Negli ultimi trenta giorni il mercato globale del gas naturale liquefatto ha registrato uno shock senza precedenti dalla crisi pandemica del 2020. Le importazioni asiatiche di GNL sono infatti scese sotto le 600.000 tonnellate nella media mobile mensile, segnando il livello più basso da oltre quattro anni. Questo crollo riflette una contrazione drastica dell’offerta, causata direttamente dall’escalation della guerra tra Iran e le potenze occidentali, che ha destabilizzato l’intero Medio Oriente. I dati di tracciamento marittimo indicano un rallentamento generalizzato delle spedizioni verso i principali hub asiatici, con effetti immediati su prezzi e disponibilità. La situazione è aggravata dal fatto che molti carichi sono stati cancellati o deviati, mentre le compagnie energetiche affrontano crescenti rischi logistici e assicurativi. L’Asia, fortemente dipendente dal GNL, si trova così in una condizione di vulnerabilità energetica simile a quella vissuta durante la pandemia.
Lo Stretto di Hormuz e il blocco delle forniture
Il nodo centrale della crisi è rappresentato dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un terzo del commercio mondiale di GNL. Le tensioni militari legate alla guerra in corso con l’Iran hanno reso l’area impraticabile per molte navi metaniere, interrompendo completamente le esportazioni da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Questa situazione ha creato un effetto domino sull’intero sistema energetico globale, con l’offerta che si è improvvisamente contratta mentre la domanda rimane elevata. Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha ulteriormente peggiorato il quadro, rendendo improbabile una riapertura rapida delle rotte. Le compagnie di navigazione, inoltre, stanno evitando l’area per timori legati alla sicurezza, contribuendo a un blocco quasi totale dei flussi energetici dal Golfo Persico verso l’Asia.
Gli attacchi a Ras Laffan e il colpo al Qatar
A complicare ulteriormente lo scenario sono stati gli attacchi missilistici iraniani contro il complesso industriale di Ras Laffan, il più grande hub di produzione di GNL al mondo. La compagnia statale QatarEnergy ha dichiarato la forza maggiore sui contratti, segnalando danni enormi alle infrastrutture e una perdita stimata di circa 20 miliardi di dollari l’anno. Le riparazioni potrebbero richiedere fino a cinque anni, rendendo strutturale la riduzione dell’offerta globale. Questo evento segna un punto di svolta nella guerra energetica legata al conflitto con l’Iran, trasformando un problema temporaneo in una crisi di lungo periodo. Anche nel caso di una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, la capacità produttiva del Qatar non sarebbe comunque in grado di tornare rapidamente ai livelli precedenti, lasciando un vuoto difficile da colmare nel mercato globale.
Prezzi alle stelle e nuova competizione globale
L’effetto combinato del blocco logistico e dei danni alle infrastrutture ha spinto i prezzi del GNL in Asia a quasi raddoppiare nel giro di poche settimane. Gli acquirenti asiatici, in particolare la Cina, stanno ora superando le offerte europee pur di garantirsi forniture spot, innescando una competizione sempre più aggressiva tra i due continenti. In Cina, l’impennata dei prezzi sta portando a una drastica riduzione delle importazioni, destinate a toccare i minimi degli ultimi otto anni. Pechino sta reagendo aumentando la produzione interna e intensificando l’uso dei gasdotti terrestri, riducendo la dipendenza dal GNL marittimo.
Tuttavia, queste misure non sono sufficienti a compensare completamente la perdita di forniture dal Medio Oriente. La guerra con l’Iran sta quindi ridisegnando le rotte energetiche globali, accelerando la transizione verso fonti alternative ma allo stesso tempo aumentando l’instabilità dei mercati nel breve termine.



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