Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, le Alpi sono state teatro di uno spettacolo raro e straordinario: un’aurora boreale visibile anche a latitudini insolite, lontano dalle regioni polari dove il fenomeno è più frequente. Striature rossastre e violacee hanno illuminato le vette alpine. Il fenomeno non è casuale, ma è il risultato diretto di un’intensa attività solare che ha raggiunto la Terra poche ore prima. Dopo un periodo di relativa quiete, il Sole ha manifestato la sua natura turbolenta, inviando nello Spazio una colossale nube di plasma e particelle cariche. La tempesta che ne è seguita ha trasformato il cielo notturno delle Alpi in un vero e proprio laboratorio naturale di luce.
L’impatto della “CME cannibale”
Tutto ha avuto inizio l’8 gennaio, quando un brillamento solare di classe C5.5 ha scagliato nello Spazio miliardi di tonnellate di plasma e particelle cariche. Questa espulsione si è poi fusa con una seconda CME minore, formando una “CME cannibale”: una nube di plasma particolarmente densa e veloce, capace di amplificare gli effetti sull’ambiente spaziale terrestre.
Come previsto dagli esperti dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, l’impatto con la Terra è avvenuto il 10 gennaio, dando origine a una tempesta geomagnetica classe G2, moderata ma spettacolare. Le vibrazioni del campo magnetico terrestre si sono propagate nella magnetosfera, e lievi tempeste classe G1 potrebbero continuare fino al 12 gennaio.

Lo spettacolo dell’aurora boreale
Le tempeste geomagnetiche, anche quelle di intensità moderata, hanno il potere di estendere l’ovale aurorale verso Sud. Nella notte appena trascorsa, questa dinamica ha reso possibile l’osservazione dell’aurora sopra le Alpi, un evento raro e molto suggestivo. I colori che hanno animato il cielo alpino sono il risultato dell’interazione tra le particelle solari e l’atmosfera terrestre, un processo che trasforma l’energia invisibile del Sole in luce visibile.









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