Nel mezzo della protratta crisi in Medio Oriente e della conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, l’India – terzo importatore mondiale di greggio – ha drasticamente rivisto la propria strategia di approvvigionamento energetico. A causa delle interruzioni nel traffico marittimo attraverso il canale strategico, che normalmente veicola una quota significativa delle forniture globali di petrolio, Nuova Delhi ha dovuto individuare alternative per evitare un deficit di carburante. Secondo dati di tracciamento delle navi e analisi del mercato, il Paese ha intensificato gli acquisti di petrolio russo e ha riattivato flussi di importazione da fornitori che non utilizzava da anni, tra cui Africa, Iran e Venezuela.
Record di importazioni di greggio russo
I dati di settore mostrano che le raffinerie indiane hanno importato volumi senza precedenti di petrolio russo nelle ultime settimane. A marzo le importazioni di greggio dalla Russia hanno raggiunto livelli molto più alti rispetto ai mesi precedenti, quasi raddoppiando rispetto ai livelli di gennaio e febbraio, con circa 1,98 milioni di barili al giorno secondo gli analisti di Kpler. Questa impennata è stata favorita da una deroga temporanea concessa dagli Stati Uniti al petrolio russo già in mare, consentendo l’arrivo di forniture che altrimenti sarebbero state soggette a rigidi dazi statunitensi. “Le importazioni sono aumentate rispetto al milione circa di barili al giorno registrati a gennaio e febbraio”, ha spiegato Nikhil Dubey, analista di Kpler, parlando con l’Afp. “Questo quasi raddoppio suggerisce che tale volume aggiuntivo sia stato probabilmente concordato a seguito della deroga alle sanzioni”.
Strategia di diversificazione delle importazioni
L’aumento delle importazioni di petrolio russo è solo una parte delle mosse messe in atto da Nuova Delhi. Per mitigare l’impatto della crisi, l’India ha ripristinato rapporti con fornitori africani e ha incrementato gli acquisti di greggio da paesi come Angola e altri produttori non mediorientali. Inoltre sono state riattivate forniture dall’Iran, con il primo possibile arrivo di petrolio iraniano verso il territorio indiano dopo anni di interruzione, grazie alle deroga delle sanzioni per carichi già in mare, e sono state riaffermate forniture anche da paesi come il Venezuela tramite operatori commerciali internazionali.
La forte dipendenza energetica dell’India rende la nazione particolarmente esposta a shock nei mercati internazionali. Normalmente circa la metà del greggio indiano transita attraverso lo Stretto di Hormuz, ma, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran il 28 febbraio e la conseguente interruzione del traffico attraverso il canale, quell’approvvigionamento è stato quasi del tutto sospeso. Questa situazione, insieme a riserve petrolifere modeste rispetto ad altri grandi consumatori globali, ha portato molti analisti a ritenere che l’India sia tra i paesi più vulnerabili a un improvviso aumento dei prezzi del petrolio, nonostante per ora il Paese stia riuscendo ad evitare carenze di benzina come quelle sperimentate da alcune nazioni vicine.
Impatto delle tensioni sul mercato energetico globale
Il contesto di mercato globale è stato gravemente disturbato dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente e dalla reazione dell’Iran al blocco di Hormuz. Secondo le analisi pubblicate di recente, il volume di traffico attraverso lo Stretto, un corridoio critico per gran parte del petrolio mondiale, è stato drasticamente ridotto, costringendo molte nazioni importatrici – tra cui l’India – a rivedere le proprie catene di approvvigionamento energetiche.
Questa riorganizzazione delle importazioni energetiche ha portato a un rimescolamento delle fonti di fornitura e a un aumento del ruolo della Russia e di altri paesi produttori nell’attuale mosaico delle importazioni indiane, ponendo nuove sfide geopolitiche ma anche urgenti considerazioni strategiche per garantire la sicurezza energetica nazionale.


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