di Alessandro Martelli (già Direttore del Centro Ricerche ENEA di Bologna e Docente di Costruzioni in Zona Sismica alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Ferrara) – L’Italia è caratterizzata da una notevole pericolosità sismica in gran parte del suo territorio, pericolosità che è molto elevata in particolare al sud (Calabria e Sicilia). La vulnerabilità sismica del costruito è anch’essa sovente assai elevata, ciò che sovente rende il rischio sismico altissimo. Sono decenni che, in base alle mie competenze, scrivo, in articoli sia tecnici che divulgativi (in particolare su Meteoweb e StrettoWeb), su tale pericolosità, su tale vulnerabilità, su tale rischio e sulle moderne tecnologie antisismiche (isolamento sismico, dissipazione di energia, dispositivi in leghe a memoria di forma, ecc.), cercando di convincere sia l’opinione pubblica che le Istituzioni ad affrontare correttamente il problema della protezione sismica e, conseguentemente, della vita.
Chiedo, in particolare, un’adeguata definizione dei terremoti di progetto, nonché una vasta applicazione delle moderne tecnologie antisismiche, soprattutto alle strutture più critiche, quali le scuole (che ospitano i nostri figli, cioè il nostro futuro), gli ospedali (che devono restare integri per curarvi i feriti), i grandi ponti e viadotti e gli impianti a rischio rilevante.
Ciò deve essere fatto ben prima che si verifichi un violento terremoto, non attendendo che esso si sia verificato, quando tutti sono presi dalla gestione dell’emergenza.
Sono ormai anziano e non scrivo certamente per mio tornaconto. Spesso scrivere mi costa fatica, perché la mia salute non è più buona. Spesso ricevo insulti da parte di chi, pensandola diversamente da me, non è in grado di affrontare un dibattito corretto.
Ma scrivo ugualmente per cercare di contribuire a proteggere la vita, lo faccio per i nostri (non solo i miei) figli e nipoti.
Ma sto parlando al vento? Posso ancora sperare di no?






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