Pasini (Cnr): “uomo causa del riscaldamento degli oceani, maggior rischio di eventi estremi”

Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr: “quando si riscaldano i mari, è più difficile tornare indietro rispetto all'aumento delle temperature al suolo”
MeteoWeb

Un’anomalia davvero eccezionale delle temperature nel mondo caratterizza gli ultimi 3-4 mesi. Dopo che venerdì 17 novembre, la temperatura media globale è stata di oltre 2°C più calda rispetto ai livelli pre-industriali, anche gli oceani fanno registrare un dato clamoroso. L’1 novembre la temperatura media della superficie degli oceani, nella zona compresa fra il 60° parallelo Sud e il 60° parallelo Nord, è stata di 20,79°C, la più alta finora registrata e ben 0,4°C sopra le medie del periodo, secondo i dati del programma europeo Copernicus.

Del riscaldamento degli oceani ha parlato anche Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr. Secondo l’esperto del Cnr, esso “è causato in grandissima parte dall’uomo, e fenomeni naturali come El Niño hanno contribuito solo marginalmente all’incremento delle temperature“. Con il mare così caldo, inoltre, “c’è un notevole e maggior rischio di eventi estremi“, dice Pasini, che sottolinea che questi dati sono il risultato delle emissioni di gas serra a partire dagli anni ’60. “A questi gas di origine antropica – spiega Pasini all’ANSA – si aggiunge il lieve contributo dei cicli naturali come El Niño, che ciclicamente riscalda parte del Pacifico, ma anche le emissioni del vulcano Tonga, nello stesso oceano, avvenuta nel gennaio del 2022, nonché la riduzione dei solfati nel petrolio, utilizzato dalle navi. Questi componenti del combustibile, diminuiti perché tossici per inalazione, svolgevano una funzione di raffreddamento del mare“.

Il record registrato da Copernicus preoccupa l’esperto del Cnr perché ‘‘quando si riscaldano i mari, è più difficile tornare indietro rispetto all’aumento delle temperature al suolo: il mare, infatti, ha una capacità termica maggiore rispetto al suolo. Si crea così un cosiddetto ‘scalino alto’, con le temperature degli oceani che, per inerzia termica, rimangono sempre così alte per diversi anni”. L’ultimo ‘scalino’, precisa Pasini, “è stato appunto registrato negli ultimi 5-6 mesi: in precedenza, ricordiamo quello del 1998, quando pure era in azione El Niño“. Le conseguenze del riscaldamento degli oceani – aggiunge l’esperto – sono la maggior evaporazione dei mari: “con le emissioni di vapore acqueo si libera dall’oceano una quantità di energia per la quale è prevedibili un maggior rischio maggiore di eventi estremi”.

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