti’ sono al lavoro su un nuovo documento che cercherà di spiegare la vera ragione dell’aumento dell’energia, le cui origini – fanno notare – sono da collocare ben prima della pandemia e della guerra russo-ucraina.
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