Frana Cancia, “forza dirompente mai vista ma le opere hanno mitigato”

Maltempo, 20 famiglie coinvolte nella frana a Cancia: la Provincia di Belluno: “oltre 50mm di pioggia in 30 minuti”

Da una prima analisi possiamo dire che le opere di contenimento realizzate dopo la tragica colata del 2009 sono state utili a mitigare gli effetti di quella della scorsa notte, anche se non sufficienti a neutralizzarla”. Così in una nota il Presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, che si è recato a Cancia di Borca di Cadore dopo l’ondata di maltempo che ha causato l’enorme frana che ha invaso il paese e responsabile anche dell’evacuazione di alcune case e della chiusura della strada statale 51 di Alemagna che conduce a Cortina d’Ampezzo. “L’evento meteorologico scatenatosi, con oltre 50 millimetri di pioggia nell’arco di 30 minuti, è di una portata mai vista in precedenza, tanto da scatenare la furia di un vero e proprio fiume di acqua, fango e detriti, sceso a una velocità impressionante – spiega – nei prossimi giorni saranno naturalmente fatte tutte le valutazioni e le analisi del caso, ma al momento la priorità è naturalmente quella di dare assistenza alle persone colpite e ripristinare la viabilità, mettendo in sicurezza le abitazioni”.

“Il primo pensiero – sottolinea Padrin – va alle persone coinvolte dalla frana, che hanno visto colpite le loro case e le loro proprietà. Ho incontrato personalmente molti di loro: nei loro volti ho visto dolore, paura e sgomento, ma anche grandissima dignità, forza e voglia di reagire. A tutti loro voglio dire che la Provincia c’è e si attiverà in tutte le forme utili”, aggiunge Padrin, che ringrazia Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, Protezione Civile e i dipendenti della Provincia che si sono mobilitati già nella notte e attivati immediatamente per affrontare l’emergenza.

A Cancia, dalle prime luci dell’alba, anche il consigliere Bortoluzzi. “Stiamo seguendo l’evolversi della situazione in stretto contatto con il Comune di Borca – dove è stato attivato il COC – i Vigili del Fuoco e le Forze dell’Ordine, oltre ai molti volontari di Protezione Civile, e non, giunti da subito sul posto per dare il loro contributo. Gli eventi di questi giorni hanno mostrato come la forza dirompente della montagna possa essere violenta; il nostro impegno è e sarà massimo per gestire al meglio possibile la situazione”, sottolinea Bortoluzzi. Che ricorda: “nel sorvolo eseguito ieri dall’elicottero i vasconi di contenimento realizzati a valle della linea di frana risultavano sgombri, così come risulta evidente che le opere eseguite hanno contribuito a dissipare l’energia prodotta dal fronte di frana, mai verificatosi con una quantità di materiale simile; il fenomeno della scorsa notte ha scatenato una forza dirompente mai vista in precedenza. Nella mattinata, a fronte di oltre venti abitazioni interessate in varia misura dalla colata detritica, abbiamo attivato i primi interventi di somma urgenza. La struttura provinciale è in contatto anche con la struttura regionale di protezione civile che – tramite l’assessore Bottacin, arrivato in mattinata a Cancia – ha garantito supporto per eventuali necessità logistiche e come punto di contatto con il Dipartimento nazionale di Protezione Civile“, conclude Bortoluzzi.

Geologi: “in Cadore frana importante per dimensione e quantità”

A Borca di Cadore, la scorsa notte si è verificata “una colata di detriti rapida. Ma la sua magnitudo sembra molto importante, sia per la dimensione dei singoli massi sia per la quantità di detrito trascinato a valle dalla frana”. Lo sottolinea in una nota il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, Giorgio Giachetti.Dobbiamo ricordare – spiega Giachetti – che questa frana è stata ricaricata a monte da una sequenza di eventi alluvionali, primo tra tutti Vaia nel 2018, che hanno accumulato decine di migliaia di metri cubi di detrito, sia alimentata dal progressivo disfacimento di ammassi rocciosi. Ricordando che in occasione di Vaia non sono discese colate, possiamo intuire la quantità che si è accumulata“.

Provincia di Belluno e Regione Veneto hanno realizzato diverse opere tra le quali la briglia “sabodam”, la canalizzazione delle acque di deflusso, la realizzazione di arginature, il ripristino del bacino di contenimento a valle, sistemi di monitoraggio, la sistemazione della “piazza alta” per la prima delle colate, e altre in progetto. “Il problema nel presente caso – puntualizza Giachetti – è che si è trattato di un evento di particolare importanza. Tutti gli interventi possono solo mitigare il pericolo, ma non risolverlo. Mitigare significa attenuare le conseguenze dell’evento ma non risolverlo. Quando il valore delle opere di difesa supera quello dei beni difesi, bisogna chiedersi se vale la pena realizzare nuove opere di difesa oppure dislocare i beni da difendere. È durissima da digerire, ma è così”, conclude.