Alpinisti deceduti sul Gran Sasso: perché è stato necessario il Sonar Recco?

Per superare le difficoltà imposte dal manto nevoso, i soccorritori hanno fatto ricorso al sistema Recco, una tecnologia all'avanguardia nel campo delle operazioni di soccorso in montagna

Tragico epilogo sulle vette del Gran Sasso: i corpi senza vita di Cristian Guadi e Luca Perazzini, i due alpinisti dispersi dal 22 dicembre, sono stati rinvenuti dopo giorni di ricerche incessanti. La coppia era scomparsa mentre affrontava la discesa dalla Direttissima al Corno Grande, la cima più elevata dell’intera catena appenninica. Le operazioni di ricerca, ostacolate da condizioni meteorologiche estremamente avverse, hanno visto l’impiego di squadre specializzate del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza, supportate dall’alto da un’eliambulanza della Regione Abruzzo e un elicottero dei Vigili del Fuoco. La tempesta di neve che ha imperversato nei giorni scorsi aveva reso particolarmente arduo localizzare i due alpinisti.

Sonar Recco

Per superare le difficoltà imposte dal manto nevoso, i soccorritori hanno fatto ricorso al sistema Recco, una tecnologia all’avanguardia nel campo delle operazioni di soccorso in montagna. Questo sistema, che si basa su una combinazione di dispositivi attivi e passivi, è progettato per individuare materiale metallico o riflettori sotto la neve.

Il funzionamento del Recco si fonda su un riflettore, un elemento compatto e leggero integrato nell’equipaggiamento tecnico degli alpinisti, che non necessita di batterie. Questo dispositivo riflette i segnali radar emessi da un rilevatore manovrato dai soccorritori. Le onde radar, inviate a una frequenza di 917 MHz, vengono riflesse dal riflettore a una frequenza doppia di 1834 MHz. Il segnale di ritorno viene poi convertito in impulsi sonori, permettendo ai soccorritori di localizzare la posizione del riflettore.

L’efficacia del sistema Recco si manifesta particolarmente in scenari complessi, essendo in grado di operare attraverso aria, neve e ghiaccio. La sua portata può raggiungere gli 80 metri in aria e fino a 20 metri nella neve compatta. Sebbene non sostituisca gli ARTVA (Apparecchi di Ricerca dei Travolti in Valanga), il Recco rappresenta un prezioso ausilio tecnologico nelle situazioni di emergenza in montagna.

Nonostante l’impiego di tecnologie avanzate e gli sforzi instancabili delle squadre di soccorso, il destino dei due giovani alpinisti era ormai segnato. Le temperature gelide e la violenta tormenta di neve non hanno lasciato loro scampo. Questa tragedia sottolinea ancora una volta l’importanza della prudenza e della preparazione nell’affrontare le sfide dell’alta montagna, ricordando come anche le tecnologie più avanzate possano talvolta risultare insufficienti di fronte alla forza imprevedibile della natura.