Artemis II, Orion nel mirino: l’occhio del Virtual Telescope immortala la navetta | FOTO

Dalla Terra alla Luna, Gianluca Masi immortala la capsula Artemis II a una distanza record di 411.000 chilometri

  • orion luna masi artemis
    Credit Gianluca Masi / Virtual Telescope Project
  • orion luna masi artemis
    La ripresa da Terra della navetta Orion "Integrity" di Artemis II, prossima alla massima, storica distanza dalla nostro pianeta mai raggiunta da un equipaggio umano
  • orion luna masi artemis
    La Luna ripresa durante il tentativo di immortalare la navetta Orion
/

La missione Artemis II sta riscrivendo le cronache dell’esplorazione spaziale, portando nuovamente l’essere umano nei pressi della Luna a distanza di oltre mezzo secolo dall’ultima missione Apollo. In questo scenario di portata epocale, l’astrofisico Gianluca Masi è riuscito in una vera e propria impresa scientifica e tecnica: immortalare la navetta OrionIntegrity” mentre si trovava quasi al culmine della sua traiettoria, a una distanza senza precedenti per un veicolo destinato al trasporto umano. Il successo di questa ripresa, effettuata dalle postazioni del Virtual Telescope Project a Manciano, rappresenta un traguardo eccezionale sia per la difficoltà intrinseca di puntamento, sia per le condizioni ambientali proibitive causate dalla fortissima luminosità del disco lunare. Vedere un manufatto di appena 10 metri a una distanza così abissale è la prova di quanto la tecnologia e la passione possano spingersi oltre i limiti del visibile, documentando un momento in cui l’umanità si affaccia di nuovo verso l’ignoto profondo.

Una sfida tecnica ai limiti del possibile

Riprendere un oggetto di piccole dimensioni a centinaia di migliaia di km di distanza richiede una precisione millimetrica e condizioni atmosferiche ottimali. Masi ha operato da Manciano, sotto uno dei cieli più bui d’Italia, utilizzando un telescopio da 14 pollici di apertura. Tuttavia, la difficoltà principale non era rappresentata dalla distanza, quanto dalla vicinanza prospettica tra la navetta e il nostro satellite naturale.

Come spiegato dallo stesso Masi, “la vera sfida derivava dal fatto che Orion andava catturata a meno di due gradi dall’accecante disco di una Luna quasi piena. Il tutto con il soggetto basso sull’orizzonte, ad un’altezza di nemmeno 20 gradi“. Per riuscire nell’intento, è stato necessario affidarsi ai dati orbitali forniti dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, impostando lo strumento affinché inseguisse il movimento specifico di Orion nel cielo, contrastando l’enorme luminosità di fondo che minacciava di nascondere il segnale della capsula.

Un puntino di luce che contiene la storia

Dopo aver sommato diverse immagini per massimizzare il segnale raccolto, l’elaborazione digitale ha mostrato quello che sembrava un risultato quasi insperato. Sul monitor del computer è apparso un debole segnale luminoso, esattamente nel punto previsto dai calcoli orbitali. La navetta si trovava a circa 411mila km dal centro della Terra, catturata appena 2 ore e mezzo dopo aver raggiunto la sua massima distanza storica di 413mila km.

L’emozione del ricercatore traspare nel racconto del momento della scoperta: “Orion era visibile esattamente nella posizione attesa come un flebile puntino di luce contro un fondo cielo davvero abbagliante“. Dietro quel minuscolo gruppo di pixel si cela la realtà di 4 astronauti impegnati in una missione che segna il ritorno fisico dell’uomo nell’orbita lunare. Secondo Masi, si è trattato di “una notte indimenticabile, in cui un puntino di luce, apparentemente insignificante, ma di incredibile valore, ha portato l’umanità su nuove vette, dischiudendogli entusiasmanti orizzonti”.