A 400 km sopra le nostre teste, nel vuoto silenzioso dello Spazio, un delicato mistero ingegneristico continua a preoccupare gli esperti di esplorazione orbitale. Le fastidiose perdite d’aria che per anni hanno interessato la sezione russa della Stazione Spaziale Internazionale sembrano essersi finalmente arrestate, eppure gli scienziati brancolano ancora nel buio per comprenderne l’esatta origine meccanica o ambientale. Al centro delle delicate indagini internazionali c’è il vestibolo PrK del modulo Zvezda, uno snodo logistico essenziale per l’attracco periodico delle navette di rifornimento. Nonostante le recenti e provvidenziali applicazioni di speciale sigillante da parte dei cosmonauti abbiano interrotto l’anomala fuga di ossigeno verso il cosmo, l’allerta generale rimane altissima. L’attuale integrità strutturale dell’avamposto rappresenta un’incognita tecnica che condiziona quotidianamente le complesse operazioni a bordo, costringendo gli equipaggi a rigidi protocolli e sollevando interrogativi scientifici sempre più urgenti sul destino ultimo di questo inestimabile laboratorio orbitante.
Alla ricerca della causa principale
Durante una recente riunione del comitato consultivo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il presidente Bob Cabana ha fatto il punto della situazione. Una commissione congiunta composta da esperti tecnici della NASA e della controparte russa Roscosmos si è riunita a Houston con un obiettivo chiaro: venire a capo delle fessurazioni nel vestibolo PrK. Sebbene le squadre abbiano fatto passi da gigante nel comprendere il problema e nell’attuare misure di mitigazione, una causa scatenante univoca sfugge ancora ai radar degli ingegneri.
I tecnici hanno attualmente isolato 2 principali sospettati. Da un lato, l’affaticamento del materiale dovuto ai cicli ad altissima frequenza generati dalle vibrazioni delle pompe di bordo; dall’altro, una forma di fessurazione accelerata dalle condizioni ambientali estreme dello Spazio. I test e le analisi proseguono senza sosta, con l’obiettivo di individuare il colpevole prima del prossimo incontro della commissione.
Sicurezza prima di tutto, ma i pareri divergono
I rimedi temporanei stanno funzionando. Joel Montalbano, ex responsabile del programma ISS, ha confermato che l’applicazione di sigillante da parte dell’equipaggio russo ha avuto successo: al momento, la stazione non perde più aria. Tuttavia, tamponare il problema non significa averlo risolto. Le preoccupazioni per la tenuta strutturale dell’intero segmento rimangono pressanti. Per minimizzare i rischi, le agenzie adottano un approccio estremamente conservativo. Quando il vestibolo PrK non viene utilizzato per l’attracco di veicoli cargo come i Progress, viene sigillato e mantenuto a pressione ridotta. Quando invece i portelloni devono essere aperti, i membri dell’equipaggio non russi restano confinati nel segmento statunitense della stazione per precauzione. Nonostante la collaborazione, le tensioni non mancano. Secondo Cabana, NASA e Roscosmos non riescono a trovare un consenso unanime sulla reale gravità delle conseguenze legate a queste crepe. Ad alimentare i timori statunitensi c’è anche il mancato rispetto, in alcune occasioni, di un protocollo firmato nell’agosto del 2025 che imponeva di abbassare la pressione del PrK nei periodi di inattività.
Oltre le crepe: ritardi, imprevisti e l’orizzonte del 2030
La commissione congiunta si trova a dover gestire un quadro logistico particolarmente complesso, in cui il problema di Zvezda è solo un tassello. Tra le criticità affrontate di recente figurano i ritardi nei lanci dei veicoli di rifornimento Progress, causati dai danni subiti da una piattaforma di lancio a Baikonur lo scorso novembre, e il rientro anticipato della missione Crew-11 a causa di un’emergenza medica che ha coinvolto un astronauta.
A complicare ulteriormente l’agenda c’è l’incertezza legata al CST-100 Starliner di Boeing. Dopo i problemi ai propulsori riscontrati durante il volo di prova con equipaggio, la navetta è in attesa di certificazione, un ritardo che sta causando un effetto domino sui programmi di addestramento e sulle rotazioni degli equipaggi. La commissione ha esplicitamente richiesto alla NASA di fornire a Roscosmos report aggiornati sulla sicurezza prima del prossimo volo della capsula.
Sullo sfondo, incombe l’ombra del pensionamento della ISS. Mentre si valutano le opzioni per il deorbiting controllato della stazione – inclusi piani di riserva nel caso in cui il veicolo statunitense designato per la manovra non fosse pronto – la scadenza si avvicina. La NASA pianifica ufficialmente il ritiro per il 2030, sebbene vi siano spinte politiche per estendere le operazioni fino al 2032. Una cosa è certa: il comitato direttivo multilaterale esige che una decisione definitiva sull’estensione o sulla dismissione della Stazione venga presa entro la fine del 2026, un passo fondamentale per poter avviare per tempo i necessari iter governativi e gli appalti.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?