Rapporto IPBES sulla biodiversità: il 50% delle specie animali sono a rischio di estinzione

Secondo il rapporto IPBES, dal XVI secolo l'uomo sta mettendo a rischio la biodiversità, almeno 50% delle specie animali sono "dead species walking", e occorre agire in fretta rispettando i valori della natura
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Purtroppo dal XVI secolo in poi si è registrata un’impressionante estinzione di almeno 680 vertebrati, dal dodo al lupo di Sicilia e la tigre di Tasmania, quasi sempre a causa dell’uomo. Almeno il 9% di tutte le specie di mammiferi allevati per l’alimentazione o l’agricoltura sono state portate all’estinzione e almeno 1000 sono minacciate. Secondo l’IPBES – la Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, massima autorità scientifica in tema di biodiversità – la natura sta collassando in tutto il globo a livelli mai registrati nella storia, e il tasso di estinzione delle specie sta subendo un’accelerazione.

La biodiversità e i contributi della natura alle persone rappresentano il nostro patrimonio comune e la più importante “rete di sicurezza” per l’umanità. La diversità all’interno delle specie, tra le specie e degli ecosistemi, così come molti contributi fondamentali che ci offre la natura, dal cibo al legno e al sequestro del carbonio, stanno registrando una diminuzione rapida, sebbene possediamo mezzi e capacità per un futuro sostenibile per le persone e il pianeta.

L’urgenza di agire per gli animali a rischio di estinzione

Proprio nell’ambito dei valori della natura e e delle sfide chiave per il futuro della conservazione della biodiversità, si è parlato oggi a Roma, in una conferenza organizzata dall’Ispra presso la sede italiana del Parlamento Europeo nella conferenza per la presentazione dell’ultima pubblicazione IPBES dal titolo “Assessment Report on the Different Value and Valuation of Nature”, redatto da 82 esperti di scienze sociali, economiche e umanistiche. L’Ispra, rispondendo ad una richiesta formale del Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica rappresenta, insieme al Ministero, l’Italia presso IPBES, partecipa alla definizione dei programmi di lavoro ed indica e stimola la partecipazione di esperti italiani alla redazione dei rapporti.

IPBES dichiara che circa 1 milione di specie (un quarto di quelle conosciute) è a rischio d’estinzione. Di queste specie, il 50% potrebbe estinguersi entro la fine del secolo in corso. Gli autori del rapporto hanno coniato l’espressione “dead species walking” per le circa 500 mila specie non ancora estinte, ma che a causa della distruzione e degradazione degli habitat a loro disposizione e ad altri fattori legati alle attività umane (sovra-sfruttamento, inquinamento, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive) vedono ridurre le loro probabilità di sopravvivenza nel lungo periodo.

I dati impressionanti del rapporto IPBES

I dati sono impressionanti: ben 25% delle specie animali e vegetali è minacciato dall’estinzione. Oltre il 40% delle specie di anfibi, quasi il 33% dei coralli che formano la barriera corallina e dei mammiferi marini sono a rischio di estinzione. Sempre secondo IPBES, la biomassa dei mammiferi selvatici è diminuita dell’82% e un uno studio recente calcola che il 94% della biomassa dei mammiferi terrestri oggi viventi sia rappresentata da esseri umani (36%) e animali domestici (58%). Per gli insetti, i dati disponibili fanno ritenere che almeno il 10% delle specie sia minacciato. Negli ultimi cento anni l’abbondanza media di specie autoctone, nella maggior parte degli habitat terrestri, è diminuita di almeno il 20%.

Gli scenari sviluppati da numerosi scienziati, sulla base dei dati oggi disponibili, indicano che gli attuali tassi di estinzioni delle specie in natura sono da cento a mille volte superiori alla media delle estinzioni della storia del pianeta. Questi numeri portano a riferire il tempo che stiamo vivendo come sesta estinzione di massa, dopo quelle precedenti causate da eventi cosmici e planetari, tra le quali tutti conoscono quella che portò all’estinzione i dinosauri, 65 milioni di anni fa.

Una classificazione dei valori della natura

Per aiutare la politica a comprendere meglio i modi molto diversi in cui le persone concepiscono e apprezzano la natura, il Rapporto fornisce una classificazione nuova e più completa dei valori della natura. La nuova classificazione evidenzia come diverse visioni del mondo e sistemi di conoscenza influenzano il modo in cui le persone interagiscono e apprezzano la natura e presenta quattro prospettive generali: vivere dalla natura (la capacità della natura di fornire risorse per sostenere i mezzi di sussistenza, i bisogni e i desideri delle persone, come cibo e beni materiali; vivere con la natura (concentrarsi sulla vita “diversa da quella umana”); vivere nella natura (l’importanza della natura come ambiente per il senso del luogo e dell’identità delle persone);vivere come natura (vede il mondo naturale come una parte fisica, mentale e spirituale di se stessi).

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