L’audizione tenutasi ieri in Commissione Covid ha rappresentato uno dei momenti più significativi nel riesame delle politiche adottate durante l’emergenza sanitaria. Protagonista è stato Jay Bhattacharya, direttore del National Institutes of Health e docente a Stanford, figura di primo piano nel dibattito scientifico internazionale. Il suo intervento ha avuto un impatto rilevante, ponendo in discussione l’efficacia dei lockdown come misura di contenimento del virus. Secondo lo scienziato, le restrizioni non solo non avrebbero ridotto in modo significativo la diffusione del Sars-Cov-2, ma avrebbero anche prodotto gravi conseguenze sociali ed economiche. Una posizione netta, supportata – ha sostenuto – da dati comparativi tra diversi Paesi e contesti.
Il confronto internazionale: Svezia, Italia e Stati Uniti
Bhattacharya ha illustrato una serie di confronti tra nazioni che hanno adottato strategie differenti. In particolare, ha citato il caso della Svezia, che ha evitato lockdown generalizzati, registrando – a suo dire – livelli di mortalità inferiori rispetto a Paesi come Italia, Germania e Stati Uniti. Analogamente, ha richiamato il confronto tra Stati americani come California e Florida, sottolineando come quest’ultima, meno restrittiva, abbia mostrato risultati migliori in termini di mortalità. Queste analisi sono state utilizzate per sostenere la tesi secondo cui le chiusure generalizzate non sarebbero state determinanti nel salvare vite. Una lettura che contrasta con gran parte delle politiche adottate a livello globale durante le fasi più acute della pandemia.
Vaccini e diffusione del virus
Nel corso del confronto con i commissari, Bhattacharya ha affrontato anche il tema dei vaccini, sollevando questioni delicate. Rispondendo a domande sul loro impatto nella trasmissione del virus, ha affermato che già dai trial clinici del 2020 non vi sarebbero state evidenze di una riduzione significativa del contagio. Secondo il suo intervento, la protezione offerta contro l’infezione sarebbe stata limitata nel tempo e già nel 2021 si sarebbe osservato un calo dell’efficacia. Lo scienziato ha inoltre citato studi condotti in Israele e Gibilterra, oltre a un lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, per sostenere la propria posizione. Dichiarazioni che riaprono un dibattito scientifico e politico ancora molto acceso.
Immunità naturale e politiche sanitarie
Un altro punto centrale dell’audizione ha riguardato il tema dell’immunità naturale. Bhattacharya ha criticato le scelte di molti governi, accusati di aver ignorato il ruolo della guarigione da Covid nella protezione individuale. Secondo lo scienziato, riconoscere questa forma di immunità avrebbe complicato le politiche di obbligo vaccinale, come nel caso del Green pass. Ha definito questa esclusione un errore significativo, sostenendo che avrebbe potuto essere gestita con semplici certificazioni mediche. Il tema resta particolarmente sensibile, poiché tocca il delicato equilibrio tra libertà individuali e strategie di sanità pubblica adottate in una fase di emergenza.
Le reazioni politiche e le conseguenze sociali
Le parole di Bhattacharya hanno trovato eco immediata nel dibattito politico italiano. Diversi esponenti hanno sottolineato come le misure adottate durante la pandemia abbiano inciso profondamente sui diritti dei cittadini. In particolare, è stato evidenziato l’impatto su bambini, salute mentale e prevenzione sanitaria, con riferimento a screening rinviati e attività fisica limitata. L’audizione ha quindi riacceso una riflessione più ampia sulle scelte compiute in nome dell’emergenza e sulle loro conseguenze a lungo termine. Un confronto destinato a proseguire, mentre emergono nuove interpretazioni e valutazioni di una delle fasi più controverse della storia recente.
La versione di ‘La Verità’
Nell’edizione odierna di ‘La Verita’ è stato affrontato il delicato argomento in un articolo a firma di Maddalena Loy. “Bisognerà paradossalmente ringraziare i deputati dell’opposizione pd e 5 stelle e le loro surreali domande rivolte alla massima autorità sanitaria americana e forse globale Jay Bhattacharya, direttore del Nih, l’istituto superiore di sanità americano: se finalmente possiamo stabilire senza più dubbio che la gestione italiana della pandemia è stata scellerata. E, peggio ancora, impostata su “falso scientifico”, come ha detto testualmente Bhattacharya parlando del green pass, la misura restrittiva decisa dall’ex presidente del consiglio Mario Draghi che ha privato della libertà di circolazione, del lavoro e dello stipendio i cittadini italiani che avevano scelto di non vaccinarsi”, si legge.
“L’appuntamento era in calendario da tempo, sollecitato dalla Lega e agevolato dal senatore Claudio Borghi. Prima di diventare direttore del Nih (National Institutes of Health), il più grande finanziatore pubblico di ricerca biomedica al mondo con un budget annuale di circa 48 miliardi di dollari, Bhattacharya era un autorevole epidemiologo, docente di medicina e di politiche di sanità pubblica all’università di Stanford e, insieme con i professori Martin Kulldorff dell’università di Harvard e Sunetra Gupta dell’università di Oxford, firmatario della Great Barrington Declaration (Gbd), documento che ha segnato la controstoria della pandemia. E’ lui che ha dimostrato, evidenze scientifiche alla mano, che le decisioni draconiane indicate dagli Stati Uniti e da tutto l’Occidente, a cominciare dall’Italia, non erano l’unica soluzione. Ed è esattamente su queste evidenze che lo hanno audito i membri della commissione Covid, chiedendogli di smentire una volta per tutte la vastità di leggende pandemiche che hanno reso l’Italia uno dei Paesi con più restrizioni, e al tempo stesso, con la più alta mortalità durante la pandemia”, continua ‘La Verita’.
“Paesi con i lockdown più restrittivi non hanno avuto un tasso di mortalità più basso e non hanno protetto di più le vite umane”, ha spiegato Bhattacharya entrando nel merito delle decisioni Covid. “L’avvocato di Conte ha poi tentato la carta del Nobel per impressionarlo: “quindi lei non è d’accordo con quanto dichiarato in questa commissione dal premio Nobel Giorgio Parisi, secondo il quale senza lockdown in Italia avremmo avuto dieci volte più morti nella prima ondata?”. “No”, è stata la risposta secca di Bhattacharya, per nulla impressionato. La sua replica è stata un’interessante lezione di salute pubblica da mandare a memoria: “la soluzione doveva essere quella di avere un lockdown permanente per tenere l’indice sotto l’uno?”, ha chiesto retoricamente il direttore del Nih. “Era quello l’obiettivo, mantenere l’indice sotto l’uno? Oppure si trattava di difendere la vita al meglio possibile? Sono due obiettivi molto diversi. Se si guardano i dati reali, i lockdown non hanno protetto la vita umana. Anche se l’indice in alcuni modelli è sceso al di sotto dell’uno, non è un’evidenza sufficiente per dire che il lockdown sia stato un modo efficace per proteggere la vita umana”.
E sui vaccini: “già nel marzo del 2021 è risultato chiaro che il vaccino non impedisse l’infezione e, anzi, che l’efficacia del vaccino diminuisse pochi mesi dopo averlo ricevuto”. Infine, un duro affondo sull’Oms: “ha fatto più male che bene durante la pandemia. Ha ignorato le evidenze scientifiche sull’efficacia dei vaccini nell’interrompere la diffusione della malattia e ha elevato in modo eccessivo l’esperienza dei lockdown cinesi, quindi ha causato più danni che altro”.


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