Nelle prime ore del 24 aprile 2026, precisamente alle 00:46, un fenomeno astronomico di eccezionale bellezza ha tenuto con il fiato sospeso gli abitanti della Liguria e di gran parte del Nord Italia. Un bolide straordinariamente luminoso ha solcato il firmamento, trasformando il buio della notte in un bagliore azzurrino visibile da levante a ponente. La notizia, che ha fatto rapidamente il giro dei social media e delle testate giornalistiche, trova oggi una conferma scientifica rigorosa grazie al lavoro della rete PRISMA, coordinata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). L’evento non è stato solo un momento di meraviglia visiva, ma una preziosa occasione di studio che ha permesso di ricostruire con precisione millimetrica l’origine e la traiettoria di questo visitatore spaziale.
L’eccezionale luminosità e i primi avvistamenti del fenomeno
Il bolide ligure ha raggiunto una magnitudine apparente di circa -13, un valore che lo rende paragonabile alla luminosità della Luna piena. Questa potenza luminosa ha permesso che l’evento fosse osservato non solo lungo tutta la costa ligure, ma anche in Toscana, Piemonte e persino in Francia, con segnalazioni giunte da Marsiglia e Grenoble. A dare l’allarme e a segnalare per primi il fenomeno in visuale sono stati gli astrofili Valeria Gnarini e Lorenzo Natali. La loro tempestiva segnalazione è stata fondamentale per avviare immediatamente le procedure di verifica e l’incrocio tra le testimonianze dirette e i dati tecnici raccolti dalla strumentazione scientifica distribuita sul territorio.
Asteroide sì meteoriti no la verità scientifica sulla disintegrazione
Molti si sono chiesti se l’impatto con l’atmosfera potesse aver lasciato tracce tangibili al suolo. Tuttavia, la risposta degli esperti di Sorvegliati Spaziali è stata netta: “Bolide ligure: asteroide sì, meteoriti no“. Le analisi tecniche hanno infatti chiarito che l’oggetto è stato prodotto dall’ingresso in atmosfera di un corpo di natura asteroidale appartenente alla classe orbitale degli asteroidi Apollo. Entrato con una velocità di circa 30 km/s, il corpo si è completamente disintegrato a causa del fortissimo attrito e del calore generato dalla compressione dell’aria. Il bagliore si è estinto a circa 50 chilometri di quota, impedendo a qualsiasi frammento solido di raggiungere la superficie terrestre. È proprio questa dinamica che permette di fare una distinzione fondamentale: si parla di meteorite solo quando una parte del corpo sopravvive al passaggio atmosferico, cosa che in questo caso non è avvenuta.
Una cooperazione internazionale per tracciare l’orbita del bolide
La ricostruzione della traiettoria è stata possibile grazie a un’imponente architettura tecnologica che ha visto la collaborazione tra Italia e Francia. Il fenomeno è stato registrato da ben 12 postazioni scientifiche: 5 italiane appartenenti alla rete PRISMA e 7 francesi della rete FRIPON. Questo sforzo congiunto ha permesso di escludere definitivamente l’associazione del corpo con lo sciame meteorico delle Liridi. Sebbene il periodo coincidesse, le meteore delle Liridi viaggiano tipicamente a velocità molto più elevate, intorno ai 45 km/s, mentre il bolide del 24 aprile si muoveva più lentamente, confermando la sua origine indipendente come piccolo asteroide.
Il ruolo cruciale della camera PRISMA di Monte Viseggi
In questo scenario, un ruolo di primo piano è stato giocato dal Parco Scientifico di Monte Viseggi, situato a La Spezia. La camera all-sky installata presso la struttura, gestita dall’Istituto Culturale Astrofili Spezzini, ha documentato l’evento con estrema precisione. Questa strumentazione fa parte di una rete nazionale dedicata al monitoraggio continuo del cielo notturno, essenziale per calcolare l’orbita originaria dei corpi celesti. L’installazione di tale tecnologia è stata resa possibile grazie al sostegno di Superfici Scrl, azienda che ha investito nel valore scientifico del territorio spezzino. L’attività svolta dagli Astrofili Spezzini, che da quasi trent’anni studiano gli asteroidi, dimostra come il supporto del settore privato possa potenziare la ricerca e la sorveglianza dello spazio vicino alla Terra.
La sinergia tra ricerca professionale e osservazione amatoriale
L’evento del bolide ligure rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra diverse realtà possa produrre risultati di alto valore. L’integrazione tra l’osservazione amatoriale qualificata, rappresentata da figure come Valeria Gnarini e Lorenzo Natali, e il lavoro di analisi e divulgazione scientifica svolto da esperti come Daria Guidetti e Albino Carbognani dell’INAF, è la chiave per comprendere fenomeni complessi. Come sottolineato dal Presidente dell’Istituto Culturale Astrofili Spezzini, Luigi Sannino, questa rete di competenze trasforma un fenomeno luminoso di pochi secondi in un’importante occasione di studio dei piccoli corpi del Sistema Solare, arricchendo la nostra conoscenza dei processi fisici che regolano l’universo che ci circonda.




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