Mentre il gigantesco razzo SLS di Artemis II si prepara a lasciare la Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center per raggiungere la rampa 39B, la NASA guarda già al prossimo traguardo: un possibile lancio a febbraio. L’obiettivo però, chiariscono i vertici dell’agenzia, non è rispettare una data a tutti i costi. La priorità resta una sola: la sicurezza. Il rollout del razzo, previsto oggi 17 gennaio, segna l’inizio di una fase decisiva. Dopo il lento trasferimento di circa 6,4 km a bordo del Crawler-Transporter 2, inizierà una complessa sequenza di integrazioni e test che culminerà nella wet dress rehearsal del 2 febbraio. Si tratta di una simulazione completa del conto alla rovescia, con il caricamento dei propellenti criogenici: un passaggio obbligato prima di qualsiasi via libera al lancio.
Febbraio: una finestra possibile, ma impegnativa
Se tutto dovesse andare alla perfezione, la NASA potrebbe tentare il lancio nella prima finestra utile, a partire dal 6 febbraio. Ma gli stessi responsabili della missione ammettono che si tratta di uno scenario ambizioso. L’esperienza di Artemis I, nel 2022, è ancora ben presente: problemi di rifornimento, perdite di idrogeno e difficoltà nelle infrastrutture di terra causarono ritardi superiori ai 6 mesi.
“Non è una corsa“, ha sottolineato Jeff Radigan, direttore di volo capo di Artemis II. Coordinare il possibile lancio lunare con altre missioni con equipaggio, come Crew-12 diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale, non deve tradursi in decisioni affrettate. “L’ultima cosa che vogliamo è scegliere troppo presto e perdere un’opportunità“, ha spiegato.
Una missione storica, ma ancora di prova
Artemis II sarà la prima missione con astronauti diretta verso la Luna dal 1972, anche se non prevede un allunaggio. I 4 membri dell’equipaggio – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – seguiranno una traiettoria di “ritorno libero” intorno al nostro satellite, spingendosi più lontano dalla Terra di qualsiasi essere umano nella storia.
Durante i circa 10 giorni di volo, Orion verrà testata in condizioni reali per verificare che possa sostenere un equipaggio nello spazio profondo. I dati raccolti saranno fondamentali per Artemis III, la missione che dovrebbe riportare astronauti sulla superficie lunare nel 2027 o 2028.
Tutto dipende dalla “prova generale”
Secondo il direttore del lancio Charlie Blackwell-Thompson, è proprio la wet dress rehearsal a rappresentare l’ago della bilancia: dal suo esito dipenderà la reale possibilità di un decollo a febbraio. John Honeycutt, a capo del team di gestione della missione, ha ribadito la linea della prudenza: “Non diremo di essere pronti a volare finché non lo saremo davvero“.
Se febbraio dovesse sfumare, la NASA ha già pronte finestre alternative a marzo e aprile. Perché Artemis II non è solo un lancio: è il primo passo umano verso una nuova era lunare, e ogni passo, per arrivare lontano, deve essere fatto con il giusto tempo.



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