L’escalation militare in Medio Oriente dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran riporta al centro il rischio energetico globale e mette in luce la principale vulnerabilità europea: il gas naturale liquefatto. Lo afferma l’analista energetico Simone Tagliapietra del think tank Bruegel, secondo cui l’Europa “non è isolata” dagli effetti della crisi perché petrolio e Gnl sono mercati globali e “qualsiasi blocco dello Stretto di Hormuz può provocare immediati aumenti dei prezzi che colpirebbero anche l’Europa”. Nello stretto, dove il traffico si è quasi fermato dopo i primi raid del 28 febbraio, transita circa un quinto dei consumi mondiali di petrolio e circa il 20% del commercio globale di Gnl. Secondo Tagliapietra “la vulnerabilità più pronunciata dell’Europa è il Gnl“: “se i flussi di Gnl attraverso Hormuz venissero ridotti, la disponibilità sul mercato spot globale si restringerebbe immediatamente” e l’Europa “sarebbe costretta a competere con gli acquirenti asiatici per i carichi flessibili”, quelli cioè che possono essere venduti all’ultimo momento a chi paga di più.
L’analista segnala anche una situazione delicata sugli stoccaggi, inferiori agli anni scorsi in questo periodo, con il rischio che una crisi prolungata ostacoli i riempimenti. I governi europei, afferma quindi, dovrebbero preparare piani di emergenza in caso di stallo prolungato, coordinando sicurezza degli approvvigionamenti, monitoraggio del mercato del Gnl, riduzione della domanda e stoccaggi. “L’esposizione dell’Europa agli shock geopolitici resta radicata nella sua continua dipendenza dai combustibili fossili importati, anche se la dipendenza è passata dalla Russia ad altri fornitori”, afferma. “Piuttosto che rallentare la transizione energetica – conclude -, le nuove tensioni mostrano che lo sviluppo di fonti pulite prodotte internamente dovrebbe essere accelerato”.



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