Dopo aver superato con successo la spinta decisiva dell’inserzione translunare, l’equipaggio di Artemis II si addentra ora nelle profondità dello Spazio cislunare, dando inizio alla fase più isolata e tecnicamente sfidante della missione. Wiseman, Glover, Koch e Hansen hanno lasciato l’orbita terrestre e trascorreranno i prossimi giorni monitorando i sistemi vitali della capsula Orion mentre la gravità lunare inizia a farsi sentire. Questa fase di crociera non è affatto un momento di riposo: l’agenda dei 4 astronauti è fitta di test medici, simulazioni di emergenza e calibrazioni dei motori necessarie per garantire un passaggio perfetto attorno alla faccia nascosta del satellite. Mentre la Terra si rimpicciolisce all’orizzonte, ogni ora che passa avvicina l’umanità a un record di distanza che resiste dal 1970, trasformando questo volo di prova in un laboratorio vivente per il futuro insediamento umano. Il viaggio prosegue con precisione millimetrica, preparando il terreno per il momento in cui, tra pochi giorni, Orion sfiorerà i crateri lunari prima di intraprendere la via del ritorno.
Correzioni di rotta e test clinici in microgravità
Durante il 3° e 4° giorno di volo, l’obiettivo principale sarà la precisione millimetrica della traiettoria. L’astronauta Jeremy Hansen supervisionerà la prima Outbound Trajectory Correction (OTC-1), un’accensione dei motori necessaria per assicurarsi che Orion rimanga sul binario prestabilito. Ma non si tratterà solo di pilotaggio: l’equipaggio trasformerà la capsula in un ambulatorio spaziale. Victor Glover, Christina Koch e Hansen eseguiranno dimostrazioni di rianimazione cardiopolmonare (CPR) in assenza di peso, mentre Reid Wiseman e Glover testeranno il kit medico di bordo, verificando l’accuratezza di termometri, sfigmomanometri e otoscopi in condizioni di spazio profondo. Il 4° giorno sarà dedicato anche alla fotografia astronomica e allo studio della geografia lunare: gli astronauti passeranno ore a memorizzare i crateri e i rilievi che vedranno da vicino solo 48 ore dopo.
L’ingresso nel dominio lunare e la prova del fuoco per le tute
Il 5° giorno di missione segnerà un confine invisibile ma fondamentale: Orion entrerà nella Sfera d’Influenza Lunare. In questo punto, l’attrazione gravitazionale della Luna diventerà più forte di quella terrestre. È qui che l’equipaggio effettuerà uno dei test più importanti per la sicurezza: la vestizione rapida delle tute Orion Crew Survival System. Le tute arancioni, progettate per proteggere gli astronauti durante il lancio e il rientro, devono poter sostenere la vita fino a 6 giorni in caso di improvvisa depressurizzazione della cabina. Gli astronauti testeranno la capacità di muoversi, mangiare e bere attraverso i caschi pressurizzati, garantendo che ogni sistema di emergenza sia pronto a intervenire nel caso il vuoto cosmico dovesse violare l’integrità del veicolo.
Il giorno del sorvolo: infrangere il record di Apollo 13
Il 6° giorno di missione sarà quello storico. Orion passerà tra i 6.500 e i 10mila km sopra la superficie lunare, sorvolando la faccia nascosta del satellite. In quel momento, l’equipaggio di Artemis II diventerà il gruppo di esseri umani ad essersi allontanato di più dalla Terra, battendo il record stabilito dagli astronauti dell’Apollo 13 nel 1970. A causa della posizione della Luna, le comunicazioni con la Terra si interromperanno per circa 30-50 minuti mentre la capsula orbiterà dietro il satellite. In quel silenzio radio, gli occhi dei 4 astronauti saranno i primi dopo oltre mezzo secolo a osservare direttamente i crateri del Polo Sud lunare, scattando immagini ad alta risoluzione che serviranno per pianificare l’allunaggio della missione Artemis IV nel 2028.
La lunga via del ritorno e il tuffo nel Pacifico
Una volta completato il “giro di boa”, Orion utilizzerà la gravità lunare come una fionda per tornare verso casa. Gli ultimi giorni saranno dedicati a test sulle radiazioni solari e alla navigazione manuale. L’equipaggio costruirà persino dei rifugi anti-radiazioni improvvisati all’interno della capsula, usando le provviste di bordo per schermarsi in caso di eruzioni solari improvvise. L’atto finale avverrà l’11 aprile, quando il modulo di servizio verrà sganciato, lasciando la sola capsula esposta a temperature di 1.650°C durante il rientro in atmosfera. Se tutto procederà come previsto, una serie di 11 paracadute rallenterà Orion fino a circa 27 km/h per un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego, concludendo la storica missione.



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