La speculazione ideologica di Bonelli sul Ciclone Harry: un vergognoso sciacallaggio politico che mortifica la climatologia

Perché le dichiarazioni di Angelo Bonelli sul ciclone Harry sono l'ennesimo esempio di sciacallaggio politico basato su falsità tecniche e manipolazione dei dati

In un solo giorno il ciclone Harry ha provocato danni per un miliardo di euro in Sicilia e Calabria. Stiamo assistendo a una tropicalizzazione del meteo del Sud del nostro Paese, e non solo, con effetti devastanti su persone, immobili, infrastrutture e, di conseguenza, sulla nostra economia. Di fronte a questa devastazione, la destra a trazione trumpiana che governa l’Italia, da Meloni a Salvini, ha sabotato tutte le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici: dallo stop al Green Deal, alla legge europea sul ripristino della natura, fino all’ostilità verso le energie rinnovabili. Il Governo, invece di mettere in sicurezza il territorio dagli eventi meteo estremi — che, come indicano tutti i report scientifici, saranno sempre più frequenti — e dal rischio idrogeologico, pensa di investire 14 miliardi di euro per il ponte sullo Stretto di Messina. Il Governo faccia l’unica cosa utile per il Paese: non segua Trump nelle sue follie contro le politiche climatiche e utilizzi i fondi del ponte per mettere in sicurezza l’Italia“. Così in una nota Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde

L’ultima sortita di Bonelli in merito ai danni provocati dal ciclone Harry in Sicilia e Calabria rappresenta un caso di scuola di come la politica, quando è a corto di argomenti, decida di sacrificare il rigore scientifico sull’altare del populismo climatico. Affermare che un singolo evento meteorologico sia la prova diretta del sabotaggio delle politiche ambientali da parte del governo Meloni non è solo un’iperbole politica, ma una palese falsità che offende la climatologia seria. La distinzione tra meteorologia e climatologia è l’ABC della scienza: la prima si occupa del tempo atmosferico su scala locale e temporale ridotta, la seconda studia le medie statistiche su periodi di almeno trent’anni. Mescolare i due piani per dare la colpa a un governo in carica da poco più di due anni per un evento estremo è una speculazione vergognosa che mira a terrorizzare l’opinione pubblica piuttosto che informarla.

L’uso del termine “tropicalizzazione” viene qui sbandierato come uno spauracchio privo di contesto. Il Mediterraneo ha una storia documentata di cicloni extratropicali e “Medicanes” che risale a secoli prima dell’industrializzazione massiccia, e che sono sempre stati anche più violenti di Harry. Presentare il ciclone Harry come un’anomalia mai vista, figlia esclusivamente delle mancate firme sui decreti del Green Deal, è scientificamente insostenibile. La scienza dell’attribuzione climatica, che è una branca complessa e rigorosa, richiede mesi di calcoli per stabilire quanto il riscaldamento globale possa aver influenzato l’intensità di un singolo evento; Bonelli, invece, emette sentenze definitive in poche ore, scavalcando la comunità scientifica per trasformare il fango in consenso elettorale. Questo non è amore per l’ambiente, è sciacallaggio meteorologico.

Inoltre, collegare i danni infrastrutturali al “sabotaggio” delle politiche climatiche europee è un falso logico di proporzioni macroscopiche. Anche se l’Europa azzerasse le proprie emissioni domani mattina, l’inerzia del sistema climatico globale non impedirebbe il verificarsi di eventi estremi nel breve periodo. I danni in Sicilia e Calabria non derivano dall’ostilità verso le rinnovabili, ma da decenni di mancata manutenzione del territorio, abusivismo o quantomeno incoscienza edilizia e una fragilità idrogeologica che ha radici storiche profonde, spesso alimentate proprio da quelle amministrazioni locali che oggi sposano la retorica “green”. Puntare il dito contro il Ponte sullo Stretto (che non c’è!) come causa della mancata messa in sicurezza è un esercizio di benaltrismo che non offre soluzioni, ma cerca solo un colpevole politico per un problema strutturale complesso.

È tempo di dire basta a questa narrazione anti-scientifica che usa il clima come una clava ideologica. La lotta al cambiamento climatico richiede serietà, analisi dei dati e strategie di adattamento reali, non anatemi contro i “trumpiani” immaginari. La propaganda di Bonelli, che vuole far credere che la firma su un trattato a Bruxelles possa fermare un ciclone nel Mediterraneo, è la negazione stessa del metodo scientifico. Inchiodare la politica alle proprie responsabilità è un dovere, ma farlo manipolando la scienza e confondendo un evento meteo con una tendenza climatica trentennale è un atto intellettualmente disonesto che danneggia la credibilità di chiunque abbia a cuore la tutela del territorio.