Un’importante risposta arriva dalla ricerca scientifica sul rapporto tra Covid-19 e gravidanza: il virus Sars-CoV-2 non rimane nella placenta dopo la guarigione della madre. È quanto emerge da un nuovo studio condotto da esperti della Yale University e pubblicato sulla rivista JAMA Network Open, che offre un messaggio rassicurante ma al tempo stesso invita alla cautela. All’inizio della pandemia, gli stessi ricercatori avevano dimostrato che il coronavirus Sars-CoV-2 può infettare la placenta durante la fase acuta della malattia materna, una condizione definita placentite da Covid, associata in alcuni casi a infiammazione e complicazioni in gravidanza. Il nuovo studio si è concentrato su una domanda cruciale: il virus può restare nel tessuto placentare anche dopo la guarigione?
La risposta è netta. I ricercatori non hanno trovato tracce di Rna virale né di proteine del Sars-CoV-2 nelle placente analizzate, raccolte tra 40 e 212 giorni dopo l’infezione materna. Questo significa che la placenta non funge da serbatoio a lungo termine del virus e riesce a eliminarlo completamente.
Il metodo dello studio e i risultati
Per arrivare a queste conclusioni, il team ha analizzato campioni di placenta prelevati al momento del parto da donne guarite dal Covid-19 da diverse settimane o mesi. Sono state incluse sia gravidanze concluse con la nascita di bambini sani sia casi di perdita fetale o neonatale. Utilizzando tecniche altamente sensibili per individuare la presenza del virus, gli scienziati non hanno rilevato alcuna persistenza virale in nessuno dei campioni esaminati. Un risultato che rafforza l’idea dell’efficacia della placenta nel difendersi dall’infezione.
“I nostri studi precedenti hanno dimostrato che Sars-CoV-2 può infettare la placenta durante la fase acuta del Covid”, spiega Shelli F. Farhadian, professoressa associata di medicina (malattie infettive) alla Yale School of Medicine e di epidemiologia alla Yale School of Public Health, coautore dello studio. Nella nuova ricerca “volevamo capire se il virus potesse persistere nella placenta anche molto tempo dopo la guarigione dall’infezione. Abbiamo scoperto che non è così”, prosegue.
A confermare l’importanza del risultato è anche Harvey J. Kliman, direttore dell’Unità di Ricerca sulla Riproduzione e la Placenta presso la Ysm e autore senior dello studio: “questi risultati indicano che la placenta è efficace nell’eliminare il virus dopo la guarigione della madre”, afferma. “Tuttavia, le modifiche strutturali che abbiamo osservato suggeriscono che il danno subito durante l’infezione potrebbe persistere”.
I possibili effetti a lungo termine sulla placenta
Se da un lato la notizia principale è rassicurante, dall’altro lo studio evidenzia un aspetto da non sottovalutare. Alcune placente hanno mostrato alterazioni strutturali e segni di infiammazione simili a quelli osservati durante la fase acuta della placentite da Covid. Questo suggerisce che, anche dopo la scomparsa del virus, la risposta immunitaria attivata durante l’infezione può lasciare tracce durature nel tessuto placentare. In altre parole, il virus sparisce, ma gli effetti dell’infiammazione potrebbero persistere.
Limiti della ricerca e prospettive future
Gli stessi ricercatori sottolineano i limiti dello studio, finanziato dai National Institutes of Health. Il campione analizzato è relativamente ridotto e il disegno dello studio è retrospettivo. Per questo motivo, sarà necessario proseguire con ulteriori ricerche per capire con maggiore precisione quanto frequentemente si verifichino danni placentari dopo un’infezione da Sars-CoV-2 e quali possano essere le implicazioni cliniche per madre e bambino. La conclusione principale resta comunque positiva: la placenta è in grado di eliminare il virus dopo la guarigione materna e non rappresenta un deposito a lungo termine del Covid-19. Tuttavia, la presenza di possibili alterazioni strutturali invita a mantenere alta l’attenzione sul monitoraggio delle gravidanze dopo infezione.
Per medici e pazienti, si tratta di un passo avanti importante nella comprensione degli effetti del Sars-CoV-2 in gravidanza, ma non dell’ultima parola su un tema che continua a essere oggetto di studio e approfondimento scientifico.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?