La guerra in Iran potrebbe avere ripercussioni significative anche per l’economia dell’America Latina, in particolare attraverso le tensioni sui mercati energetici globali. È quanto ha affermato Christopher Garman, direttore per le Americhe dell’Eurasia Group, intervenendo a un incontro del forum imprenditoriale Esfera Brasil a San Paolo. Secondo Garman, il nodo centrale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. “Lo Stretto di Hormuz è un vero e proprio centro nevralgico dell’economia globale”, ha spiegato. Qualsiasi interruzione dei traffici nella regione, ha aggiunto, “fa scattare immediatamente timori per i mercati energetici mondiali” e può provocare forti oscillazioni dei prezzi, aumentando anche le pressioni politiche negli Stati Uniti, dove il costo della benzina incide direttamente sul consenso dell’amministrazione.
Nel breve periodo i mercati temono un prolungamento del conflitto, con possibili effetti inflazionistici globali se le forniture energetiche dovessero essere compromesse. “Molto dipenderà dalla durata della crisi”, ha osservato l’analista. Tuttavia alcuni Paesi emergenti potrebbero trarre vantaggio dal nuovo contesto geopolitico. Tra questi il Brasile, che “ha risorse energetiche, minerarie e agricole sempre più strategiche”. Garman ha comunque avvertito che “un mondo senza regole commerciali globali stabili rappresenta un rischio per tutte le economie”.



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