Possono i coach virtuali basati sull’intelligenza artificiale aiutarci veramente a muoverci di più? Potrebbero rivoluzionare la promozione dell’attività fisica e aiutare anche chi, per motivi di tempo o economici, non può permettersi la palestra. Ma, al momento, non sono ancora in grado di sostituire l’uomo e quelli più affidabili lo sono perché simulano reazioni umane autentiche. È quanto emerge da una ricerca universitaria della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, pubblicata sulla rivista Artificial Intelligence Review, che ha analizzato in modo sistematico gli studi disponibili sugli assistenti virtuali guidati da AI (AIVA – Artificial Intelligence-driven Virtual Assistants) utilizzati per incentivare l’attività fisica negli adulti.
La review, firmata da Alice Montelaghi, Andrea Ciorciari, Roberto Roklicer e Attilio Carraro (unibz) insieme a Gregor Jurak (Università di Lubiana), ha valutato otto interventi sperimentali condotti tra il 2013 e il 2025 in diversi Paesi. Obiettivo: capire se chatbots, coach digitali e agenti conversazionali siano davvero efficaci nel migliorare i livelli di attività fisica.
L’inattività fisica rappresenta un problema di salute globale, con oltre 500 milioni di nuovi casi di malattie prevenibili attraverso l’attività fisica previsti entro il 2030 e un impatto economico stimato in 520 miliardi di dollari. In questo scenario, la ricerca ha esplorato il potenziale rivoluzionario degli assistenti virtuali guidati dall’intelligenza artificiale (AIVA) come strumenti per migliorare la salute pubblica. Si tratta di chatbot super intelligenti che agiscono come coach virtuali che dialogano con l’utente motivandolo e supportandolo, disponibili 24 ore su 24, in grado di dare consigli personalizzati a una frazione del costo di un coach umano.
La ricerca universitaria evidenzia un quadro sorprendente: se da un lato alcuni studi mostrano come con il supporto di questi coach virtuali aumentino i passi giornalieri o il tempo dedicato all’esercizio fisico, dall’altro i risultati di molti interventi non differiscono da quelli tradizionali o non generano miglioramenti significativi. A fare la differenza non è la tecnologia in sé, dunque, ma la capacità dell’assistente virtuale di simulare una relazione umana credibile, attraverso umorismo, empatia, conversazioni personalizzate e avatar realistici.
“Gli AIVA che integrano caratteristiche relazionali, mantengono più alta l’aderenza e favoriscono una maggiore costanza nella pratica – spiega Attilio Carraro, professore ordinario di scienze dello sport e dell’esercizio presso unibz – Non basta dare consigli: serve una connessione emotiva convincente. Sembra che gli assistenti virtuali più efficaci siano quelli che riescono a simulare l’interazione umana, incorporando quelle che vengono chiamate caratteristiche relazionali. In pratica, non si limitano a programmare l’esercizio, ma creano una connessione, con il chatbot che chiacchiera, usa l’umorismo, mostra empatia, magari ha un avatar, un’immagine, un tono di voce che lo fa sembrare più presente, più un compagno che un software. Questa sembra essere la ricetta, ma prima di incoronare l’intelligenza artificiale come strumento innovativo del fitness, dobbiamo fare un passo indietro. Ci sono limiti e preoccupazioni di non poco conto. Prima di tutto, molti degli studi fatti finora sono deboli metodologicamente, talvolta con pochi partecipanti, altri sono stati svolti per periodi troppo brevi“.
“Il potenziale è enorme, ma la realtà scientifica è ancora fragile – aggiunge la ricercatrice di unibz Alice Montelaghi – Serve una ricerca più robusta e interdisciplinare per capire quando, come e per chi questi strumenti funzionano davvero. C’è poi il grande tema della privacy dei dati personali. È importante notare che quasi nessuno degli studi analizzati nella nostra review ha considerato le questioni legate alla privacy e questo ci dice che c’è ancora molta strada da fare per garantire la sicurezza degli utenti e la trasparenza“.
Gli autori della ricerca propongono una soluzione intermedia: certamente non sostituire i professionisti dell’esercizio fisico, ma affiancarli con strumenti intelligenti, capaci di potenziare la loro azione.
“L’intelligenza artificiale può amplificare l’impatto degli esperti, non rimpiazzarli – conclude il prof. Carraro – Il futuro sarà un ecosistema integrato, dove le competenze umane e le tecnologie AI collaborano per promuovere su larga scala stili di vita attivi e salutari“.



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