Il Ponte sullo Stretto di Messina tra sfide tecnico-scientifiche ed etiche: la scienza dice che si può fare, ma con juicio

Alla luce dei recenti progressi compiuti nella quantificazione affidabile della pericolosità sismica, per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, è opportuno considerare come magnitudo di progetto 7.7

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Il Ponte sullo Stretto di Messina è un progetto dalle grandi potenzialità per Sicilia e Calabria ma ha sempre incontrato l’opposizione della politica e anche di una certa fetta di popolazione. Il violento terremoto del 1908, che provocò oltre 100.000 morti tra Messina e Reggio Calabria, è una ferita indelebile per questa zona dell’Italia e proprio la sismicità dell’area è il primo pretesto utilizzato da chi si oppone alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Eppure la scienza fornisce le informazioni che sostengono la possibilità di realizzare il progetto.

La realizzazione del Ponte sullo Stretto incontra l’opposizione di parte dell’opinione pubblica e quindi, oltre alle sfide di natura tecnico-scientifica, deve affrontare anche quelle di natura etica. Mettere a punto la realizzazione del collegamento sullo Stretto richiede la valutazione della sismicità dell’area, in modo da stabilire una “soglia di resistenza” del progetto ai terremoti che potrebbero verificarsi. Ma come reagirà la popolazione alla comunicazione di notizie così importanti? “Il sismologo interessato ai terremoti futuri contribuisce con un piccolo ma cruciale anello in una catena di sicurezza che, se intrapresa nel rispetto dei principi dell’indagine scientifica e del reporting, non richiede giudizi morali o considerazioni etiche”, scrive Roger Bilham, Professore di Scienze Geologiche all’Università di Colorado, Boulder, in uno studio pubblicato su Geoethics.

La previsione dei terremoti è associata ad incertezze sul tempo che generalmente non sono facili da assimilare per il pubblico. Anche le stime del massimo terremoto atteso (Mmax) in un’area, che escludono le considerazioni sul tempo, potrebbero provocare preoccupazione pubblica. Da una parte, è ingiustificabile non rivelare risultati importanti per la sicurezza pubblica, ma dall’altra, la comunicazione di queste informazioni potrebbe provocare allarme o mettere in moto una catena di circostanze che potrebbero mettere in agitazione altri scienziati, causare preoccupazioni nell’opinione pubblica o indebolire economicamente alcuni settori dell’economia”, riporta lo studio di Bilham.

Nel suo studio, Bilham illustra l’esempio dell’India, in cui “la rivelazione da parte dei media delle discussioni scientifiche internazionali sul massimo terremoto atteso ha allarmato il settore pubblico e ha gravato sulle autorità civiche responsabili della mitigazione del rischio sismico. Poiché lo scienziato è fondamentalmente responsabile della divulgazione di informazioni sensibili ai mezzi di informazione, fino a che punto è anche moralmente responsabile della successiva catena di eventi? Negli Stati Uniti, il National Earthquake Prediction Evaluation Council (NEPEC) fornisce un possibile modello per la distribuzione di informazioni sensibili al pubblico, evitando le potenziali insidie del sensazionalismo”, si legge nello studio.

Dal punto di vista tecnico-scientifico, disponiamo delle informazioni sulla magnitudo a cui il progetto deve resistere. “Quando la completezza dei cataloghi è appena sufficiente, gli approcci probabilistici tentano di superare il problema, per esempio, implementando il metodo dei valori estremi”, scrivono Paolo Rugarli, Franco Vaccari e Giuliano Panza, autori di uno studio pubblicato su Vietnam Journal of Earth Sciences. Nel loro studio, considerando i nodi sismogenetici identificati nel territorio italiano, hanno dimostrato che incrementare la magnitudo, M, associata ad una faglia con una costante ∆M equivale, come normalmente richiesto dagli Eurocodici e da altri standard internazionali per azioni strutturali tipiche, ad applicare, al momento sismico della faglia stessa, un coefficiente di sicurezza γq.

