I massimi rappresentanti del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (ECMWF) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), insieme ai principali scienziati di entrambe le istituzioni, hanno presentato il rapporto European State of the Climate 2024. Questo rapporto è uno studio approfondito della variabilità e dei cambiamenti climatici in Europa e del loro impatto sulla vita delle persone.
Florence Rabier, Direttore generale del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (ECMWF), ha spiegato come è stato realizzato il rapporto: “combinando le migliori informazioni disponibili dai satelliti, dati a terra in situ e conoscenze fisiche del sistema terrestre. Possiamo ottenere il quadro più preciso del clima del pianeta oggi e i nostri risultati ci dicono che l’Europa è il continente che si riscalda più velocemente ed ha appena sperimentato il suo anno più caldo mai registrato. È chiaro anche che l’Artico è una delle regioni che si riscalda più velocemente sulla Terra. Questo per dire che il riscaldamento non è solo globale, ma anche impatti a scala regionale e locale. Il calore ha impatti sulla salute e lo stress da calore dipende dalla temperatura ma anche da parametri come vento e umidità. E quello che vediamo è che lo stress da calore continua ad aumentare in Europa”, ha detto Rabier, invitando i giornalisti che seguivano la conferenza a “prendere questi dati, queste informazioni, questa scienza e sottolineate l’importanza di costruire una maggiore resilienza e preparazione climatica”.
Celeste Saulo, Segretario generale dell’OMM, ha affermato: “anche il rapporto State of the Global Climate 2024 dell’OMM conferma che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, sulla base di 6 dataset globali. Tutti gli ultimi 10 anni sono stati i 10 anni più caldi mai registrati. Gli indicatori di cambiamento climatico, come calore dell’oceano e acidificazione, aumento del livello del mare, ghiaccio marino, sono allarmanti e hanno grandi implicazioni per ogni singolo continente, inclusa l’Europa. Dall’inizio delle registrazioni nel 1975, i ghiacciai a livello globale hanno perso un totale di 9000 miliardi di tonnellate, equivalente a un enorme blocco di ghiaccio delle dimensioni della Germania con uno spessore di 25 metri. Il mio messaggio è semplice: ogni frazione di grado è importante. L’adattamento climatico non è un’opzione, è una reale necessità oggi, non domani. L’OMM mira a intensificare e rinforzare i sistemi di allerta precoce nel mondo, per rendere le nostre economie e le nostre società più resilienti agli eventi estremi, come alluvioni e calore. Stiamo compiendo progressi ma dobbiamo andare più veloci e dobbiamo andare più lontano e farlo insieme”.
Alcuni dati del rapporto
Temperature
Samantha Burgess ha illustrato i principali risultati del rapporto, sottolineando come l’European State of the Climate 2024 sia stato uno “sforzo collaborativo di oltre 100 scienziati da tutta Europa e dal mondo, che hanno analizzato oltre 40 dataset per raccontare la storia del clima europeo nel 2024”. L’esperta ha iniziato parlando dell’anomalia di temperatura registrata in Europa nel 2024: “il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa. Oltre alle temperature globali, anche la temperatura del mare è stata eccezionalmente alta, il livello del mare continua ad aumentare, anche le concentrazioni di gas serra in atmosfera continuano ad aumentare, raggiungendo livelli record nel 2024. Dagli anni ’80, l’Europa si scalda al doppio del tasso globale medio, il che la rende il continente che si riscalda più velocemente sulla Terra”. Per quanto riguarda il 2024, “gran parte del caldo record è stato registrato in particolare sui settori orientali e meridionali sull’Europa. Tutte le regioni dell’Europa hanno sperimentato temperature oltre la media, eccetto parte della Groenlandia e dell’Islanda, che è stata l’unica area ad essere più fredda della media. In media, in Europa il 43% dei giorni del 2024 è stato molto più caldo della media e il 12% dei giorni sono stati i più caldi mai registrati. Mentre negli ultimi anni abbiamo visto ondate di calore battere record di temperatura massima locale, una caratteristica chiave dell’estate nell’Europa sudorientale nel 2024 è stata la durata del calore”: è stata registrata “l’ondata di calore più lunga per l’Europa sudorientale”, con ben 13 giorni. “In alcuni momenti, le ondate di calore sono state separate solo da 3 giorni”, afferma Burgess, con 43 giorni su 97 che hanno avuto ondate di calore dall’1 giugno al 5 settembre.
