Crisi del jet fuel in Europa: l’allarme dell’ad di Eni tra dipendenza energetica e tensioni globali

Dalla chiusura delle raffinerie alla guerra in Iran, l’Europa scopre la fragilità del proprio sistema energetico

L’Europa si trova oggi a fare i conti con una fragilità strutturale nel settore energetico, emersa con forza nel comparto del jet fuel. A lanciare l’allarme è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, intervenuto durante un evento organizzato dalla Lega presso Palazzo Rospigliosi. Le sue parole evidenziano una criticità che affonda le radici nelle politiche energetiche degli ultimi decenni: “L’Europa ha un problema di jet fuel. Consuma 60 milioni di tonnellate e ne importa circa il 35%” perché “negli ultimi 18 anni abbiamo chiuso 36 raffinerie perché si è detto che petrolio e gas non servono” e ora “non abbiamo capacità di raffinazione in Europa” e “siamo arrivati alla situazione che o hai la capacità di produrre quello che ti serve o rischi. Nel jet fuel l’Italia consuma 5-6 milioni di tonnellate e ne importa come l’Ue, 35%”.

La guerra in Iran e l’effetto sui mercati energetici

A rendere ancora più complesso il quadro è la guerra in corso in Iran, che sta influenzando profondamente i mercati energetici globali. Il Medio Oriente rappresenta uno snodo fondamentale per la produzione e il transito di petrolio e derivati, e ogni tensione nell’area si riflette immediatamente sui prezzi e sulla disponibilità delle risorse. Il conflitto iraniano ha già generato incertezza sulle rotte commerciali e timori per possibili interruzioni nelle forniture, aggravando la posizione di paesi importatori come quelli europei.

In questo contesto, la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di jet fuel diventa ancora più rischiosa. La crisi energetica non è più solo una questione economica, ma assume una dimensione geopolitica sempre più evidente. Le parole di Descalzi si inseriscono dunque in uno scenario globale in cui sicurezza energetica e stabilità internazionale sono strettamente intrecciate, e dove le decisioni prese negli anni passati mostrano oggi tutte le loro conseguenze.

Il rischio, come sottolineato implicitamente da Descalzi, è che senza un ripensamento delle politiche industriali ed energetiche, l’Europa continui a esporsi a shock esterni difficili da controllare. La sfida sarà costruire un sistema energetico resiliente, capace di coniugare sostenibilità, indipendenza e sicurezza.