Il mese di marzo ha fatto registrare temperature straordinarie negli Stati Uniti continentali, segnando il periodo più anomalo degli ultimi 132 anni di rilevazioni ufficiali. Secondo i dati federali analizzati in un approfondimento di Associated Press, la media termica ha raggiunto i 10,47°C, superando di ben 5,19°C la norma del ventesimo secolo e infrangendo il precedente record stabilito nel 2012. Questa ondata di calore persistente non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un trend che vede 6 dei 10 mesi più caldi della storia concentrati nell’ultimo decennio. Gli esperti osservano con attenzione questo fenomeno, poiché il periodo compreso tra l’aprile 2025 e il marzo 2026 è ufficialmente diventato l’anno più caldo mai registrato per gli USA continentali. Il dato appare ancora più significativo se si considera che le temperature massime diurne hanno superato di oltre 6°C la media stagionale, anticipando di fatto un clima tipicamente primaverile avanzato.
I numeri dell’anomalia
L’intensità del calore registrato negli Stati Uniti non ha riguardato solo le medie generali, ma ha polverizzato una quantità impressionante di record locali. Il meteorologo Guy Walton, analizzando i dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ha calcolato che sono stati infranti oltre 19.800 record giornalieri di temperatura in tutto il Paese. Di questi, più di 2.000 località hanno stabilito nuovi primati mensili, un evento statisticamente molto più raro e difficile da raggiungere. “Quello che abbiamo vissuto a marzo negli Stati Uniti non ha precedenti“, ha dichiarato ad Associated Press Shel Winkley, meteorologo di Climate Central. Winkley ha sottolineato come la preoccupazione degli esperti derivi non solo dal volume dei record, ma dal fatto che questi arrivino dopo quello che è stato l’inverno più caldo mai registrato e l’anno peggiore per l’innevamento.
Oltre al calore, la scarsità di precipitazioni sta delineando un quadro meteorologico complesso. Jeff Masters, meteorologo di Yale Climate Connections, ha evidenziato come il periodo da gennaio a marzo sia stato il più secco mai registrato per gli Stati Uniti contigui. Secondo Masters, questa combinazione di caldo record e siccità rappresenta una sfida significativa per la disponibilità idrica, l’agricoltura e i livelli dei fiumi necessari alla navigazione.
L’arrivo del “Super El Niño” e le prospettive per il 2027
Mentre gli scienziati analizzano i dati terrestri, lo sguardo si sposta sull’Oceano Pacifico, dove si sta preparando un fenomeno che potrebbe influenzare il clima globale nei mesi a venire. Sia la NOAA che il servizio europeo Copernicus prevedono la formazione di un “Super El Niño“, una fase di riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico centrale che potrebbe superare i 2°C oltre la norma. Questo fenomeno ciclico agisce rilasciando il calore immagazzinato negli oceani nell’atmosfera, ma con un certo ritardo temporale. Victor Gensini, professore di meteorologia alla Northern Illinois University, ha spiegato ad Associated Press che “un forte El Niño potrebbe plausibilmente spingere le temperature globali a nuovi livelli record verso la fine del 2026 e nel 2027“.
L’interazione tra la variabilità naturale e il riscaldamento globale sembra inoltre modificare l’intensità di questi eventi. Jonathan Overpeck, scienziato del clima dell’Università del Michigan, ha affermato che “il riscaldamento globale sta potenziando gli El Niño e il riscaldamento atmosferico che essi determinano“. Sebbene El Niño possa aiutare a mitigare la siccità in alcune aree degli Stati Uniti sud-occidentali e ridurre l’attività degli uragani nell’Atlantico, la sua versione “super” è spesso associata a cambiamenti nei regimi climatici che possono persistere per anni, come già osservato dopo l’evento del 2015-2016.


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