A sua volta, questo è equivalente ad applicare un coefficiente di sicurezza γEM alla deviazione standard tipica nella valutazione della magnitudo, σM, in modo da ottenere l’incremento di magnitudo desiderato ∆M=γEMσM, per ogni sorgente sismica. Utilizzando un valore tipico γEMσM=0.5, basato sui valori centrali di σM=0.25 (0.2-0.3) e di γEM=2.0 (1.5-2.5), e applicando l’approccio neodeterministico solo ai nodi sismogenetici, è stato dimostrato che, entro il limite degli errori, si ottengono stime della pericolosità che trovano corrispondenza quasi ovunque con quelle ottenute con lo stesso approccio applicato all’eccezionale catalogo dei terremoti italiani, lungo circa 1.000 anni. Piccole variazioni sono legate a possibili errori nella valutazione dell’IMCS di eventi storici o in eventi sismici mancanti in un’area italiana molto ristretta, con proprietà meccaniche e reologiche molto peculiari. L’unicità del catalogo italiano ci ha permesso di formulare il modello e condurre questo studio pilota”, scrivono i ricercatori.

Ciò che riteniamo rilevante è che c’è un ottimo accordo generale, che non era ovvio a priori, considerando la natura totalmente differente dei due gruppi di dati, il catalogo dei terremoti da una parte ed i nodi sismogenetici, identificati indipendentemente dalla sismicità nota, dall’altra. In ogni caso, bisogna sottolineare che nella sismicità, lacune nei dati storici sono comuni e quindi non sorprende una mancanza locale di congruità di un coefficiente di sicurezza ipotizzato indicativamente. A nostro parere, a causa delle differenze nella qualità e nell’affidabilità dei dati disponibili per le diverse regioni sismiche, si potrebbe anche accettare la necessità di assumere diversi coefficienti di sicurezza. La messa a punto di questi fattori di sicurezza si troverebbe sempre, tuttavia, di fronte alla mancanza di dati e richiede studi ad hoc”, concludono gli esperti.

Il metodo neodeterministico risolve, in prima approssimazione, problemi fisici fondamentali posti da un’adeguata descrizione del processo fisico del verificarsi di un terremoto. Quindi, il metodo neodeterministico permette di considerare naturalmente il più grande evento fisicamente possibile, solitamente denominato massimo terremoto credibile MCE, la cui magnitudo di progetto Mdesign in un sito specifico è poi posta pari alla magnitudo massima osservata o stimata Mmax, più multipli, γEM, della deviazione standard globale (σM). Nelle aree in cui mancano informazioni sulle faglie o dove i dati sono molto scarsi, per stimare il massimo terremoto credibile MCE sono utilizzati metodi di analisi sia storici che morfostrutturali. Il fattore γEM può essere considerato come un “coefficiente di sicurezza regolabile” per la magnitudo di un terremoto da applicare sistematicamente con altri coefficienti di sicurezza utilizzati nell’ingegneria strutturale. Quindi è ragionevole considerare Mdesign = Mmax + γEMσM, dove σM ≈ 0.2-0.3 e γEM ≈ 2.0.”, si legge in un altro studio pubblicato sul Vietnam Journal of Earth Sciences.

Per lo Stretto di Messina, considerando per essere conservativi il limite superiore di γEMσM, la magnitudo di progetto risulta essere Mdesign = Mmax + γEMσM = 7.0 + 0.7 = 7.7. Gli studi riportati in questo articolo sono il supporto scientifico al fatto che nella zona di Messina, per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, è opportuno considerare come magnitudo di progetto 7.7 e rivedere i risultati dello studio del 2008 alla luce dei recenti progressi compiuti nella quantificazione affidabile della pericolosità sismica.

Questo valore supera quanto ipotizzato recentemente da un nuovo studio condotto sui fondali marini dello Stretto e sulla sismo-tettonica dell’area, che ha svelato, per la prima volta, l’ubicazione e le caratteristiche geometriche della possibile faglia da cui si originò il devastante sisma del 1908, concludendo che la faglia è in grado di scatenare terremoti di magnitudo 6.9 e dunque che l’eventuale opera sullo Stretto di Messina dovrà resistere ad una magnitudo superiore a 6.9.