“Le Svalbard e l’Artico europeo sono uno dei posti che si riscaldano più velocemente sulla Terra. Per l’Artico nel suo complesso, il 2024 è stato il 3° anno più caldo mai registrato e le Svalbard hanno visto la terza estate consecutiva con caldo record, superando il record del 2023 con grande margine”, continua l’esperta. Le temperature ben oltre la media nell’Artico orientale europeo hanno portato ad una perdita di massa record dai ghiacciai della Scandinavia e delle Svalbard e la più grande perdita di massa in qualsiasi regione a livello globale nel 2024.
Alluvioni
Particolare attenzione nel rapporto è stata data alle alluvioni che hanno colpito l’Europa nel 2024, le più diffuse dal 2013, con il 30% della rete fluviale europea che ha superato la soglia di piena “alta” durante l’anno e il 12% che ha superato la soglia di piena “grave”. “Secondo l’IPCC, l’Europa è una delle aree con il più grande aumento previsto del rischio inondazioni”, afferma Burgess.
L’European State of the Climate 2024 si sofferma in particolare su due tempeste che hanno causato devastanti alluvioni in Europa: la tempesta Boris sull’Europa centro-orientale a settembre e la DANA nella regione di Valencia, in Spagna, ad ottobre. Per quanto riguarda la tempesta Boris, Burgess ha spiegato che ha causato “precipitazioni estreme su una vasta area dell’Europa centrale e orientale, portando ad alluvioni in 8 Paesi: Germania, Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Italia. In parti di Polonia, Germania, Repubblica Ceca e Romania, l’equivalente di 3 mesi di pioggia è caduto in 5 giorni dal 12 al 16 settembre. Nel Danubio superiore, questo è stato di gran lunga il più grande evento di precipitazione su 5 giorni mai registrato”.
Le alluvioni nella regione di Valencia a fine ottobre “hanno avuto un impatto devastante, con 232 vittime”. “Le tempeste hanno persistito per diverse ore il 29 ottobre, battendo il record nazionale per le precipitazioni totali in 1, 6 e 12 ore. Il totale di precipitazioni in un’ora è stato il triplo della soglia per definire la pioggia torrenziale”, ha spiegato Burgess.
Eventi estremi
“Mentre il clima si scalda, vediamo sempre più eventi estremi”, ha detto ancora l’esperta, elencando ondate di calore record, alluvioni diffuse, tempeste, siccità e specificando che la stagione delle tempeste 2023-2024 ha visto il maggior numero di tempeste con nome da quando esiste l’assegnazione di nomi per le tempeste dal 2015. 413mila persone sono state colpite da tempeste e inondazioni e 42mila dagli incendi. In generale, si stima che 335 persone hanno perso la vita in Europa lo scorso anno a causa di tempeste e alluvioni. “Questi eventi estremi hanno portato a perdite stimate di 18,2 miliardi di danni in Europa, di cui l’85% attribuiti alle alluvioni”, ha aggiunto Burgess.
Adattamento e resilienza
Andrew Ferrone, Vice Direttore Clima e Sviluppo Sostenibile, Ministero dell’Ambiente, del Clima e della Biodiversità (MECB), Lussemburgo (a nome dell’OMM), ha parlato delle strategie di adattamento e resilienza climatica in Europa, con particolare riferimento alla resilienza dell’ambiente costruito agli eventi estremi “perché una popolazione sempre più grande in Europa vive in città, quindi questo diventerà un argomento sempre più importante”. “Gli eventi meteo estremi presentano rischi crescenti per l’ambiente costruito e le infrastrutture dell’Europa. Le proiezioni indicano che i danni all’ambiente costruito aumenteranno fino a 100 volte alla fine del secolo a causa del cambiamento climatico. Uno dei maggiori rischi è quello delle alluvioni ed è identificato come quello per cui è necessaria un’azione urgente poiché le proiezioni della severità del rischio indicano che sarà al livello critico/catastrofico entro la metà/fine del secolo”, ha affermato Ferrone.
“Le aree urbane sono particolarmente vulnerabili alle inondazioni a causa del maggior rischio di ruscellamento durante le tempeste”, ha continuato l’esperto, parlando poi delle azioni di adattamento intraprese dalle città in Europa. “Quasi tutte le città stanno già intraprendendo qualche forma di azione. Nel 2022, 90mila azioni di adattamento sono state riportate affrontando le necessità di adattamento in edifici, ambiente, terra, agricoltura e altri settori. In Europa, le misure fisiche e tecnologiche sono state le più comuni, seguite dalle soluzioni nature-based”, con le misure economiche che sono le meno riportate. “Le misure fisiche e tecnologiche includono cose come acqua, riciclo, progettazione degli edifici, sistemi di allerta precoce” e molto altro.
