Il sonno è un comportamento conservato in tutti gli animali dotati di un sistema nervoso, dai cnidari agli esseri umani. Una ricerca approfondita pubblicata sulla rivista Nature Communications, condotta da un team di scienziati tra cui Raphaël Aguillon, Amir Harduf, Dana Sagi, Noa Simon-Blecher, Oren Levy e Lior Appelbaum, ha dimostrato che persino organismi ancestrali come la medusa Cassiopea andromeda e l’anemone di mare Nematostella vectensis possiedono pattern di sonno sorprendentemente simili ai nostri. Lo studio suggerisce che il sonno possa essersi evoluto come una risposta adattiva allo stress cellulare e al danno al DNA accumulato durante la veglia
La ricerca ha gettato nuova luce sulle radici evolutive del sonno, rivelando che questo comportamento non è affatto un’esclusiva degli animali più complessi. Lo studio, intitolato “DNA damage modulates sleep drive in basal cnidarians with divergent chronotypes“, evidenzia come la necessità di dormire sia nata centinaia di milioni di anni fa per rispondere a una sfida biologica fondamentale: la protezione del DNA e la stabilità cellulare. I risultati indicano che il sonno è un comportamento conservato in tutto il regno animale e che le sue funzioni essenziali potrebbero essere emerse molto prima della comparsa di un cervello centralizzato.
Il sonno come eredità ancestrale dei primi neuroni
L’idea centrale della ricerca è che il sonno sia una strategia di sopravvivenza intrinsecamente legata all’esistenza stessa dei neuroni. Per indagare questa ipotesi, gli studiosi hanno analizzato due organismi appartenenti al phylum dei Cnidari, tra le più antiche linee animali a possedere cellule nervose: la medusa sottosopra Cassiopea andromeda e l’anemone di mare Nematostella vectensis. Sebbene queste creature siano prive di un cervello complesso e possiedano solo una semplice rete nervosa, mostrano chiari segni di uno stato simile al sonno, caratterizzato da periodi di immobilità e da una ridotta reattività agli stimoli esterni. Questo suggerisce che il sonno sia un adattamento comparso già nel periodo Cambriano, probabilmente in parallelo con lo sviluppo delle prime architetture neuronali.
Ritmi quotidiani e l’architettura universale del riposo
Attraverso un monitoraggio costante effettuato sia in laboratorio che negli habitat naturali, come le acque costiere di Key Largo in Florida, i ricercatori hanno scoperto che queste creature dormono per circa un terzo della loro giornata, proprio come accade negli esseri umani. La medusa Cassiopea segue un ritmo prevalentemente diurno; dorme profondamente durante la notte ma è solita concedersi brevi sonnellini intorno a mezzogiorno, un comportamento osservato anche in specie molto più evolute. Al contrario, l’anemone Nematostella è una creatura crepuscolare che tende ad aumentare le sue ore di sonno con l’arrivo dell’alba. Mentre il riposo della medusa è influenzato principalmente dai cicli di luce e dai processi di autoregolazione interna, quello dell’anemone è governato da un vero e proprio orologio circadiano che scandisce i tempi del corpo indipendentemente dall’ambiente esterno.
Una missione riparatrice per il genoma neuronale
La scoperta più significativa dello studio riguarda il legame profondo tra il sonno e l’integrità del genoma. Gli scienziati hanno osservato che durante i periodi di veglia, l’attività dei neuroni porta inevitabilmente a un accumulo di danni nel DNA cellulare. Utilizzando un particolare biomarcatore proteico chiamato gamma-H2AX, che segnala le rotture del DNA, è stato possibile dimostrare che i danni genetici raggiungono il picco massimo dopo lunghi periodi di veglia o in seguito alla privazione del riposo. Il sonno agisce quindi come una finestra temporale dedicata alla manutenzione, durante la quale le cellule possono riparare i danni accumulati e ripristinare la stabilità genomica. Quando gli animali subiscono una privazione forzata del sonno, questo processo di riparazione viene compromesso, portando a un accumulo di stress cellulare che conferma quanto il riposo sia vitale per la salute delle cellule nervose.
Stress ambientali e la risposta protettiva della melatonina
Il rapporto tra danno al DNA e sonno si è rivelato essere bidirezionale: non solo il sonno ripara i danni, ma l’aumento dei danni stessi spinge l’animale a dormire di più. Fattori ambientali come le radiazioni ultraviolette o l’esposizione a composti mutageni chimici aumentano drasticamente la pressione del sonno, costringendo le meduse e gli anemoni a riposare più a lungo per gestire lo stress subito. In questo contesto, la melatonina emerge come un regolatore antichissimo e universale; la sua somministrazione ha favorito il consolidamento del sonno e ha ridotto i livelli di danno genetico in entrambe le specie, indipendentemente dal loro diverso stile di vita diurno o notturno. Questi risultati suggeriscono che il sonno si sia evoluto come una soluzione adattiva fondamentale per compensare i costi biologici della veglia, garantendo la funzionalità dei sistemi nervosi sin dalle loro origini più remote.



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