La più potente tempesta di radiazioni solari dal 2003 colpisce la Terra: cosa è successo

Un evento spaziale raro e storico: forti effetti per satelliti e astronauti, ma nessun pericolo per chi vive al suolo

Mentre nei giorni scorsi spettacolari aurore hanno colorato i cieli di molte regioni del pianeta, attirando l’attenzione degli appassionati di astronomia, un altro fenomeno di “meteo spaziale“, meno visibile ma di grande rilievo scientifico, si stava verificando sopra le nostre teste. Il 19 gennaio la Terra è stata colpita dalla più intensa tempesta di radiazioni solari registrata negli ultimi 20 anni, un evento che non si osservava dai celebri dall’ottobre 2003. Secondo lo Space Weather Prediction Center della NOAA, la tempesta ha raggiunto il livello S4, classificato come “severo” su una scala che va da S1 (minore) a S5 (estremo). Si tratta di una categoria riservata a eventi rari, capaci di avere un impatto significativo sulle attività spaziali e sulle tecnologie che orbitano intorno alla Terra.

Cosa sono le tempeste di radiazioni solari

Le tempeste di radiazioni solari si verificano quando violente eruzioni magnetiche sul Sole, spesso associate a espulsioni di massa coronale (CME), accelerano particelle cariche – in particolare protoni – fino a velocità prossime a quelle della luce. In queste condizioni, le particelle possono coprire la distanza tra il Sole e la Terra, circa 150 milioni di km, in poche decine di minuti.

Una volta raggiunto il nostro pianeta, i protoni più energetici riescono a superare in parte lo “scudo” del campo magnetico terrestre e vengono incanalati lungo le linee magnetiche verso le regioni polari, dove penetrano negli strati più alti dell’atmosfera. Qui rilasciano la loro energia, dando origine a una serie di effetti misurabili dai satelliti e dagli strumenti scientifici.

Nessun rischio per chi vive a terra

Nonostante il nome possa evocare scenari allarmanti, questa tempesta non ha rappresentato alcun pericolo per la popolazione. L’atmosfera terrestre, insieme al campo magnetico, costituisce una barriera estremamente efficace che assorbe le radiazioni prima che possano raggiungere la superficie.

Inoltre, non si è trattato di un cosiddetto “evento al livello del suolo”, cioè di un fenomeno in cui le particelle sono così energetiche da poter essere rilevate direttamente sulla Terra. In questo caso, pur essendo storicamente molto intensa, la tempesta ha mostrato uno spettro di particelle relativamente “morbido”, insufficiente a produrre effetti misurabili al suolo.

Gli effetti nello Spazio e alle alte quote

La situazione è diversa al di sopra dell’atmosfera. Le tempeste di radiazioni solari di livello elevato aumentano i rischi per gli astronauti impegnati in missioni spaziali e per gli equipaggi e i passeggeri dei voli che seguono rotte polari, dove la protezione magnetica del pianeta è più debole.

Anche i satelliti sono particolarmente vulnerabili: le particelle ad alta energia possono interferire con l’elettronica di bordo, disturbare i sensori e degradare la qualità dei dati raccolti. Durante l’evento del 19 gennaio sono stati segnalati temporanei blackout di alcune misurazioni, probabilmente causati dall’intenso flusso di protoni che ha “accecato” gli strumenti.

Tempeste di radiazioni e tempeste geomagnetiche: non sono la stessa cosa

È importante non confondere le tempeste di radiazioni solari con le più note tempeste geomagnetiche. Le prime sono causate principalmente dall’arrivo diretto di particelle ad altissima energia provenienti dal Sole. Le seconde, invece, si verificano quando le perturbazioni del vento solare o il campo magnetico di una CME interagiscono con il campo magnetico terrestre.

Le tempeste geomagnetiche sono quelle responsabili delle aurore polari e possono influenzare sistemi di navigazione, comunicazioni radio e, nei casi più estremi, le reti elettriche. L’evento di questa settimana ha mostrato come questi 2 fenomeni possano verificarsi in parallelo.