“Non vediamo problemi per benzina e gasolio ai distributori, a parte il prezzo. Per aprile e maggio le coperture sono garantite. Dopo, il petrolio si dovrebbe trovare, anche con lo Stretto di Hormuz chiuso, e la produzione nazionale di raffinati è sufficiente a coprire la domanda. Non ci sono problemi anche per il gasolio e l’olio combustibile per le navi. Il problema è il jet fuel, perché molte raffinerie sono nel Golfo. Per aprile e maggio le coperture ci sono, dopo non si sa”. Lo ha detto all’ANSA il presidente dell’Unem, l’associazione dei produttori e distributori di carburanti, Gianni Murano.
Il quadro delineato appare rassicurante nel breve termine, ma già evidenzia segnali di fragilità. Le tensioni geopolitiche legate alla guerra in corso nell’area mediorientale, con l’Iran al centro degli equilibri regionali, stanno influenzando i mercati energetici globali. In particolare, l’instabilità nello Stretto di Hormuz rappresenta un fattore chiave: eventuali blocchi o limitazioni al traffico marittimo potrebbero avere effetti immediati sui prezzi, più che sulla disponibilità.
Il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz
“Dallo Stretto di Hormuz passa il 10% del petrolio mondiale, circa 11 milioni di barili, che per lo più vanno in Asia – spiega Murano -. Se quel greggio viene a mancare, lo si trova da altre parti. Come si dice in gergo, sul petrolio siamo “lunghi”. Certo, il prezzo si alza, perché si aggiunge la domanda dell’Asia, che non riceve più dal Golfo. In Italia siamo in grado di raffinare tutta la benzina, il gasolio e l’olio combustibile che ci servono, non abbiamo bisogno di importare raffinati. Certo, se il prezzo del greggio salisse troppo, potrebbe non essere più conveniente raffinarlo, e quindi potremmo avere problemi”.
Il passaggio di una quota così significativa del petrolio mondiale attraverso lo Stretto rende evidente quanto il conflitto e le tensioni militari nell’area possano incidere sull’equilibrio globale. Paesi come Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti sono fondamentali per l’approvvigionamento energetico europeo e asiatico.
In questo contesto, anche senza una vera carenza fisica di petrolio, il semplice aumento della domanda da parte dell’Asia – costretta a cercare fornitori alternativi — può far lievitare i prezzi. È proprio questa dinamica, più che la scarsità di prodotto, a rappresentare il rischio principale per i consumatori europei.
Il vero rischio: il jet fuel e il settore aereo
Murano ammette che “il prezzo del gasolio è raddoppiato”, ma non vede un problema di disponibilità di carburanti. L’unica emergenza a sua avviso riguarda il jet fuel: “la Ue importa 10 milioni di tonnellate, la Gran Bretagna altri 10 milioni. Il 50% del prodotto raffinato importato dall’Europa, 10 milioni di tonnellate, viene dalle raffinerie nel Golfo di Arabia Saudita, Quwait, Emirati. Rimpiazzare questi quantitativi è un problema. Anche le raffinerie di India ed Egitto che ci riforniscono, se non hanno il greggio del Golfo potrebbero ridurre la produzione”.
“Per aprile e maggio con il jet fuel siamo coperti – conclude il presidente dell’Unem -. Dopo non sappiamo. Non sappiamo neppure quale sarà la domanda, se ci sarà un calo di viaggi aerei a causa dell’incertezza politica, soprattutto verso il Medio Oriente”.
Il settore più esposto resta dunque quello dell’aviazione. A differenza di benzina e gasolio, il jet fuel dipende fortemente dalle raffinerie del Golfo, oggi direttamente o indirettamente coinvolte nelle tensioni regionali. Se il conflitto dovesse intensificarsi o protrarsi, le difficoltà di approvvigionamento potrebbero tradursi in un aumento dei costi dei voli o in una riduzione dell’offerta.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: la domanda. In un contesto segnato dalla guerra e dall’instabilità geopolitica, i flussi turistici e commerciali verso il Medio Oriente potrebbero diminuire, riducendo il fabbisogno di carburante ma aumentando l’incertezza per l’intero comparto.
Uno scenario legato alla geopolitica globale
Le parole di Murano tracciano quindi uno scenario complesso: nessuna emergenza immediata per i carburanti tradizionali, ma un sistema energetico sempre più dipendente dagli equilibri geopolitici. Il conflitto che coinvolge l’Iran e le tensioni nel Golfo non stanno creando, almeno per ora, una crisi di approvvigionamento, ma stanno ridefinendo le dinamiche di prezzo e le rotte commerciali.
Nel medio periodo, la capacità dell’Europa di diversificare le fonti e di adattarsi a nuovi equilibri sarà determinante. Per ora, la sicurezza energetica sembra garantita. Ma il costo di questa stabilità, sempre più, si misura alla pompa.



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