Stretto di Hormuz, non solo petrolio: l’Europa teme carenze su chimica, fertilizzanti, motori e persino zafferano

Un report di S&P Global segnala 20 prodotti per cui l’Europa mostra un’elevata dipendenza dalle importazioni dal Medio Oriente. Il rischio non riguarda solo il greggio: tra le merci più esposte ci sono motori a reazione, cicloesano, polipropilene, polietilene, fertilizzanti, prodotti chimici e zafferano

Il petrolio resta il prodotto di importazione più strategico e prezioso in arrivo dallo Stretto di Hormuz verso l’Europa. Ma non è l’unico bene capace di esporre il Vecchio Continente a possibili carenze di scorte. Il conflitto in Medio Oriente riporta al centro dell’attenzione la fragilità delle catene di approvvigionamento europee, che non dipendono soltanto dall’energia, ma anche da una serie di merci cruciali per l’industria e per alcuni consumi quotidiani. Greggio, fertilizzanti e prodotti chimici sono tra le merci preziose la cui eventuale carenza preoccupa le Cancellerie europee. Tuttavia, il quadro è più ampio: l’Europa risulta esposta anche su beni meno determinanti per la tenuta economica complessiva, ma comunque indicativi della profondità delle interconnessioni del commercio globale, dai motori allo zafferano.

S&P Global: individuati 20 prodotti vulnerabili per l’Europa

A evidenziare queste vulnerabilità è un report di S&P Global, che analizza l’impatto del conflitto sull’economia dell’Unione europea e sulle sue importazioni dal Medio Oriente. Nel documento si legge: “sebbene l’Europa non dipenda esclusivamente dallo Stretto di Hormuz per le importazioni energetiche, esistono altre vulnerabilità. La nostra analisi dei dati Un Comtrade individua 20 prodotti per i quali l’Europa presenta un’elevata dipendenza dalle importazioni dal Medio Oriente”. Il punto centrale, dunque, è che lo Stretto di Hormuz non rappresenta soltanto una rotta energetica. La sua instabilità può colpire comparti industriali diversi, aumentando il rischio di ritardi, rincari e difficoltà di reperimento per materie prime e beni intermedi essenziali.

Motori a reazione dall’Arabia Saudita: la dipendenza più alta

Tra i prodotti con la quota di importazione più elevata dal Medio Oriente spiccano i motori a reazione. Secondo l’analisi citata, l’88% dei motori a reazione in entrata nell’Unione europea proviene dall’Arabia Saudita, esclusi i turbogetto. Si tratta di componenti utilizzati nell’industria dell’aerospazio, della difesa e dell’aeronautica, settori strategici per l’Europa. La notizia è rilevante perché mostra come la vulnerabilità europea non sia limitata ai carburanti o all’energia, ma tocchi anche filiere industriali ad alto valore aggiunto.

Tra le esposizioni più sorprendenti figura anche quella dello zafferano. L’87% dello zafferano importato in Europa arriva infatti dall’Iran. La spezia viene utilizzata da sola, ma anche nella preparazione di numerosi prodotti processati. Per i consumatori italiani, il riferimento più immediato è il risotto alla milanese, ma il dato ha un significato più ampio: anche beni apparentemente marginali possono rivelare quanto le catene commerciali europee siano legate ad aree geopoliticamente instabili.

Macchine industriali, cicloesano e chimica: le filiere più esposte

Il report segnala anche una forte dipendenza dalle importazioni di macchine industriali per il lavaggio, lo sbiancamento e la tintura dei tessuti, utilizzate nel settore tessile. In questo caso, il 77% delle importazioni europee arriva dall’Arabia Saudita. Tra le merci maggiormente esposte alla guerra compare inoltre il cicloesano, con una quota del 62%. Si tratta di un prodotto utilizzato nell’industria petrolchimica europea, nelle materie plastiche e nelle fibre sintetiche, con applicazioni che vanno dalle vernici agli imballaggi fino ai tessuti in nylon.

Lo stesso discorso riguarda il polipropilene e il polietilene, materiali alla base di numerose produzioni industriali e manifatturiere. Una loro scarsità potrebbe generare effetti a catena su più comparti produttivi.

Arabia Saudita fornitore chiave, ma resta il rischio dell’anello debole

S&P Global sottolinea che la centralità dell’Arabia Saudita può rappresentare, almeno in parte, un elemento di rassicurazione, perché il Paese può effettuare spedizioni anche attraverso il Mar Rosso. Nel report si legge: “è in qualche modo rassicurante che l’Arabia Saudita sia spesso il principale – e talvolta l’unico – fornitore europeo dal Medio Oriente per diversi prodotti, poiché può anche effettuare spedizioni attraverso il Mar Rosso. Tuttavia, anche se i valori delle importazioni riportati dai media appaiono modesti rispetto alla scala industriale dell’Europa, le catene di approvvigionamento sono resilienti solo quando è resiliente anche il loro anello più debole”.

Il messaggio è chiaro: anche quando i volumi economici appaiono contenuti rispetto alla dimensione complessiva dell’industria europea, un’interruzione mirata può comunque creare strozzature. La resilienza delle catene di approvvigionamento dipende infatti dalla capacità di tenuta dei segmenti più fragili.

Prezzi sotto pressione, ma nessuno scenario come la crisi energetica del 2022

L’agenzia di rating osserva che gli effetti del conflitto si stanno già trasmettendo ai prezzi. Secondo S&P Global, “le famiglie e le imprese europee stanno già avvertendo la pressione sui prezzi causata dal conflitto in Medio Oriente, sebbene le perturbazioni dovute al conflitto non abbiano ancora provocato uno scenario simile alla crisi energetica del 2022”.

Il riferimento alla crisi energetica del 2022 serve a delimitare la portata dell’attuale fase: al momento non si parla di uno shock generalizzato, ma di un insieme di pressioni che potrebbero intensificarsi se il conflitto dovesse incidere più pesantemente sui flussi commerciali.

Effetti su crescita e tassi di interesse: l’allarme per il medio termine

Il report mette in guardia anche dagli effetti indiretti sull’economia europea. S&P Global avverte: “a fronte dell’intensificarsi degli effetti diretti derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia, gli effetti indiretti si ripercuoteranno sempre più sull’economia europea, con implicazioni per la crescita economica a medio termine e i tassi di interesse”.

La combinazione tra prezzi dell’energia, tensioni commerciali e possibili difficoltà di approvvigionamento rischia quindi di pesare sulla crescita economica europea e sulle decisioni relative ai tassi di interesse. Pur escludendo in questa fase “uno shock generalizzato”, l’analisi richiama l’attenzione sui rischi di carenze di altri beni importati.

Commercio globale e vulnerabilità europee

La lezione principale del report è che l’Europa resta inserita in una rete commerciale complessa, in cui anche beni apparentemente secondari possono diventare indicatori di fragilità. Lo Stretto di Hormuz resta cruciale per il petrolio, ma il rischio più ampio riguarda l’intero sistema di importazioni dal Medio Oriente.

Dai fertilizzanti ai prodotti chimici, dai motori a reazione allo zafferano iraniano, la possibile penuria di merci non sempre decisive mostra quanto l’economia europea sia esposta agli squilibri geopolitici. Per le Cancellerie europee, il tema non è soltanto energetico: è industriale, commerciale e strategico.