Ferrone sottolinea come sia importante “combinare questi approcci”, illustrando alcuni esempi delle iniziative di adattamento e resilienza climatica intraprese da alcune città europee. Per esempio, contro le inondazioni, Glasgow sta implementando sistemi di allerta precoce, iniziative di resilienza guidate dalla comunità e infrastrutture resilienti alle inondazioni. Contro le ondate di calore, Parigi sta piantando alberi e rivitalizzando i parchi per aumentare il rinfrescamento e la biodiversità. Contro le ondate di calore e l’inquinamento dell’aria, Milano sta implementando misure di riforestazione, espandendo i rifugi climatici e promuovendo infrastrutture green. Contro le inondazioni, Bratislava sta creando bacini idrici, giardini per l’acqua piovana e tetti verdi.
Ferrone sottolinea come le città europee siano diventate più resilienti ma sforzi continui miglioreranno ulteriormente la loro capacità di affrontare le sfide climatiche in maniera più efficiente. Il numero di Paesi con piani di adattamento climatico è cresciuto da 28 nel 2018 a 32 nel 2023 e “si stima che il 51% delle città europee abbia piani di adattamento dedicati, segnando un significativo progresso dal 26% nel 2018”, spiega l’esperto.
Contrasti est-ovest
Come si spiega questo contrasto est-ovest in molte variabili climatiche? E può essere legato al cambiamento climatico, così come le diffuse alluvioni? A questa domanda posta dai giornalisti, Burgess ha risposto che il contrasto “può essere legato dalla circolazione atmosferica in Europa nel 2024. Nel 2024, abbiamo avuto sistemi di alta pressione che sono stati frequentemente posizionati sull’Europa orientale, che hanno portato meno nuvole e piogge, cieli sereni, maggiore soleggiamento, che hanno determinato condizioni più calde della media. Al contrario, l’Europa occidentale è stata spesso sotto l’influenza di sistemi di bassa pressione, che hanno portato frequentemente tempeste atlantiche e sistemi frontali; questo ha determinato condizioni piovose, nuvolose e relativamente fredde. Se questo contrasto può essere legato al cambiamento climatico, la risposta è non proprio. I contrasti in Europa accadono molto frequentemente. Quando monitoriamo il clima, non guardiamo solo alla media annuale, ma anche alle anomalie a livello mensile per comprendere davvero la gamma della diversità delle condizioni meteo nel corso dell’anno. E il 2024 è stato insolito in questi contrasti est-ovest. Abbiamo visto contrasti in passato ma normalmente sono contrasti nord-sud, con l’Europa meridionale che è più calda e asciutta della media e l’Europa settentrionale che è meno calda e più piovosa della media. Quando guardiamo i fronti di tempesta, sappiamo che, a causa di un’atmosfera più calda, le nuvole trattengono più pioggia; quindi quando piove, la pioggia è più intensa. Quindi possiamo dire che per molti eventi di tempesta del 2024, le precipitazioni sono state probabilmente più severe perché l’atmosfera più calda tratteneva più umidità”, ha spiegato l’esperta.
Riguardo i contrasti est-ovest in termini di precipitazioni, Carlo Buontempo, Direttore del Copernicus Climate Change Service presso l’ECMWF, ha affermato che “sono abbastanza comuni”. “Ma quello del 2024 è stato abbastanza insolito. La maggior parte delle proiezioni per l’Europa enfatizzano un contrasto più nord-sud, con una siccità crescente al sud e condizioni più piovose al nord. Il tipo di contrasto pronunciato est-ovest è meno comunemente discusso. In questa fase, è difficile dire con certezza se sia stato legato al cambiamento climatico”, ha detto Buontempo.
Parlando delle alluvioni che hanno colpito Valencia, l’esperto sottolinea 2 componenti in particolare. “Sappiamo che non solo a Valencia ma sulla costa orientale della Penisola Iberica molte inondazioni storiche sono relative alle DANA, responsabili per la maggior parte delle inondazioni. Questi eventi sono più importanti qui che in altre zone dell’area e c’è una certa incertezza sulle tendenze del loro verificarsi. Allo stesso tempo, se guardiamo all’Europa meridionale in generale, possiamo vedere che Valencia non è un caso isolato. L’anno scorso, in Europa abbiamo visto diverse inondazioni e molte sono legate a queste precipitazioni molto intense e localizzate, che possono essere alimentate dall’alta temperatura dell’atmosfera che trattiene più vapore acqueo e quindi è più incline alle precipitazioni intense, e anche dall’alta temperatura del mare, sia nel Mediterraneo che nell’Oceano Atlantico”, ha aggiunto l’esperto.
