Oggi, venerdì 30 gennaio 2026, l’attenzione di agenzie spaziali, centri di ricerca e sistemi di sorveglianza di mezzo mondo è rivolta verso il cielo. È infatti atteso nelle prossime ore il rientro incontrollato in atmosfera di ZQ-3 R/B, un grande detrito spaziale di origine cinese, residuo del volo inaugurale del razzo Zhuque-3. Con una massa stimata di circa 11 tonnellate e una lunghezza superiore ai 12 metri, l’oggetto rappresenta uno dei rientri più significativi degli ultimi mesi. Le previsioni indicano una finestra temporale ancora incerta, ma progressivamente più ristretta, mentre il possibile punto di rientro si estende su una vasta porzione del globo. Un evento che, pur con un rischio molto basso per la popolazione, riaccende il dibattito sulla sicurezza orbitale e sulla gestione dei detriti spaziali in un’epoca di crescente attività nello Spazio.
Un oggetto grande, pesante e fuori controllo
ZQ-3 R/B non è un frammento qualunque: si tratta del secondo stadio del razzo Zhuque-3, lanciato lo scorso 3 dicembre dalla startup cinese LandSpace. Dopo aver completato correttamente la fase di missione prevista, lo stadio non è riuscito a mantenere un’orbita stabile e ha iniziato una lenta e continua perdita di quota. Da allora, l’oggetto è rimasto in orbita bassa terrestre in modo incontrollato, fino all’inevitabile rientro atmosferico previsto per oggi.

Credit: INAF-OAS
Le ultime stime, aggiornate nella notte tra il 29 e il 30 gennaio, collocano il rientro attorno alle 10:32 UTC, con un margine di incertezza di circa ±200 minuti. Un intervallo che riflette la complessità nel prevedere il comportamento di un corpo non governabile, influenzato da fattori come la densità atmosferica variabile e l’assetto irregolare durante la discesa.

Dove potrebbe avvenire il rientro
L’orbita di ZQ-3 R/B ha un’inclinazione di circa 56,9 gradi, il che significa che il rientro può verificarsi in una fascia compresa tra 57 gradi di latitudine Nord e 57 gradi di latitudine Sud. Si tratta di una porzione enorme della superficie terrestre, che include gran parte degli oceani e numerose aree continentali, dagli Stati Uniti all’Europa centro-meridionale, fino all’Asia e all’Africa.
Nonostante l’ampiezza di questa fascia, la probabilità che frammenti colpiscano aree densamente popolate resta estremamente bassa, poiché la maggior parte della superficie coinvolta è costituita da mari o zone disabitate. Tuttavia, proprio le dimensioni e la massa dell’oggetto rendono necessario un monitoraggio continuo e dettagliato.
Il ruolo chiave del monitoraggio europeo
Il rientro viene strettamente monitorato dalla rete europea EU Space Surveillance and Tracking (EU SST), che coordina una fitta rete di sensori radar e ottici distribuiti in diversi Paesi membri. Il Centro operativo italiano svolge un ruolo centrale nell’analisi dei rientri, elaborando i dati osservativi per affinare le stime su tempi e luoghi dell’evento.

Credit POLSA
Man mano che ZQ-3 R/B si avvicina agli strati più densi dell’atmosfera, le previsioni vengono aggiornate quasi in tempo reale. La “ground track” del possibile rientro, ovvero la proiezione al suolo della traiettoria, viene costantemente ricalcolata per fornire l’indicazione più accurata possibile, pur in presenza di incertezze inevitabili.
Perché ZQ-3 R/B preoccupa più di altri detriti
Uno degli aspetti che rende questo rientro particolarmente seguito è la possibile composizione del secondo stadio del razzo. Le informazioni disponibili sul progetto Zhuque-3 suggeriscono un largo impiego di acciaio, un materiale più resistente rispetto alle tradizionali leghe di alluminio utilizzate in molti lanciatori. Questa caratteristica aumenta la probabilità che alcune parti possano sopravvivere al violento riscaldamento del rientro e raggiungere la superficie terrestre.
A ciò si aggiunge la possibile presenza di un carico fittizio, utilizzato durante il volo inaugurale per simulare una missione operativa. Se rimasto agganciato allo stadio, questo elemento contribuirebbe ad aumentare ulteriormente la massa dell’oggetto e a renderne meno prevedibile il comportamento aerodinamico.
Un segnale per il futuro delle attività spaziali
Il caso di ZQ-3 R/B va oltre il singolo evento odierno. È il riflesso di una trasformazione profonda del settore spaziale, caratterizzato da un numero crescente di lanci, da nuovi attori privati e da sperimentazioni tecnologiche sempre più ambiziose. In questo contesto, la gestione responsabile delle fasi finali delle missioni e dei rientri orbitali diventa un elemento cruciale per la sicurezza globale.




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