Maltempo, tutti i DATI sul devastante impatto del Ciclone Harry sul mar Jonio: la più grande mareggiata della storia

Analisi dei dati ufficiali ISPRA, Aeronautica Militare e ARPA sull'evento meteo-marino che ha riscritto la storia della costa ionica dal 1985 ad oggi

Il passaggio del ciclone Harry sulle regioni meridionali e sulle isole maggiori tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha rappresentato un evento meteorologico di portata storica, caratterizzato da valori di pressione, intensità del vento e altezza del moto ondoso che non trovavano riscontro nelle serie statistiche degli ultimi quarant’anni. Le rilevazioni della Rete Ondametrica Nazionale (RON) gestita dall’ISPRA e le reti di monitoraggio regionale delle ARPA di Sicilia, Calabria e Sardegna delineano un quadro di eccezionalità assoluta, confermando come la giornata del 20 gennaio si sia configurata come la più violenta mareggiata per il versante ionico dai tempi del 1985, superando persino l’evento storico del 13 gennaio 2009.

Il record ondometrico della boa di Catania

I dati ufficiali registrati dalla stazione ondametrica ISPRA situata al largo di Catania confermano una dinamica marina di estrema potenza. Durante il culmine della tempesta, nel tardo pomeriggio del 20 gennaio, è stata misurata un’altezza d’onda massima di ben 9,71 metri. Tale valore è supportato da un’altezza significativa dell’onda di 5,93 metri, un parametro scientifico che rappresenta la media del terzo delle onde più alte rilevate in un intervallo di tempo e che fornisce la misura reale dell’energia cinetica scaricata sulla costa. Anche nel Canale di Sicilia e al largo di Mazara del Vallo le boe hanno segnalato marosi fino a 10 metri, mentre l’isola di Linosa è stata colpita da onde di 7 metri che hanno causato danni ingenti alle infrastrutture portuali e alle imbarcazioni.

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Venti da uragano e raffiche record tra Sicilia e Calabria

Le stazioni dell’Aeronautica Militare e dell’ENAV hanno monitorato un campo di vento con intensità paragonabili a quelle di un uragano di categoria superiore. La raffica più intensa è stata registrata a Campogrande, nel Messinese, dove gli anemometri hanno toccato i 136km/h. In Calabria, la rete ARPA ha rilevato picchi di 125km/h ad Allai, nel comune di Motta San Giovanni, e velocità superiori ai 120km/h a San Nicola Arcella. Anche i centri urbani principali sono stati sferzati da venti di tempesta, con 101km/h a Belpasso e raffiche costanti tra gli 85 e i 90 km/h nella città di Catania. Questi venti non sono stati semplici episodi isolati, ma il risultato di un gradiente barico estremamente compresso tra il minimo depressionario del ciclone Harry, sceso sotto i 100 hPa sulla Tunisia, e l’anticiclone balcanico.

L’emergenza in Sardegna e i dati pluviometrici della Protezione Civile

Mentre il versante ionico subiva la furia del mare, la Sardegna e i settori meridionali della Calabria affrontavano precipitazioni di carattere alluvionale monitorate con allerta rossa dalla Protezione Civile. In Sardegna, i dati ARPAS hanno evidenziato accumuli record in Ogliastra, con 321mm di pioggia caduti a Genna Silana e 222mm a Jerzu in meno di 48 ore, per totali di quasi 600mm nel nuorese. Tali volumi d’acqua, accompagnati da venti di burrasca che hanno flagellato il litorale del Poetto a Cagliari con onde di 6-7 metri, hanno provocato esondazioni e isolamenti. In Calabria, il Dipartimento della Protezione Civile ha segnalato criticità estreme nel Crotonese e nel Catanzarese, dove la combinazione di mareggiata e piogge intense ha reso necessario l’allontanamento precauzionale di centinaia di residenti dalle aree costiere.

I danni più gravi in assoluto, però, sono stati in Sicilia con litorali spazzati via dalla furia dello Jonio mai visto così grosso a memoria d’uomo. Situazione critica anche in Calabria.

Genesi meteorologica e approfondimento scientifico sulla ciclogenesi

La natura scientifica del ciclone Harry risiede nella sua struttura di “ciclogenesi esplosiva” mediterranea. Il sistema si è originato dall’interazione tra una massa d’aria artica in discesa dall’Europa centrale e le acque del Mediterraneo ancora termicamente attive. La particolare configurazione barica ha creato un “fetch” eccezionalmente esteso: il vento ha soffiato con direzione costante da sud-est (Scirocco) per centinaia di miglia marine attraverso lo Ionio, permettendo alle onde di crescere indisturbate in altezza e periodo prima di impattare sulla Sicilia orientale. Questo meccanismo di accumulo di energia, unito alla bassa pressione centrale del ciclone, ha generato un innalzamento del livello marino (storm surge) che ha amplificato l’effetto erosivo sui litorali. Nonostante l’evento sia tra i più gravi mai documentati, l’analisi dei tempi di ritorno indica che scenari ancora peggiori, sebbene rari, rimangono fisicamente possibili con frequenze secolari.

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