Mega-Ciclone Harry, lo sciacallaggio climatico del deputato Pd Marco Simiani

Maltempo, dal deputato del Pd Marco Simiani una aberrante speculazione meteorologica per alimentare il catastrofismo climatico

Il Maltempo che in queste ore sta colpendo duramente Sicilia, Sardegna e Calabria non è un evento isolato né imprevedibile, ma l’ennesima emergenza che mette in ginocchio territori già fragili, con danni ingenti a infrastrutture, abitazioni, attività produttive e servizi essenziali. Di fronte a piogge torrenziali, allagamenti, frane e mareggiate, non bastano dichiarazioni di circostanza: è indispensabile che il governo riconosca immediatamente lo stato di emergenza nazionale e stanzi risorse adeguate per le prime necessità, la messa in sicurezza dei territori e i ristori a famiglie e imprese colpite. Ogni ritardo rischia di aggravare ulteriormente una situazione già drammatica. È ora di smontare definitivamente la falsa narrazione della destra, che per anni ha negato o minimizzato il cambiamento climatico, per poi tagliare risorse alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e alla protezione civile. Il surplus termico del Mediterraneo, ampiamente documentato dalla comunità scientifica, è uno dei fattori principali all’origine di questi eventi estremi sempre più frequenti e violenti. Continuare a ignorare questa realtà significa condannare intere regioni a vivere in un’emergenza permanente. Servono scelte nette, investimenti strutturali e una strategia seria di adattamento climatico: tutto il resto è propaganda”. Le dichiarazioni del deputato Marco Simiani (Pd) rappresentano un compendio perfetto di quella che potremmo definire “sciacallaggio climatico“, una pratica vergognosa che strumentalizza i fenomeni meteorologici naturali per alimentare una narrativa ideologica priva di basi scientifiche rigorose.

Affermare che ogni singola perturbazione che colpisce il Mezzogiorno sia effetto del “cambiamento climatico” non è solo un errore grossolano, ma un atto di analfabetismo scientifico che confonde deliberatamente il meteo con il clima. La meteorologia si occupa di eventi a breve termine, come le piogge in Sicilia o le mareggiate in Calabria, fenomeni che da secoli caratterizzano l’autunno mediterraneo. Il clima, invece, riguarda medie statistiche su periodi di almeno trent’anni. Spacciare un evento locale e temporaneo come una causa del riscaldamento globale è pura speculazione politica.

L’insistenza sul “surplus termico del Mediterraneo” viene utilizzata come un paravento pseudoscientifico per giustificare l’incapacità di amministrare. Sebbene le temperature marine possano oscillare, attribuire automaticamente ogni evento estremo a questo fattore è una semplificazione che la vera scienza rifiuta. Anche perchè in queste ultime settimane le temperature delle acque del Mediterraneo erano inferiori rispetto alle medie stagionali.

La dinamica dell’atmosfera è infinitamente più complessa e non risponde a equazioni lineari così banali. Gridare all’apocalisse climatica ogni volta che piove forte è un insulto all’intelligenza dei cittadini e una distorsione dei fatti: la storia d’Italia è costellata di alluvioni, cicloni, mareggiate e siccità ben prima dell’era industriale. Questa narrazione “emergenziale serve solo a creare un alibi per chi non ha saputo investire nella manutenzione ordinaria, preferendo dare la colpa a un nemico astratto e globale piuttosto che alle proprie responsabilità locali. È antiscientifico sostenere che esistano “scelte nette” capaci di fermare la pioggia, mentre è tragicamente vero che le risorse vengono spesso sprecate in progetti ideologici invece di essere destinate alla protezione civile reale e alla cura del suolo.

Infine, l’accusa di “negazionismo” rivolta a chiunque chieda razionalità è il riflesso di un approccio dogmatico che nulla ha a che fare con il metodo galileiano. La scienza vive di dubbi e verifiche, non di anatemi politici. Liquidare come “propaganda” la richiesta di una gestione pragmatica del territorio, libera da isterie climatiche, è il vero atto ideologico. Bisogna avere il coraggio di dire che il clima è sempre cambiato e che la vulnerabilità di Sicilia, Sardegna e Calabria è dovuta alla fragilità idrogeologica intrinseca e alla cattiva politica, non a un presunto surplus termico che fungerebbe da interruttore per le catastrofi. Continuare a cavalcare questa retorica significa condannare il Paese a non risolvere mai i problemi strutturali, preferendo la comodità di una bugia verde alla durezza di una verità amministrativa. È ora di smetterla di confondere il bollettino meteo con il destino dell’umanità: la prevenzione si fa con l’ingegno della tecnologia, non con i proclami sul riscaldamento globale.