Saulo ha sfruttato l’argomento dell’alluvione a Valencia per sottolineare l’importanza dei sistemi di allerta precoce: “non si tratta solo di un buon sistema di monitoraggio e previsione, ma anche di comprensione del rischio, comunicazione, risposta e preparazione. Questi sono i 4 pilastri su cui lavorare affinché i Paesi possano essere meglio preparati per affrontare questi eventi estremi che stanno interessando il mondo. Dobbiamo aumentare le capacità dei Paesi in tutti e 4 i pilastri. Dobbiamo sottolineare l’importanza della valutazione del rischio, della comunicazione e della comprensione da parte della popolazione su come reagire per proteggere se stessi”.
Confronto tra il riscaldamento in Europa e altri continenti
Alla domanda su un confronto tra il riscaldamento in corso in Europa e quello di altri continenti, Burgess ha risposto: “tutti i continenti, eccetto l’Australasia, hanno avuto il loro anno più caldo mai registrato nel 2024. L’eccezione è un punto del Nord Atlantico e la Groenlandia sudorientale che stanno mostrando un raffreddamento. Ci sono alcuni continenti e regioni come l’India che non si stanno riscaldando velocemente come altre parti del mondo. Ma in linea generale, ad eccezione di questi punti relativamente freschi, tutte le terre si stanno riscaldando ma a velocità differenti”.
Il ruolo di El Niño/La Niña sul meteo in Europa
Alla domanda su quale sia stato il ruolo dei fenomeni climatici El Niño/La Niña nel Pacifico sul meteo eccezionale dell’Europa nel 2024, Buontempo ha spiegato che “El Niño svolge un ruolo molto importante nel controllare le temperature globali ma anche gli impatti locali, soprattutto nei tropici. Il collegamento con l’Europa è più debole rispetto ai tropici ed è più difficile stabile un collegamento diretto con El Niño/La Niña. Gli impatti di El Niño tendono ad essere più forti in inverno in Europa. Altri processi modulano l’impatto di El Niño in altre stagioni. Nel 2024, per esempio, l’autunno è stato molto significativo in termini di inondazioni. Quindi non si può fare un collegamento diretto ma El Niño agisce come un modulatore e quindi è importante monitorare lo stato di El Niño perché può darci un po’ di vantaggio nel prevedere alcuni di questi eventi”.
L’intelligenza artificiale per le previsioni meteo
Alla domanda sull’impiego dell’intelligenza artificiale nelle previsioni meteo, Rabier ha spiegato che “l’AI sta facendo progressi in particolare nella meteorologia, nelle scale temporali più brevi, ossia per i giorni seguenti. All’ECMWF stiamo lavorando con gli Stati membri e abbiamo implementato il primo modello operativo AI per prevedere il meteo fino a 15 giorni di anticipo. Ma ci sono anche buone indicazioni sul fatto che possiamo prevedere il meteo per scale temporali più lunghe, come quella substagionale, che riguarda qualche settimana di anticipo, ma anche la scala temporale stagionale. Quindi ci stiamo spingendo dal meteo al clima e qui ci sono molte opportunità per l’AI per svolgere un ruolo chiave. Al momento è poco sviluppata ma è molto promettente. I vantaggi dell’AI è che può essere abbastanza precisa e molto più veloce nell’emulare alcuni processi fisici. Quindi poiché le simulazioni climatiche sono molto costose da eseguire, l’AI può svolgere un ruolo per accelerare alcuni processi e quindi rendere il modellamento climatico più efficiente”.
I tagli alla NOAA e gli impatti sulla scienza
Alla domanda se i tagli alla NOAA voluti dall’amministrazione Trump avranno impatti sulla scienza climatica o sui servizi climatici in Europa, Rabier ha risposto che “certamente il taglio dei fondi alla NOAA, che è un partner fondamentale nella comunità, avrà un’influenza nella scienza climatica e nella comunità nel suo complesso. Le collaborazioni della NOAA con molte istituzioni nel mondo hanno fornito un contribuito enorme alla scienza delle previsioni meteo e alla scienza climatica. Spero che il taglio dei fondi non colpirà troppo la NOAA. Questo per la parte della scienza. Per quanto riguarda le osservazioni, sono assolutamente fondamentali per monitorare cosa facciamo. Da marzo, vediamo un calo del numero delle osservazioni della NOAA dovuto ai tagli, un taglio del 10% nel numero delle osservazioni fornite dai palloni sonda, e queste sono molto importanti per le previsioni in tutto il mondo, perché il meteo non conosce confini. Ogni osservazione persa è una perdita per il monitoraggio climatico, per la calibrazione dei satelliti, per la verifica delle previsioni. Quindi, sia in termini di scienza che di osservazioni per il meteo e il clima, penso che ci sarà un impatto sulla comunità”.
