Nel pieno delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, il presidente americano Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento diretto a Teheran, indicando come possibile obiettivo uno dei nodi più importanti dell’export energetico iraniano. “Una sola semplice parola” e la rete di oleodotti sull’isola di Kharg, strategica per l’export dell’Iran, sarà “distrutta”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’isola di Kharg rappresenta infatti uno snodo fondamentale per l’economia iraniana: gran parte del petrolio esportato dal Paese passa attraverso le infrastrutture presenti sull’isola. Un eventuale attacco a queste strutture avrebbe quindi un forte impatto non solo sull’Iran, ma anche sugli equilibri energetici della regione.
I numeri dell’operazione militare
Durante la conferenza alla Casa Bianca, Trump ha rivendicato i risultati delle operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani, iniziate a fine febbraio. “Gli Stati Uniti hanno colpito più di settemila obiettivi in tutto l’Iran dall’inizio dell’operazione militare lo scorso 28 febbraio e distrutto 100 imbarcazioni”. La campagna militare statunitense “è proseguita a pieno ritmo negli ultimi giorni”, ha affermato sostenendo che “le capacità militari dell’Iran sono state letteralmente annientate, l’aeronautica non esiste più, la marina non esiste più, molte navi sono state affondate”.
Trump ha aggiunto che “abbiamo ottenuto una riduzione del 90% nei lanci di missili balistici e una riduzione del 95% negli attacchi con droni”. Inoltre, ha proseguito, gli Stati Uniti hanno distrutto più di 30 navi posamine e che la capacità dei droni iraniani si sta “riducendo quasi a zero”.
La coalizione per lo Stretto di Hormuz
Il presidente americano ha poi affrontato il tema della sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più cruciali per il commercio globale di petrolio. Washington sta cercando di costruire una coalizione internazionale per garantire la libertà di navigazione nell’area.
“Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me”, continua Trump a proposito della coalizione che Washington vorrebbe creare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il presidente ha poi criticato i Paesi alleati che non sarebbero disponibili a partecipare con navi da guerra alla missione nel Golfo. “Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché (gli iraniani, ndr) non ne hanno più a disposizione? Ma loro hanno risposto: ‘Preferiamo non essere coinvolti'”, ha aggiunto Trump, riferendosi ai Paesi che non sarebbero disponibili a inviare navi da guerra nello stretto.
“L’Iran è una tigre di carta”
Nel suo intervento, Trump ha anche minimizzato la minaccia rappresentata dalla Repubblica islamica, sostenendo che le operazioni militari americane abbiano drasticamente ridimensionato le capacità di Teheran. L’Iran è una “tigre di carta”. “Quella con cui abbiamo a che fare ora è una tigre di carta”, ha detto Trump aggiungendo che “non era una tigre di carta due settimane fa”.
“Non sappiamo” se “effettivamente” l’Iran abbia posato mine nelle acque dello Stretto di Hormuz, ma qualora lo facesse sarebbe “una forma di suicidio” da parte di Teheran, conclude Trump.
Le dichiarazioni arrivano in una fase di forte tensione nella regione, con il conflitto che continua a influenzare gli equilibri strategici del Golfo Persico e le rotte energetiche internazionali.





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